Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 20060 del 06/03/2018


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 20060 Anno 2018
Presidente: SARNO GIULIO
Relatore: CERRONI CLAUDIO

SENTENZA

sul ricorso proposto da
Bellandi Mauro, nato a Brescia il 14/08/1980

avverso l’ordinanza del 01/09/2017 del Tribunale di Brescia

visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Claudio Cerroni;
lette le richieste del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore
generale Pietro Molino, che ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso

RITENUTO IN FATTO

1. Con ordinanza del 1. settembre 2017 il Giudice per le indagini preliminari
del Tribunale di Brescia ha convalidato il provvedimento impositivo a carico di
Mauro Bellandi, consistente nell’obbligo di presentarsi per otto anni ai Carabinieri
di Castenedolo in coincidenza con ogni incontro, comunque secondo le modalità
ivi stabilite, della compagine calcistica del Brescia.
2. Avverso il provvedimento l’interessato ha proposto, tramite il difensore,
ricorso per casIs.azione formulando tre motivi di impugnazione.

Data Udienza: 06/03/2018

2.1. Il ricorrente ha dedotto in primo luogo violazione di legge in relazione
all’art. 6, comma 3, della legge 13 dicembre 1989, n. 401, stante l’eccessiva
compressione del tempo di difesa.
In particolare, il ricorrente ha osservato che il provvedimento di convalida
era intervenuto anteriormente al decorso del termine di 48 ore dalla notificazione
del decreto impositivo del Questore, così da non consentire il compiuto esercizio
delle facoltà difensive. In ogni caso non vi era certezza sul rispetto del termine in
questione.
2.2. Col secondo motivo il ricorrente ha dedotto il difetto di motivazione in

misura, atteso che al riguardo né il Questore né il Giudice per le indagini
preliminari avevano osservato alcunché, mentre l’avviso dell’avvio del
procedimento amministrativo era incompatibile con le ragioni di necessità e di
urgenza.
2.3. Col terzo motivo il ricorrente ha lamentato che l’ordinanza impugnata
nulla aveva motivato in ordine alla durata del provvedimento, determinata in
otto anni laddove la forbice, trattandosi di soggetto cd. recidivo, era fissata
nell’intervallo tra cinque e otto anni.
3. Il Procuratore generale ha concluso per il rigetto del ricorso.

CONSIDERATO IN DIRITTO

4. Il ricorso è infondato.
4.1. In relazione al primo motivo, e per quanto di interesse stante l’oggetto
della censura, il ricorrente ha osservato che il provvedimento del Questore gli
era stato notificato il 30 agosto 2017 alle ore 1,45, mentre il Giudice per le
indagini preliminari aveva provveduto alla convalida il 1. settembre 2017 ad
orario imprecisato, “molto probabilmente all’interno delle 48 ore dalla notifica del
Daspo al prevenuto”. Sì che “non vi è certezza sul rispetto da parte del GIP del
termine minimo di 48 a favore della difesa del ricorrente”.
Al riguardo, in primo luogo il ricorrente ha altresì assunto che la notifica era
avvenuta rectius alle ore 11,45, ma in proposito non è stata allegata spiegazione
di sorta in ordine al preteso spostamento dell’orario dell’incombente (tanto più
che lo stesso provvedimento impugnato reca in premessa appunto l’orario delle
1,45, quale momento di notificazione del provvedimento questorile). In secondo
luogo è vero che il provvedimento di convalida impugnato non reca alcuna
indicazione oraria, quanto all’avvenuto deposito.
Ciò posto, è causa di inefficacia l’indicazione della data ma non dell’ora di
deposito di un provvedimento soggetto a termine “orario” di decadenza, ove non
risulti, diversamente dagli atti, la possibilità di affermare che detto termine sia

merito alle ragioni di necessità ed urgenza tali da giustificare l’adozione della

stato rispettato (Sez. 3, n. 20772 del 15/04/2010, Frioni, Rv. 247606). In
specie, la convalida di per sé non era soggetta a decadenza (quantomeno in
relazione ai profili azionati nel ricorso), ma al contrario non poteva intervenire
“prima” di un determinato orario.
E’ noto, infatti, che deve essere annullata senza rinvio l’ordinanza di
convalida del provvedimento del Questore, impositivo dell’obbligo di
presentazione all’autorità di polizia, intervenuta “prima” del decorso del termine
a difesa di quarantotto ore, decorrente dalla notifica di detto provvedimento

