Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 19955 del 11/04/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 19955 Anno 2018
Presidente: PALLA STEFANO
Relatore: SCARLINI ENRICO VITTORIO STANISLAO

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
CINTURA DOMENICO nato il 18/08/1991 a PALERMO

avverso la sentenza del 30/11/2016 della CORTE APPELLO di PALERMO
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere ENRICO VITTORIO STANISLAO
SCARLINI;

Data Udienza: 11/04/2018

RITENUTO IN FATTO

1 – La Corte di appello di Palermo, con la sentenza impugnata, in parziale
riforma della sentenza del locale Tribunale, rideterminava la pena inflitta a
Domenico Cintura, confermandone la responsabilità per il delitto di furto
ascrittogli.
2 – Propone ricorso l’imputato, con il proprio difensore, lamentando:
– con il primo motivo, la violazione di legge ed il vizio di motivazione in

querela quale rappresentate della ditta danneggiata;
– con il secondo motivo, la violazione di legge ed il difetto di motivazione per
la non ritenuta inattendibilità delle dichiarazioni della persona offesa;
– con il terzo motivo, la violazione di legge ed il difetto di motivazione in
relazione alla mancata irrogazione della pena nei minimi edittali.

CONSIDERATO IN DIRITTO

Il ricorso è inammissibile.
1 – Il primo ed il secondo motivo sono interamente versati in fatto e, invece,
esula dai poteri di questa Corte la “rilettura” degli elementi di fatto posti a
fondamento della decisione, la cui valutazione è, in via esclusiva, riservata al
giudice di merito, senza che possa integrare il vizio di legittimità la mera
prospettazione di una diversa, e per il ricorrente più adeguata, valutazione delle
risultanze processuali (per tutte: Sez. Un., 30/4-2/7/1997, n. 6402, Dessimone,
Rv. 207944; tra le più recenti: Sez. 4, n. 4842 del 02/12/2003 – 06/02/2004,
Elia, Rv. 229369).
La prima censura non era stata neppure proposta con i motivi di appello,
nemmeno nel caso in cui si fosse esclusa la circostanza aggravante che
comportava la procedibilità d’ufficio. Peraltro non vi è motivo di dubitare della
affermazione della denunciante che aveva dichiarato di essere la legale
rappresentante della società alla quale erano stati sottratti i beni.
Né era emersa la ragione per la quale la medesima avrebbe dovuto
falsamente ricostruire l’accaduto.
2 – Il terzo motivo è manifestamente infondato perché la graduazione della
pena, anche in relazione agli aumenti ed alle diminuzioni previsti per le
circostanze aggravanti ed attenuanti, rientra nella discrezionalità del giudice di
merito, che la esercita, così come per fissare la pena base, in aderenza ai principi
enunciati negli artt. 132 e 133 cod. pen.; ne discende che è inammissibile la
censura che, nel giudizio di cassazione, miri ad una nuova valutazione della
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quanto non si era raccolta la prova che la denunciante fosse titolare del diritto di

congruità della pena la cui determinazione non sia frutto di mero arbitrio o di
ragionamento illogico (Sez. 5, n. 5582 del 30/09/2013 – 04/02/2014, Ferrario,
Rv. 259142), ciò che – nel caso di specie – non ricorre. Invero, una specifica e
dettagliata motivazione in ordine alla quantità di pena irrogata, specie in
relazione alle diminuzioni o aumenti per circostanze, è necessaria soltanto se la
pena sia di gran lunga superiore alla misura media di quella edittale, potendo
altrimenti essere sufficienti a dare conto dell’impiego dei criteri di cui all’art. 133
cod. pen. le espressioni del tipo: “pena congrua”, “pena equa” o “congruo

delinquere (Sez. 2, n. 36245 del 26/06/2009, Denaro, Rv. 245596).
3 – All’inammissibilità del ricorso segue la condanna del ricorrente al
pagamento delle spese processuali e, versando il medesimo in colpa, anche della
somma di euro 2.000 a favore della Cassa delle ammende.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese del procedimento e della somma di euro 2.000 a favore della Cassa delle
ammende.
Così deciso, in Roma 1’11 aprile 2018.
Il Consigliere estensore
Enrico Vittorio Stanislao Scarlini

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aumento”, come pure il richiamo alla gravità del reato o alla capacità a

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