Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 19865 del 19/04/2018


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 19865 Anno 2018
Presidente: SARNO GIULIO
Relatore: MAGI RAFFAELLO

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
STAGNO ANTONINO nato il 16/02/1981 a CATANIA

avverso l’ordinanza del 22/02/2017 del TRIB. SORVEGLIANZA di CATANIA
sentita la relazione svolta dal Consigliere RAFFAELLO MAGI;
lette/sentite le conclusioni del PG

Data Udienza: 19/04/2018

IN FATTO E IN DIRITTO
1. Il Tribunale di Sorveglianza di Catania, con provvedimento emesso in data 22 febbraio
2017 ha disposto, nei confronti di Stagno Antonino, la revoca della misura alternativa
dell’affidamento in prova al servizio sociale.
1.1 In

fatto, Stagno Antonino era stato ammesso alla misura alternativa con

provvedimento del 27 aprile 2016 (in riferimento a decreto di cumulo con pena pari ad
anni uno, mesi otto e giorni ventitre di reclusione).

avvenuti nel 2014 (ordinanza di custodia in carcere, oggetto di successiva attenuazione
da parte del Tribunale del Riesame, che applicava gli arresti domiciliari in data 28
novembre 2016).
1.2 Il Tribunale, ciò premesso, ritiene di individuare la ragione della revoca nella
avvenuta emersione (nel procedimento penale) di gravi indizi di colpevolezza per un fatto
(cessione di stupefacenti aggravata dalla finalità mafiosa) che se conosciuto alla data di
emissione della ordinanza ammissiva avrebbe, di certo, precluso la possibilità di
applicazione della misura alternativa.
Si ritiene, in altri termini, rivalutabile la prognosi favorevole circa l’assenza di concreta
pericolosità sociale (formulata all’epoca dell’ammissione) in virtù della sopravvenienza del
titolo cautelare.

2. Avverso detta ordinanza ha proposto ricorso per cassazione – a mezzo del difensore Stagno Antonino.
2.1 D ricorso articola deduzione in tema di erronea applicazione della disciplina
regolatrice e vizio di motivazione.
Si evidenzia, quanto ai contenuti argomentativi, che il Tribunale non ha valutato che
l’applicazione degli arresti domiciliari – da parte del Tribunale del Riesame – è derivata
dalla esclusione dell’aggravante della finalità di agevolazione mafiosa, aspetto che
avrebbe consentito di ridimensionare la valenza delle nuove emergenze fattuali a carico.
Inoltre, si evidenzia che l’ipotesi di reato si riferisce a condotte che sarebbero avvenute
nel 2014, il che esclude l’applicabilità delle disposizioni dettate dal legislatore in tema di
revoca della misura alternativa.
La revoca, in tesi difensiva, può avvenire esclusivamente per fatti sopravvenuti e non per
fatti antecedenti rispetto al momento della ammissione.
Non sarebbe stata valutata, ancora, la perfetta osservanza delle prescrizioni e l’adesione
al programma di risocializzazione manifestata dallo Stagno sino al momento della revoca,
nè il Tribunale di Sorveglianza ha realizzato una autonoma ricostruzione dei profili fattuali
emersi nel procedimento penale che ha dato luogo alla emissione del titolo.

2

In data 10 novembre 2016 Stagno era stato raggiunto da titolo cautelare per fatti

3. Il ricorso è fondato, per le ragioni che seguon o.
3.1 Vanno realizzate alcune brevi premesse, con ricognizione del quadro normativo
incidente sul tema in diritto.
Una volta emesso, il provvedimento di

applicazione della misura alternativa

dell’affidamento in prova è suscettibile di revoca (o cessazione anticipata), secondo le
previsioni di legge, in tre casi :
a) qualora il comportamento del soggetto, contrario alla legge o alle prescrizioni dettate,
appaia incompatibile con la prosecuzione della prova (art. 47 comma 11 ord.pen.) ;