presentazione del sottoposto (Sez. 3, n. 8678 del 04/02/2016, La Marca, Rv.
266769).
In conseguenza, pertanto, e fermo restando di necessità l’orario di
notificazione alle ore 1,45 del 30 agosto 2017, la convalida è intervenuta nel
rispetto delle 48 ore del termine a difesa, atteso che il deposito in cancelleria
nella giornata del 1. settembre 2017, incombente che dà giuridica contezza al
provvedimento, non può che essere successivo a detto termine (né risulta
neppure allegata la circostanza di un orario “notturno” di apertura della
cancelleria).
4.2. Per quanto riguarda il secondo motivo di censura proposto, la Corte
ricorda, in linea generale, che i presupposti della convalida del provvedimento
del Questore, impositivo dell’obbligo di presentazione ad un ufficio o comando di
polizia in occasione dello svolgimento di manifestazioni sportive, sono: a) le
ragioni di necessità ed urgenza che hanno indotto il Questore ad adottare il
provvedimento; b) la pericolosità concreta ed attuale del soggetto; c)
l’attribuibilità al medesimo delle condotte addebitate e la loro riconducibilità alle
ipotesi previste dall’art. 6, legge 13 dicembre 1989, n. 401; d) la congruità della
durata della misura (ad es. Sez. 3, n. 20789 del 15/04/2010, Beani, Rv.
247186).
Al riguardo, invero, la prescrizione imposta dal Questore deve qualificarsi

all’interessato, con conseguente decadenza della misura dell’obbligo di

come “misura di prevenzione” (diretta in particolare ad evitare la consumazione
di reati attinenti alla tutela dell’ordine pubblico in occasione di manifestazioni di
carattere sportivo da parte di soggetti che, per precedenti condotte, siano
ritenuti socialmente pericolosi), che – come tutti i provvedimenti provvisori
restrittivi della libertà che l’autorità di polizia può adottare a norma dell’art. 13,
terzo comma, Cost. – deve avere natura necessariamente “servente” rispetto
all’intervento di competenza dell’autorità giudiziaria, da identificarsi nel controllo
di legalità devoluto al giudice della convalida. In tale ricostruzione, solo l’atto
motivato dell’autorità giudiziaria viene a costituire il provvedimento idoneo a
incidere definitivamente sulla posizione soggettiva della persona, mentre quello
dell’autorità di polizia, in quanto servente, non può che avere “effetti anticipatori
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e preparatori”. La convalida, quindi, non può che rivestire la natura di “pieno
controllo di legalità sull’esistenza dei presupposti legittimanti l’adozione del
provvedimento da parte dell’autorità amministrativa, compresi quelli che la
natura di misura di prevenzione richiede”, non differenziandosi, nella sostanza,
da quello previsto per altri provvedimenti provvisori attribuiti alla competenza
dell’autorità amministrativa (quale in particolare quello avente ad oggetto
l’arresto operato dalla polizia).
4.2.1. Ciò posto, è altresì vero al riguardo che la motivazione dell’ordinanza

dell’obbligo di presentazione ad un ufficio o comando di polizia, deve riguardare,
in ordine ai requisiti della necessità e dell’urgenza, non gli episodi che hanno
determinato l’adozione della misura, ma l’attualità o la prossimità temporale di
competizioni sportive (Sez. 3, n. 23305 del 28/01/2016, Califano, Rv. 267294).
In coerenza, quindi, è stato osservato che, in tema di motivazione dell’ordinanza
di convalida del provvedimento con cui il Questore, ai sensi dell’art. 6, comma
secondo, della legge n. 401 del 1989, imponga l’obbligo di presentazione ad un
ufficio o comando di polizia durante lo svolgimento di manifestazioni sportive,
incombe sul destinatario, che intenda contestare la sussistenza delle ragioni di
necessità ed urgenza, l’onere di provare che detto provvedimento ha avuto in
concreto esecuzione prima dell’intervento del magistrato, essendo la necessità di
motivazione in ordine al requisito dell’urgenza del provvedimento circoscritta al
verificarsi di tale sola ipotesi (da ult., Sez. 3, n. 28219 del 28/01/2016, Ragnoli,
Rv. 267256).
In proposito, è stato invero chiarito che, se il motivo del ricorso concerne la
mancanza della motivazione in ordine al requisito dell’urgenza, è il ricorrente che
deve dare la prova della limitazione della libertà subita, ossia deve provare che il
provvedimento ha avuto in concreto esecuzione prima dell’intervento del
magistrato, deve cioè provare il proprio interesse al ricorso: infatti se il
provvedimento ha esecuzione dopo la convalida del magistrato, l’interessato non
ha motivo di dolersi per la mancata motivazione sull’urgenza (così Sez. 3, n.
22256 del 06/05/2008, Dal Prà, Rv. 240244).
4.2.2. Al riguardo, nulla il ricorrente ha invece inteso specificare o
concretamente dedurre.
4.3. In relazione infine al terzo motivo di ricorso, va condiviso – nei termini
che seguono – il parere del Procuratore generale circa la complessiva sufficienza
della motivazione addotta.
Vero è che risulta imposto un obbligo particolarmente gravoso all’odierno
ricorrente, ma in proposito non vi è specifica contestazione in ordine al fatto che
nei confronti dell’interessato è intervenuta

