Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 19976 del 11/04/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 19976 Anno 2018
Presidente: PALLA STEFANO
Relatore: PISTORELLI LUCA

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
PULZETTI CLAUDIO nato il 30/08/1982 a RIMINI

avverso l’ordinanza del 29/11/2016 della CORTE APPELLO di BOLOGNA
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere LUCA PISTORELLI;

Data Udienza: 11/04/2018

osserva
1.Con la sentenza indicata in epigrafe, la Corte di Appello di Bologna, previa esclusione della
contestata aggravante dei futili motivi, confermava la condanna di Pulzetti Claudio per il reato
di lesioni volontarie pluriaggravate dall’uso di un’arma e dalla premeditazione, nonché per la
contravvenzione di porto senza giustificato motivo di oggetto atto ad offendere.

3. Il ricorso é inammissibile. Per il consolidato insegnamento di questa Corte, elementi
costitutivi della circostanza aggravante della premeditazione sono un apprezzabile intervallo
temporale tra l’insorgenza del proposito criminoso e l’attuazione di esso, tale da consentire una
ponderata riflessione circa l’opportunità del recesso (elemento di natura cronologica) e la
ferma risoluzione criminosa perdurante senza soluzioni di continuità nell’animo dell’agente fino
alla commissione del crimine (elemento di natura ideologica) (Sez. Un., n. 337/09 del 18
dicembre 2008, Antonucci e altri, Rv. 241575). Si è peraltro avuto modo di precisare che la
consistenza dell’intervallo di tempo apprezzabile fra l’insorgenza e l’attuazione del proposito
criminoso non può essere in astratto rigidamente quantificata, ma deve risultare in concreto
sufficiente a far riflettere l’agente sulla decisione presa ed a consentire il prevalere dei motivi
inibitori su quelli a delinquere (Sez. 1, n. 7970 del 6 febbraio 2007, P.G. in proc. Francavilla,
Rv. 236243). In tal senso, anche volendo ritenere generico il riferimento operato ad un
“avvenimento non recente” che avrebbe originato il disegno criminoso, la sentenza comunque
si è attenuta ai suindicati principi, evidenziando in maniera logica come necessariamente
l’intenzione di aggredire la vittima sia sorta in un momento antecedente alla fissazione
dell’appuntamento con la stessa e sia rimasta intatta per tutto il tempo servito all’imputato per
raggiungere il luogo dell’appuntamento ed anche oltre, visto che il Pulzetti, non soddisfatto dei
danni provocati nell’occasione, ha successivamente raggiunto il Manna in ospedale e qui lo ha
nuovamente ferito ed ancora inseguito con l’evidente scopo di colpirlo nuovamente. Per contro
le obiezioni del ricorrente sul punto si risolvono in censure di merito (come quelle
sull’inidoneità del luogo prescelto per l’incontro con la vittima, peraltro frutto di meri
paralogismi), che non possono formare oggetto del sindacato in sede di legittimità perché
propongono in sostanza una diversa ricostruzione dei fatti fondata su di una soggettivamente
orientata interpretazione e valutazione del significato del compendio probatorio di riferimento
ovvero si traducono nella meramente assertiva affermazione della non apprezzabilità
dell’intervallo temporale. Per nulla contraddittoria è invece la pronunzia impugnata laddove
sostiene che l’imputato si fosse mosso da casa per discutere della omessa restituzione di un
credito, atteso che la Corte territoriale ha logicamente evidenziato come questa fosse
l’intenzione apparente, servita per adescare il Manna, giacchè egli in realtà lasciò l’abitazione
armato ed appena incontrata la persona offesa l’aggredì immediatamente, rivelando in tal
modo quale fosse il suo effettivo disegno. Conseguentemente si rivelano manifestamente
infondate anche le censure svolte con il secondo motivo di ricorso in merito al denegato
riconoscimento delle attenuanti generiche, argomentate dal ricorrente proprio sul presupposto
dell’insussistenza della premeditazione. Peraltro in proposito deve evidenziarsi che, anche
qualora questa venisse esclusa, non per questo non avrebbero cittadinanza le considerazioni
svolte dal giudice dell’appello sull’intensità del dolo dell’imputato, inferita logicamente dalla
peculiare dinamica plurifasica dell’azione criminosa, mentre a legittimare la decisione sul punto
comunque sarebbe sufficiente il riferimento operato in sentenza ai plurimi precedenti del
Pulzetti.
4. Alla inammissibilità del ricorso consegue, ex articolo 616 c.p.p., la condanna del ricorrente
al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende
che, in ragione delle questioni dedotte, si stima equo determinare in euro 2.000,00.

Per questi motivi

2. Propone ricorso per cassazione l’imputato deducendo errata applicazione della legge penale
e vizi della motivazione in ordine alla configurabilità dell’aggravante della premeditazione e al
mancato riconoscimento delle attenuanti generiche.

dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del
procedimento ed al pagamento a favore della Cassa delle ammende della somma di euro
2.000,00.

Il Consigli

c(n
r

1 ap ile 2018

estensore

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