Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 19928 del 23/03/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 19928 Anno 2018
Presidente: SAVANI PIERO
Relatore: MENGONI ENRICO

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
LANDUCCI WALTER nato il 07/01/1974 a ROMA

avverso la sentenza del 15/06/2017 della CORTE APPELLO di ROMA
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere ENRICO MENGONI;

Data Udienza: 23/03/2018

RITENUTO IN FATTO

1. Con sentenza del 15/6/2017, la Corte di appello di Roma confermava la
pronuncia emessa il 17/10/2016 dal locale Tribunale, con la quale Walter
Landucci era stato dichiarato colpevole del delitto di cui all’art. 73, comma 5,
d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, e condannato alla pena di un anno, quattro mesi
di reclusione e 2.000,00 euro di multa.
2. Propone ricorso per cassazione l’imputato, a mezzo del proprio difensore,

il trattamento sanzionatorio con argomento contraddittorio, ossia prima
condividendo il ragionamento del primo Giudice (che aveva applicato 1 anno, 4
mesi di reclusione e 2.000,00 euro di multa), quindi ritenendo congrua una pena
più bassa (1 anno, 2 mesi, 12 giorni di reclusione e 2.700,00 euro di multa).
CONSIDERATO IN DIRITTO
3. Il gravame risulta manifestamente infondato.
Osserva il Collegio, infatti, che non sussiste affatto la dedotta contraddizione
argomentativa in punto di pena irrogata; la Corte di appello, in particolare, ha
condiviso tanto la sanzione base dalla quale aveva mosso il primo Giudice (1
anno, 2 mesi, 12 giorni di reclusione e 2.700,00 euro), quanto l’aumento per la
contestata recidiva e la riduzione per il rito abbreviato prescelto. Sì da pervenire,
dunque, allo stesso trattamento disposto dal Tribunale, che, pertanto, sfugge del
tutto alla censura in questa sede proposta.
4. Il ricorso, pertanto, deve essere dichiarato inammissibile. Alla luce della
sentenza 13 giugno 2000, n. 186, della Corte costituzionale e rilevato che, nella
fattispecie, non sussistono elementi per ritenere che «la parte abbia proposto il
ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa di
inammissibilità», alla declaratoria dell’inammissibilità medesima consegue, a
norma dell’art. 616 cod. proc. pen., l’onere delle spese del procedimento nonché
quello del versamento della somma, in favore della Cassa delle ammende,
equitativamente fissata in euro 3.000,00.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di Euro 3.000,00 in favore della Cassa delle
ammende.
Così deciso in Roma, il 23 marzo 2018
Il C

•!liere estensore

Il Preside e

chiedendo l’annullamento della decisione. La Corte di merito avrebbe individuato

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