“l’adozione… di svariati Daspo”,

circostanza che già imponeva l’applicazione, quanto alla determinazione
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di convalida del provvedimento del questore, impositivo del divieto di accesso e

temporale dell’obbligo di presentazione all’autorità dì polizia, di una “forbice”
assai elevata a norma dell’art. 6, comma 5, della legge 401 cit..
Oltre a ciò, il provvedimento impugnato ha altresì espressamente dato atto
della giustificazione in ordine all’adozione del provvedimento, anche quindi sotto
l’aspetto quantitativo, in esito alla dettagliata ricostruzione dell’attiva
partecipazione dell’odierno ricorrente, sostenitore della squadra dì calcio del
Brescia, alla rissa con i tifosi di altra formazione calcistica in occasione di una
partita amichevole di mera preparazione alla stagione sportiva (come si può
desumere anche dalla data del 22 luglio 2017, in cui sono avvenuti gli scontri in

territorio comunale di Palazzolo sull’Oglio, sede dell’incontro). In particolare,
l’odierno ricorrente – ed anche in proposito non vi è contestazione specifica – è
stato riconosciuto da appartenenti alla Polizia di Stato nell’atto di impugnare una
cintura con la quale percuoteva i tifosi avversari, ed in proposito la circostanza
risultava confermata anche dai fotogrammi estrapolati dai filmati relativi agli
scontri. Tutto ciò, secondo il Giudice della convalida, giustificava appunto la
complessiva adozione del provvedimento nei termini siccome fissati.
4.3.1. Ciò posto, è stata invero ripetutamente ritenuta legittima la
motivazione

per relationem

dell’ordinanza di convalida del provvedimento

assunto dal questore, con il quale si vieta all’interessato l’accesso ai luoghi in cui
si svolgono manifestazioni sportive, allorché in essa si effettui il richiamo all’atto
impugnato ed alla richiesta del pubblico ministero (ex plurimis, Sez. 3, n. 23958
del 04/03/2014, Valeri, Rv. 259657), con indicazione della positiva revisione del
percorso logico che ha indotto ad emettere il provvedimento convalidato (Sez.
3, n. 3645 del 09/10/2013, dep. 2014, Mannocci, Rv. 259178). Ed in specie vi è
il richiamo alla richiesta di convalida del Pubblico Ministero; sussiste l’indiscussa
adesione alla ricostruzione fattuale della vicenda in tutta la sua gravità oggettiva
e soggettiva dati anche i precedenti dell’interessato; in esito a tale
compenetrazione, pertanto, vi è saldatura tra provvedimento impugnato e quello
oggetto di convalida, consentendo un adeguato riscontro del percorso logicogiuridico seguito dall’autorità amministrativa nel disporre la misura. Sì che la
disposta convalida si è posta in coerente conclusione con l’iter amministrativo e
con la conseguente richiesta del Pubblico Ministero.
4.4. Non vi sono pertanto ragioni per censurare il provvedimento impugnato
alla stregua delle complessive considerazioni che precedono.
5. Al rigetto del ricorso consegue la condanna del ricorrente al pagamento
delle spese processuali.

P.Q.M.
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Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali.

Così deciso in Roma il 06/03/2018

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