pena detentiva che comporti il superamento dei limiti di pena previsti per l’accesso alla
misura (art. 51 bis ord.pen.);
c) quando, nel caso che precede, la entità della pena sopravvenuta renda possibile la
prosecuzione dell’affidamento ma il Magistrato di Sorveglianza ritenga non più
sussistente (alla luce della sopravvenienza) il complessivo giudizio di affidabilità
formulato in sede di ammissione (art. 51 bis ord.pen.).
Come può notarsi, l’ipotesi della sopravvenienza di un titolo cautelare relativo a fatti
avvenuti, in ipotesi, prima della emissione dell’ordinanza ammissiva non è
espressamente prevista come causa di revocabilità dell’affidamento.
Da un lato, infatti, il legislatore prende in esame le condotte del soggetto già sottoposto
all’affidamento (art. 47 comma 11), ove siano ritenute indicative di un ‘fallimento’ del
percorso rieducativo; dall’altro limita espressamente la revocabilità – per i fatti
antecedenti – alla sopravvenienza dì un titolo di esecuzione della pena detentiva (art. 51
bis).
3.2 Da ciò è derivata la linea interpretativa – più volte espressa da questa Corte di
legittimità – per cui l’avvenuta notifica di un titolo cautelare, nei confronti dell’affidato,
per fatti antecedenti l’emissione dell’ordinanza applicativa della misura alternativa, non
può comportare la revoca ‘automatica’ della medesima (di recente, Sez. I n. 14827 del
21.3.2012,

Tortora,

rv

252273) dovendosi ritenere esclusivamente possibile una

valutazione, in concreto, di sopravvenuta «incompatibilità» tra l’esecuzione
dell’affidamento in prova e le caratteristiche del titolo cautelare in co-esecuzione.
In altre parole, non essendo espressamente prevista dal legislatore la generale possibilità
di rivalutazione dei contenuti della decisione ammissiva, ma essendo previste singole e
specifiche ipotesi di «incidenza» di fatti sopravvenuti, è da ritenersi che le condotte prese
in esame in un titolo cautelare – se antecedenti l’ammissione alla misura alternativa siano valutabili esclusivamente lì dove abbiano dato luogo alla formazione di un titolo
esecutivo, nelle forme e con gli effetti di cui all’art. 51 bis ord.pen. .
Ciò non esdude, tuttavia, che lì dove il titolo cautelare – per la condizione di fatto che
determina – renda impossibile la prosecuzione dell’affidamento, la misura alternativa

3

b) quando, in corso di attuazione della misura sopravviene un titolo di esecuzione di altra

R–ì1

vada interrotta, posto che in tal caso non viene introdotta una ipotesi ‘aggiuntiva’ di
revoca rispetto a quelle previste espressamente dalla legge (da ritenersi tassative, posto
che la revoca della misura alternativa è provvedimento con connotati afflittivi, il che
porta l’interprete ad ancorare ogni intervento al principio di tassatività), quanto realizzata
una verifica concreta circa la possibilità o meno di prosecuzione della prova.
3.3 A tali principi in diritto non si è attenuto il Tribunale di Sorveglianza nel caso in
esame.
La ragione fondante la revoca è infatti individuata – erroneamente, per quanto si è detto

comma 2 ord.pen., lì dove appare possibile esclusivamente porre in essere la valutazione
di compatibilità o meno tra le caratteristiche concrete dell’intervento cautelare (per come
lo stesso si presenta al momento della decisione da parte del Tribunale di Sorveglianza) e
la prosecuzione della misura alternativa.
Ne deriva l’annullamento del provvedimento impugnato, con rinvio per nuovo esame al
Tribunale di Sorveglianza di Catania.

P.Q.M.

Annulla l’ordinanza impugnata con rinvio al Tribunale di Sorveglianza di Catania.

Così deciso il 19 aprile 2018

– nella possibile riformulazione (ora per allora) del giudizio di idoneità di cui all’art. 47

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