Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 19759 del 21/03/2018

Penale Sent. Sez. 2 Num. 19759 Anno 2018
Presidente: DAVIGO PIERCAMILLO
Relatore: DI PISA FABIO

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
R.L. parte offesa nel procedimento
ci

E.Y.
H.J.
avverso l’ordinanza del 09/06/2016 del GIP TRIBUNALE di TERNI
sentita la relazione svolta dal Consigliere FABIO DI PISA;
lette le conclusioni del PG il quale ha chiesto dichiararsi la inammissibilità del ricorso.

RITENUTO IN FATTO

1. L’ Avv. R.L., persona offesa nel procedimento a carico di
E.Y. e H.J. indagati per il reato di cui all’ art. 646 cod. pen. ha proposto,
personalmente, ricorso per cassazione avverso l’ ordinanza di archiviazione emessa dal Giudice
delle Indagini Preliminari del Tribunale di Terni in data 13/06/2016 per difetto di rituale querela
lamentando, con un unico motivo, che il giudice aveva errato nel ritenere che la firma apposta
all’ atto di querela non sarebbe stata autenticata sicchè la stessa doveva ritenersi
inammissibile.

1

Data Udienza: 21/03/2018

Ha dedotto, in particolare, che poiché la querela era stata proposta da esso avvocato
che aveva specificato di averla presentata in tale veste ed era rappresentato e difeso da sè
stesso il provvedimento impugnato doveva essere ritenuto abnorme ovvero nullo per
violazione del contraddittorio.
1.2. Il Sostituto Procuratore Generale ha depositato in data 21/02/2018 requisitoria
scritta con la quale ha chiesto dichiararsi l’ inammissibilità del ricorso rilevando che, secondo la
giurisprudenza pacifica della Suprema Corte, l’ ordinanza di archiviazione è impugnabile
soltanto nei limiti fissati dall’ art. 409 cod. proc. pen. e che, per altro verso, il ricorso doveva

rilevando che lo stesso avesse il titolo di difensore iscritto all’ albo, ed in tale senso ha
richiamato Cass. n. 7472/2017.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso deve ritenersi inammissibile per le ragioni appresso specificate.

2. Deve, in primo luogo, osservarsi che l’ inammissibilità del ricorso discende dalla
circostanza che lo stesso è stato avanzato dalla parte personalmente, Avv. R.L.,
e non a mezzo di procuratore speciale iscritto all’ Albo dei Cassazionisti.
Va premesso che, secondo quanto statuito dalle Sezioni Unite (vedi sentenza n. 47473
del 27/09/2007 – dep. 20/12/2007, Lo Mauro, Rv. 23785401) il ricorso per cassazione,
proposto avverso il provvedimento di archiviazione nell’interesse della persona offesa dal
reato, deve essere sottoscritto, a pena di inammissibilità, da difensore iscritto nell’albo dei
patrocinanti dinanzi alle giurisdizioni superiori, che sia stato nominato mediante dichiarazione
resa o consegnata dallo stesso all’autorità procedente ovvero ad essa inviata con
raccomandata, non occorrendo peraltro il conferimento al predetto difensore di procura
speciale “ad hoc” ai sensi dell’art. 122 cod. proc. pen.
2.1. Osserva, quindi, il collegio che in questa sede occorre dare continuità alli
orientamento prevalente della Suprema Corte secondo cui è inammissibile il ricorso per
cassazione sottoscritto personalmente dalla persona offesa avverso il decreto di archiviazione,
a nulla rilevando che la stessa abbia il titolo di difensore iscritto nell’apposito albo ( vedi,

ex

multis, Sez. 6, n. 7472 del 26/01/2017 – dep. 16/02/2017, P.O. in proc. Benigno, Rv.
26973901).
2.2. Una simile conclusione discende, come chiarito nella sentenza da ultimo citata, dal
tenore dell’ art. 613 cod. proc. pen., in forza del quale, fatta eccezione delle parti processuali
in senso tecnico, il ricorso per cassazione deve essere sottoscritto, a pena d’inammissibilità, da
difensore iscritto nell’apposito albo, dovendosi ribadire che la facoltà, prevista dall’art. 86 cod.
proc. civ. per chi abbia la qualità necessaria per esercitare l’ufficio di difensore con procura

2

essere ritenuto inammissibile in quanto sottoscritto personalmente dalla persona offesa a nulla

presso il giudice adito di stare in giudizio personalmente e senza il ministero di altro difensore,
non può trovare applicazione al di fuori dell’ambito del processo civile per cui è dettata.
Non esiste, infatti, alcuna norma analoga nel codice di procedura penale; e la diversa
natura degli interessi che vengono in considerazione nel procedimento penale non ne
consentirebbe comunque un’applicazione analogica in ragione della natura degli interessi
coinvolti.
Vanno, in proposito, richiamate le considerazioni di cui alla pronunzia Cass. Sez. Un.,
sent. n. 47239 del 30.10.2014, Borrelli ed altro, Rv. 260894, ove è stato fatto proprio il

259441 secondo cui non possono “ritenersi applicabili in sede penale le regole previste dalla
disciplina processualcivilistica, se non laddove ne sia fatto un espresso richiamo dalla norma
penale processuale”.

3. Occorre, poi, rilevare che il ricorso si appalesa inammissibile anche sotto altro profilo.
Va, infatti, rilevato che come evidenziato dal Sostituto Procuratore Generale nella
requisitoria in atti è inammissibile il ricorso per cassazione proposto dalla persona offesa
avverso il decreto di archiviazione a seguito di considerazione delle ragioni prospettate in sede
di opposizione, in quanto l’unico vizio denunziabile, in sede di legittimità, avverso detto
provvedimento, è la violazione del contraddittorio.
3.1. Va, invero, osservato che il vizio lamentato afferente la disconosciuta ritualità della
querela non è deducibile in questa sede sulla scorta dei condivisibili principi secondo cui non è
abnorme l’ordinanza di archiviazione pronunciata sul presupposto erroneo dell’inesistenza della
querela poiché si tratta di provvedimento che, seppure errato, costituisce esercizio di un
legittimo potere, non determina una stasi processuale e produce conseguenze rimediabili
attraverso la richiesta di riapertura delle indagini. (Sez. 4, n. 1557 del 28/11/2013 – dep.
15/01/2014, P.O. in proc. c/ Ignoti, Rv. 25856201) ed, ancora, non è ammissibile il ricorso in
Cassazione avverso l’ordinanza di archiviazione pronunciata sul presupposto erroneo della
tardività della querela, esulandosi dai rigorosi limiti fissati dall’art. 409, comma sesto, cod.
proc. pen., che fa rinvio all’art. 127, comma quinto, stesso cod., e fungendo da valido rimedio
esperibile quello della richiesta di riapertura delle indagini. (Sez. 2, n. 39153 del 27/09/2012 dep. 05/10/2012, p.o. in proc. Nicastro, Rv. 25298201).

4. Per le considerazioni esposte, dunque, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile.
Alla declaratoria d’inammissibilità consegue, per il disposto dell’art. 616 cod. proc. pen., la
condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali nonché al pagamento in favore
della Cassa delle Ammende di una somma che, ritenuti e valutati i profili di colpa emergenti dal
ricorso, si determina equitativamente in euro duemila.

P.Q.M.
3

principio di cui alla sentenza della Corte di Cassazione n. 18234 del 02/04/2014, Tropea, Rv.

dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali e della somma di euro duemila alla Cassa delle Ammende.
Così deciso in Roma, il 21 Marzo 2018

II presidente

II consigliere estensore

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