Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 19818 del 14/03/2014

Penale Sent. Sez. 7 Num. 19818 Anno 2014
Presidente: SQUASSONI CLAUDIA
Relatore: AMORESANO SILVIO

ORDINANZA—

sul ricorso proposto da:
A.A.
avverso la sentenza n. 2171/2013 CORTE APPELLO di TORINO, del
14/06/2013
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. SILVIO AMORESANO;

Data Udienza: 14/03/2014

1) Con sentenza in data 14.6.2013 la Corte di Appello di Torino confermava la sentenza
del Tribunale di Torino, in composizione monocratica, resa il 17.1.2013, con la quale
A.A., previo riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche ed
applicata la diminuente per il rito abbreviato, era stato condannato alla pena di anni 2,
mesi 8 di reclusione ed euro 15.000,00 di multa per il reato di cui agli artt. 110 c.p.,
73 DPR 309/90.
2) Ricorre per cassazione l’imputato, a mezzo del difensore, denunciando la
inosservanza dell’art.114 c.p. e la illogicità della motivazione.
Con memoria, depositata in data 25.2.2014, si chiede di vagliare la tenuta dell’impianto
motivazionale della sentenza impugnata alla luce della sentenza della Corte
Costituzionale del 12.2.2014.
3) Correttamente la Corte territoriale ha ritenuto che non fosse configurabile la
circostanza attenuante di cui all’art.114 c.p., dal momento che l’imputato aveva svolto
un ruolo essenziale per la realizzazione del reato.
Invero, secondo la giurisprudenza assolutamente prevalente di questa Corte, cui il
Collegio ritiene di aderire, “In tema di concorso nel reato la circostanza attenuante
della partecipazione di minima importanza si applica nei casi in cui il ruolo di taluno dei
concorrenti, o nella fase preparatoria o in quella esecutiva, abbia avuto un’efficacia
eziologica del tutto marginale nella causazione dell’evento, nel senso che il reato
sarebbe stato ugualmente compiuto anche senza l’attività del correo ” (cfr. ex multis
Cass. Sez. 2 n.18582 del 7.4.2009; Cass. Sez. 2 n.6922 del 26.1.2011).
4) Va, invece, quanto alla determinazione della pena, tenuto conto della sentenza della
Corte Costituzionale (n.32/2014, depositata il 25.2.2014), che ha dichiarato
l’illegittimità costituzionale degli artt.4 bis e 4 vicies ter del D.L.30.12.2005 n.272,
convertito, con modificazioni, dall’art.1, comma 1, della L. 21.2.2006 n. 49, perché
adottati in assenza dei presupposti per il legittimo esercizio del potere legislativo di
conversione.
Ai fini sanzionatori le sostanze stupefacenti o psicotrope originariamente previste
dalle tabelle 2 e 4 erano state parificate a quelle di cui alle tabelle 1 e 3.
Sicché, per le prime, la pena da 2 a 6 anni di reclusione e della multa da euro 5.164,00
ad euro 77.568,00 era stata elevata a quella da 6 a 20 anni di reclusione e da
26.000,00 a 260.000,00 euro di multa.
4.1) A seguito della declaratoria di illegittimità costituzionale delle norme che
avevano modificato l’art.73 DPR 309/90 nei termini sopra ricordati, torna ad
applicarsi la disciplina di cui al DPR cit. nella formulazione precedente, non essendosi
validamente verificato l’effetto abrogativo.
Nella fattispecie in esame risulta contestata la detenzione a fini di spaccio di
sostanza stupefacente del tipo marijuana e la Corte territoriale, nel rigettare i motivi
di appello sul trattamento sanzionatorio, ha evidenziato che il Tribunale era partito
dal minimo edittale (anni 6 di reclusione), corrispondente però al massimo edittale

OSSERVA

previsto della normativa originaria, della quale, come si è visto, non si è verificato
l’effetto abrogativo.
5) La sentenza impugnata va, pertanto, annullata, con rinvio ad altra sezione della
Corte di Appello di Torino per la determinazione della pena.
P. Q. M.
Annulla la sentenza impugnata con rinvio ad altra sezione della Corte di Appello di
Torino limitatamente alla determinazione della pena. Dichiara inammissibile il ricorso
nel resto.
Così deciso in Roma il 14.3.2014

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