Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 19971 del 11/04/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 19971 Anno 2018
Presidente: PALLA STEFANO
Relatore: PISTORELLI LUCA

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
D’ANGELI DANILO nato il 28/10/1983 a AVEZZANO

avverso la sentenza del 03/02/2016 della CORTE APPELLO di L’AQUILA
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere LUCA PISTORELLI;

Data Udienza: 11/04/2018

osserva
1. Con la sentenza indicata in epigrafe, la Corte di Appello di L’Aquila confermava la condanna
di D’Angeli Danilo per il delitto di lesioni gravi aggravate.

3. Il ricorso è inammissibile.
3.1 Generiche sono le censure in punto di valutazione del compendio probatorio di riferimento,
che si traducono nella denunzia di plurimi travisamenti di prove dichiarative, delle quali il
ricorrente riporta però solo brani selezionati non consentendo a questa Corte di apprezzare il
vizio prospettato, ovvero in soggettive interpretazioni del loro significato probatorio,
dimenticando di contestare innanzi tutto la principale fonte dell’accusa valorizzata nella
motivazione della sentenza – e cioè la persona offesa – e le considerazioni svolte dalla Corte
territoriale in merito alla natura delle lesioni certificate. Parimenti generica è la confutazione
delle ragioni per le quali il giudice dell’appello ha ritenuto inattendibili i testimoni della difesa,
tenuto conto altresì del fatto come sia sostanzialmente una mera congettura l’affermata
impossibilità per quelli dell’accusa di vedere quanto accadeva all’esterno del locale dal suo
interno.
3.2 Secondo il consolidato insegnamento di questa Corte le circostanze attenuanti generiche
hanno lo scopo di estendere le possibilità di adeguamento della pena in senso favorevole
all’imputato in considerazione di altrimenti non codificabili situazioni e circostanze che
effettivamente incidano sull’apprezzamento dell’entità del reato e della capacità a delinquere
del suo autore. In tal senso la necessità di tale adeguamento non può mai essere data per
scontata o per presunta, avendo il giudice l’obbligo, quando ne affermi la sussistenza, di
fornire apposita e specifica motivazione idonea a fare emergere gli elementi atti a giustificare
la mitigazione del trattamento sanzionatorio (ex multis Sez. 3, n. 19639 del 27 gennaio 2012,
Gallo e altri, Rv. 252900; Sez. 5, n. 7562 del 17/01/2013 – dep. 15/02/2013, P.G. in proc. La
Selva, Rv. 254716). Ed è in questa cornice che devono essere inseriti gli ulteriori principi per
cui la concessione o meno delle attenuanti generiche rientra nell’ambito di un giudizio di fatto
rimesso alla discrezionalità del giudice, il cui esercizio deve essere motivato nei soli limiti atti a
far emergere in misura sufficiente la sua valutazione circa l’adeguamento della pena alla
gravità effettiva del reato ed alla personalità del reo, anche quindi limitandosi a prendere in
esame, tra gli elementi indicati dall’art. 133 c.p., quello che ritiene prevalente ed atto a
determinare o meno il riconoscimento del beneficio (Sez. 6 n. 41365 del 28 ottobre 2010,
Straface, Rv. 248737; Sez. 2, n. 3609 del 18 gennaio 2011, Sermone e altri, Rv. 249163).
3.3 Attenendosi a tali consolidati principi il provvedimento impugnato ha dunque
legittimamente rigettato la concessione delle attenuanti generiche in ragione della ritenuta
gravità dei fatti accertati (rimanendo ugualmente legittima la valutazione sull’inconsistenza del
movente ai fini di cui all’art. 133 c.p. anche in difetto della contestazione di una specifica
aggravante) e dei precedenti penali dell’imputato. Motivazioni queste che il ricorrente ha solo
assertivamente confutato.
3.3 Parimenti generiche sono poi le doglianze avanzate in punto di commisurazione della pena,
che allo stesso modo non si confrontato con l’apparato giustificativo della sentenza, del tutto
adeguato anche tenendo conto del contenuto scostamento dai limiti edittali di pena applicabili
nel caso concreto.
4. Segue, a norma dell’articolo 616 c.p.p., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese
del procedimento ed al pagamento a favore della Cassa delle Ammende, non emergendo
ragioni di esonero, della somma di euro 2000,00 (duemila/00) a titolo di sanzione pecuniaria.

1

2. Propone ricorso per cassazione l’imputato, deducendo violazione di legge e vizi della
motivazione del provvedimento impugnato in relazione alla valutazione della prova di
responsabilità, alla commisurazione della pena ed al denegato riconoscimento delle attenuanti
generiche.

Per questi motivi
dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del
procedimento ed al pagamento a favore della Cassa delle ammende della somma di euro
2000,00 (duemila/00).

Così deciso in R

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