Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 19892 del 23/03/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 19892 Anno 2018
Presidente: SAVANI PIERO
Relatore: MENGONI ENRICO

ORDINANZA
sui ricorsi proposti da:
CAPUTO CIRO nato il 13/05/1982 a NAPOLI
MARTINELLI SALVATORE nato il 19/02/1967 a NAPOLI

avverso la sentenza del 29/05/2017 della CORTE APPELLO di NAPOLI
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere ENRICO MENGONI;

Data Udienza: 23/03/2018

RITENUTO IN FATTO

1. Con sentenza del 29/5/2017, la Corte di appello di Napoli confermava la
pronuncia emessa il 21/9/2016 dal Giudice per le indagini preliminari del
Tribunale di Napoli Nord, con la quale Gennaro Finizio, Ciro Caputo, Salvatore
Martinelli ed Italia Lovisi erano stati giudicati colpevoli del delitto di cui agli artt.
110 cod. pen., 73, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, e condannati alle pene di cui
alla rubrica.

del proprio difensore, chiedendo l’annullamento della pronuncia. La Corte di
appello avrebbe errato nel negare natura di reato più grave – nell’ambito della
riconosciuta continuazione – alla condotta concernente le cosiddette droghe
leggere, quel che invero costituirebbe naturale conseguenza della sentenza n. 32
del 2014 della Corte costituzionale.

CONSIDERATO IN DIRITTO

3. I ricorsi sono manifestamente infondati.
Osserva la Corte, infatti, che la sentenza impugnata, al pari di quella di
primo grado, non ha riconosciuto affatto il vincolo della continuazione ex art. 81
cpv. cod. pen., ma ha affermato la responsabilità degli imputati in relazione alla
contestuale detenzione (a fine di spaccio) di plurime sostanze stupefacenti,
riferibili tanto al primo quanto al quarto comma dell’art. 73, d.P.R. n. 309 del
1990 contestato. Un’unica condotta, quindi. Ciò, con decisione corretta e non
censurabile, in adesione al condiviso indirizzo giurisprudenziale in forza del
quale, in materia di reati concernenti le stesse sostanze, in presenza di più
condotte riconducibili a quelle descritte dall’art. 73 del d.P.R n.309 del 1990,
quando unico è il fatto concreto che integra contestualmente più azioni tipiche
alternative, le condotte illecite minori perdono la loro individualità e vengono
assorbite nell’ipotesi più grave; quando invece le differenti azioni tipiche sono
distinte sul piano ontologico, cronologico e psicologico, esse costituiscono distinti
reati concorrenti materialmente (tra le altre, Sez. 6, n. 22549 del 28/3/2017,
Ghitti, Rv. 270266).
4. I ricorsi, pertanto, debbono essere dichiarati inammissibili. Alla luce della
sentenza 13 giugno 2000, n. 186, della Corte costituzionale e rilevato che, nella
fattispecie, non sussistono elementi per ritenere che «la parte abbia proposto il
ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa di
inammissibilità», alla declaratoria dell’inammissibilità medesima consegue, a
norma dell’art. 616 cod. proc. pen. ed a carico di ciascun ricorrente, l’onere delle

2. Propongono congiunto ricorso per cassazione Caputo e Martinelli, a mezzo

spese del procedimento nonché quello del versamento della somma, in favore
della Cassa delle ammende, equitativamente fissata in euro 3.000,00.

P.Q.M.

Dichiara inammissibili i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle
spese processuali e ciascuno al versamento della somma di Euro 3.000,00 in

Così deciso in Roma, il 23 marzo 2018

Il Presidente

favore della Cassa delle ammende.

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