Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 20052 del 11/04/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 20052 Anno 2018
Presidente: PALLA STEFANO
Relatore: CATENA ROSSELLA

ORDINANZA
sui ricorsi proposti da:
IORGA PAUL nato il 06/07/1989
BUMBAR JENO JOSIF nato il 07/03/1972

avverso la sentenza del 15/11/2016 della CORTE APPELLO di TORINO
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere ROSSELLA CATENA;

Data Udienza: 11/04/2018

Fatto e diritto
Con sentenza del 15/11/2016 la Corte d’Appello di Torino, in riforma della
sentenza di primo grado, con cui Iorga Paul, Bumbar Jeno Josif erano stati
condannati a pena di giustizia per i reati di cui agli artt. 416 cod. pen., e per
numerose fattispecie di furto pluriaggravato, riduceva la pena inflitta ai predetti
imputati.
Nell’interesse degli imputati è stato proposto ricorso per cassazione, con il quale
si lamentano, per lo Iorga, violazione di legge e vizio di motivazione in
riferimento alla partecipazione del predetto all’associazione a delinquere, nonché

presupposto per l’applicazione della misura di sicurezza; per il Bunnbar violazione
di legge e vizio di motivazione in riferimento alla determinazione della pena, alla
mancata applicazione delle circostanze attenuanti generiche con giudizio di
prevalenza, alla determinazione degli aumenti per la continuazione.
Osserva . il Collegio che in realtà, le censure per lo Iorga aspirano ad una
rivalutazione del compendio probatorio preclusa in questa sede.
Secondo il costante insegnamento di questa Corte, esula dai poteri del giudice di
legittimità quello di una “rilettura” degli elementi di fatto posti a fondamento
della decisione, la cui valutazione è, in via esclusiva, riservata al giudice di
merito, senza che possa integrare il vizio di legittimità la mera prospettazione di
una diversa, e per il ricorrente più adeguata, valutazione delle risultanze
processuali (per tutte: Sez. Un., 30/4-2/7/1997, n. 6402, Dessimone, riv.
207944; tra le più recenti: Sez. 4, n. 4842 del 02/12/2003 – 06/02/2004, Elia,
Rv. 229369). Nel caso in esame la sentenza impugnata – con motivazione esente
da censure logiche – ha ricordato come l’attività delittuosa posta in essere dagli
imputati – tra cui gli odierni ricorrenti – fosse dimostrativa della sussistenza di un
accordo criminoso stabile, alla luce degli elementi emersi dalle intercettazioni
telefoniche, da controlli di P.G., dalle modalità operative specifiche e dalla
tipologia dei furti commessa.
Il motivo proposti tende, appunto, ad ottenere una inammissibile ricostruzione
dei fatti mediante criteri di valutazione diversi da quelli adottati dal giudice di
merito, il quale, con motivazione esente da vizi logici e giuridici, ha esplicitato le
ragioni del suo convincimento.
La novella codicistica, introdotta con la L. del 20 febbraip 2006, n. 46 ,che ha
riconosciuto la possibilità di deduzione del vizio di motivazione anche con il
riferimento ad atti processuali specificamente indicati nei motivi di
impugnazione, non ha mutato la natura del giudizio di cassazione, che rimane
pur sempre un giudizio di legittimità, sicché gli atti eventualmente indicati, che
devono essere specificamente allegati per soddisfare il requisito di

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in riferimento alla determinazione della pena ed alla pericolosità sociale

autosufficienza del ricorso, devono contenere elementi processualmente
acquisiti, di natura certa ed obiettivamente incontrovertibili, che possano essere
considerati decisivi in rapporto esclusivo alla motivazione del provvedimento
impugnato e nell’ambito di una valutazione unitaria, e devono pertanto essere
tali da inficiare la struttura logica del provvedimento stesso. Resta, comunque,
esclusa la possibilità di una nuova valutazione delle risultanze acquisite, da
contrapporre a quella effettuata dal giudice di merito, attraverso una diversa
lettura, sia pure anch’essa logica, dei dati processuali o una diversa ricostruzione
storica dei fatti o un diverso giudizio di rilevanza o attendibilità delle fonti di

