Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 19927 del 23/03/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 19927 Anno 2018
Presidente: SAVANI PIERO
Relatore: MENGONI ENRICO

ORDINANZA
sui ricorsi proposti da:
ABDRRAZK SOUFI nato il 29/05/1990
DIOP KHADIM nato il 28/10/1976

avverso la sentenza del 03/11/2017 della CORTE APPELLO di BOLOGNA
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere ENRICO MENGONI;

Data Udienza: 23/03/2018

RITENUTO IN FATTO

1. Con sentenza del 3/11/2017, la Corte di appello di Bologna confermava la
pronuncia emessa dal locale Tribunale il 26/10/2016, con la quale Abdrrazak
Soufi e Diop Khadim erano stati giudicati colpevoli del delitto di cui agli artt. 110
cod. pen., 73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, e condannati alle pene di
cui al dispositivo.
2. Propongono congiunto ricorso per cassazione i due imputati, a mezzo del

avrebbe confermato un trattamento sanzionatorio eccessivo ed in contrasto con
la scarsissima offensività del fatto, così come non avrebbe speso alcun
argomento quanto alle richieste circostanze attenuanti generiche.

CONSIDERATO IN DIRITTO

3. I gravami risultano manifestamente infondati.
Con riguardo, innanzitutto, alle circostanze attenuanti generiche, basti qui
osservare che, quanto all’Abdrrazak, le stesse erano state già riconosciute in
primo grado, e, quanto all’altro, non hanno costituito oggetto di domanda in
sede di appello (meramente menzionate nel corpo del motivo, sono state poi
escluse dalle conclusioni).
Sì da non potersi configurare l’omessa motivazione lamentata con i gravami
in esame.
4. In ordine, poi, al trattamento sanzionatorio, questo è stato determinato in
primo grado, e confermato dalla Corte di merito, con adeguato argomento,
fondato su concreti elementi e qui non censurabile; in particolare, è stato
evidenziato che la condotta “descrive una certa professionalità delinquenziale,
con suddivisione di ruoli tra materiale detentore della droga e procacciatore dei
clienti”. Ancora, la sentenza ha sottolineato che, “come correttamente indicato
dal giudice di prime cure, vi è ragione di credere, anche alla luce dei precedenti
penali e delle numerose denunce per analoghi reati del Diop, che i due soggetti
siano inseriti nel contesto dello spaccio da strada e che dallo stesso ricavino fonti
per il loro sostentamento, non essendovi prova di un’occupazione lavorativa
stabile ed essendo entrambi clandestini sul territorio nazionale”.
5. I ricorsi, pertanto, debbono essere dichiarati inammissibili. Alla luce della
sentenza 13 giugno 2000, n. 186, della Corte costituzionale e rilevato che, nella
fattispecie, non sussistono elementi per ritenere che «la parte abbia proposto il
ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa di
inammissibilità», alla declaratoria dell’inammissibilità medesima consegue, a

proprio difensore, chiedendo l’annullamento della decisione. La Corte di appello

norma dell’art. 616 cod. proc. pen. ed a carico di ciascun ricorrente, l’onere delle
spese del procedimento nonché quello del versamento della somma, in favore
della Cassa delle ammende, equitativamente fissata in euro 3.000,00.

P.Q.M.

Dichiara inammissibili i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle
spese processuali e ciascuno al versamento della somma di Euro 3.000,00 in

Così deciso in Roma, il 23 marzo 2018

nsigliere estensore

Il Presid

favore della Cassa delle ammende.

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