E’ stato ulteriormente precisato che la modifica dell’art. 606 lett. e) cod. proc.
pen., per effetto della legge n. 46 del 2006, non consente alla Cassazione di
sovrapporre la propria valutazione a quella già effettuata dai giudici di merito
mentre comporta che la rispondenza delle dette valutazioni alle acquisizioni
processuali può essere dedotta nella specie del cosiddetto travisamento della
prova, a condizione che siano indicati in maniera specifica e puntuale gli atti
rilevanti e sempre che la contraddittorietà della motivazione rispetto ad essi sia
percepibile “ictu oculi”, dovendo il sindacato di legittimità al riguardo essere
limitato ai rilievi di macroscopica evidenza, senza che siano apprezzabili le
minime incongruenze. (Sez. 4, n. 20245 del 28/04/2006, Francia, Rv. 234099)
Inoltre, il vizio del travisamento della prova, per utilizzazione di un’informazione
inesistente nel materiale processuale o per omessa valutazione di una prova
decisiva, può essere dedotto con il ricorso per cassazione quando la decisione
impugnata abbia riformato quella di primo grado, non potendo, nel caso di
cosiddetta “doppia conforme”, essere superato il limite costituito dal devolutum
con recuperi in sede di legittimità, salvo il caso in cui il giudice d’appello, per
rispondere alle critiche contenute nei motivi di gravame, abbia richiamato dati
probatori non esaminati dal primo giudice (Sez. 4, n. 19710 del 03/02/2009,
P.C. in proc. Buraschi, Rv. 243636; Sez. 2, n. 47035 del 03/10/2013, Giugliano,
Rv. 257499; Sez. 4, n. 4060 del 12/12/2013 – 29/01/2014, Capuzzi, Rv.
258438).
Quanto al trattamento sanzionatorio, relativamente ad entrambi gli imputati, va
ricordato che la graduazione della pena, anche in relazione agli aumenti ed alle
diminuzioni previsti per le circostanze aggravanti ed attenuanti, rientra nella
discrezionalità del giudice di merito, che la esercita, così come per fissare la pena
base, in aderenza ai principi enunciati negli artt. 132 e 133 cod. pen.; ne
discende che è inammissibile la censura che, nel giudizio di cassazione, miri ad
una nuova valutazione della congruità della pena la cui determinazione non sia
frutto di mero arbitrio o di ragionamento illogico (Sez. 5, n. 5582 del 30/09/2013

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prova.

- 04/02/2014, Ferrario, Rv. 259142), ciò che – nel caso di specie – non ricorre.
Invero, una specifica e dettagliata motivazione in ordine alla quantità di pena
irrogata, specie in relazione alle diminuzioni o aumenti per circostanze, è
necessaria soltanto se la pena sia di gran lunga superiore alla misura media di
quella edittale, potendo altrimenti essere sufficienti a dare conto dell’impiego dei
criteri di cui all’art. 133 cod. pen. le espressioni del tipo: “pena congrua”, “pena
equa” o “congruo aumento”, come pure il richiamo alla gravità del reato o alla
capacità a delinquere (Sez. 2, n. 36245 del 26/06/2009, Denaro, Rv. 245596).
Nel caso in esame la sentenza ha ridotto la pena nei confronti di entrambi gli

prossimità del massimo edittale, in considerazione della gravità delle condotte e
del danno subito dalle persone offese; detta motivazione, all’evidenza,
implicitamente rende ragione anche della esclusione delle circostanze attenuanti
generiche.
Quanto, infine, alla valutazione della pericolosità sociale dello Iorga, ai fini
dell’applicazione della misura di sicurezza della libertà vigilata, la sentenza ha
motivato la sussistenza della stessa ala luce dell’elevato numero di furti
commessi, con motivazione del tutto immune da censure logiche, anche alla luce
della complessiva valutazione della gravità delle condotte illustrate in riferimento
alla determinazione della pena.
Alla inammissibilità dei ricorsi consegue ex art. 616 cod. proc. pen., la condanna
di ciascun ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in
favore della cassa delle ammende che, in ragione delle questioni dedotte, si
stima equo determinare in euro 2.000,00.

P.Q.M.
Dichiara inammissibilt. ii’ ricorso, e condanna ciascun ricorrente al pagamento
delle spese processuali e della somma di euro 2.000,00 in favore della Cassa
delle Ammende.
Così deciso in Roma, il 11 aprile 2018
Il Componente estensore

Il Presidente

imputati, osservando che in ogni caso, detta pena dovesse essere parametrata in

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