Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 19753 del 13/02/2018


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 19753 Anno 2018
Presidente: DE CRESCIENZO UGO
Relatore: VERGA GIOVANNA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
RAPISARDA CARMELO MICHELE N. IL 06/05/1957
avverso l’ordinanza n. 225/2017 TRIB. LIBERTA’ di CATANIA, del
14/09/2017
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. GIOVANNA VERGA;
lett-e/sentite le conclusioni del PG Dott.
, e,

Uditi difensor Avv.;
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Data Udienza: 13/02/2018

MOTIVI DELLA DECISIONE
Ricorre per cassazione RAPISARDA Carmelo Michele avverso il provvedimento del
Tribunale del riesame di Catania che il 14.9.2017 ha confermato il decreto di sequestro
probatorio della somma di C 244.950,00 in banconote di vario taglio adottato in ordine
alla ipotizzata fattispecie di ricettazione, all’esito di perquisizione domiciliare effettuata ex
art. 103 DPR 309/90.
Lamenta il ricorrente con i primi due motivi di ricorso assenza di motivazione nel

esigenze probatorie che giustificavano il vincolo imposto. Sostiene che il Tribunale del
Riesame esorbitando i propri poteri ha di sua iniziativa indicato il perimetro delle
specifiche finalità del sequestro non osservando i principi fissati da questo giudice di
legittimità che vengono dal ricorrente richiamate.
Con il terzo motivo deduce illogicità della motivazione in ordine alla valutazione della
documentazione prodotta dalla difesa.

Il ricorso è inammissibile alla stregua delle seguenti argomentazioni
In proposito, sembra opportuno rammentare, anzitutto, che contro le ordinanze emesse
a norma dell’art. 324 c.p.p. in materia di sequestro preventivo (ma per effetto del rinvio
operato dall’art. 257 c.p.p. alla disposizione anzidetta il discorso vale anche per il
sequestro probatorio) il ricorso è ammesso solo per “violazione di legge” (art. 325/1
c.p.p.), per censurare, cioè, “errores in iudicando” o “errores in procedendo” (art. 606,
lett. B e C, c.p.p.) commessi dal giudice di merito, la cui decisione risulti di conseguenza
radicalmente viziata. Va ancora precisato che, secondo la costante giurisprudenza di
questa Corte, il difetto di motivazione integra gli estremi della violazione di legge solo
quando l’apparato argomentativo che dovrebbe giustificare il provvedimento o manchi del
tutto o risulti privo dei requisiti minimi di coerenza, di completezza e di ragionevolezza, in
guisa da apparire assolutamente inidoneo a rendere comprensibile l’itinerario logico
seguito dall’organo investito del procedimento (ex plurimis: S.U. 13.2.2004, F.; S.U.
28.5.2003, P.).
Passando, quindi, ad esaminare, in tale ottica, i singoli appunti fatti dal ricorrente
all’ordinanza del giudice catanese, va tenuto presente che in sede di riesame del
sequestro probatorio, il Tribunale è chiamato a verificare l’astratta sussistenza del reato
ipotizzato, considerando il

“fumus commissi delicti” in relazione alla congruità degli

elementi rappresentati e che la valutazione della legittimità del sequestro non deve
essere effettuata nella prospettiva di un giudizio di merito sulla fondatezza dell’accusa, a

I

provvedimento di sequestro in ordine alla configurabilità del reato di ricettazione e delle

maggior ragione quando si tratti di sequestro probatorio che il più delle volte viene
disposto nella fase iniziale delle indagini.
Nel caso di specie il fumus è stato riscontrato nel fatto che l’indagato non ha saputo
fornire una accettabile giustificazione del possesso di banconote di vario taglio per
l’importo complessivo di € 244,950,00 custodite in buste di plastica termosaldate che,
proprio per le modalità di conservazione, erano astrattamente riconducibili ad una attività
di conservazione di detta somma per conto di altri, autori di attività illecite,

le circostanze del ritrovamento. Il rinvenimento era stato infatti determinato grazie
all’intervento di cane antidroga che “aveva segnalato fortemente l’esistenza della borsa
contenente il denaro” per la verosimile presenza di tracce di droga al suo interno.
In sintesi il tribunale con specifica e coerente motivazione ha dato atto del fatto che il
denaro era stato sequestrato perché corpo del reato dell’ipotizzata ricettazione.
A fronte di quanto indicato le censure del ricorrente si appalesano del tutto generiche e
comunque dirette a contestare la valutazione effettuata dai giudici di merito senza
segnalare alcuna assenza fisica di motivazione ma opponendo argomenti di diverso segno
valutativo.
Alla declaratoria di inammissibilità del ricorso segue la condanna del ricorrente al
pagamento delle spese processuali e al versamento alla Cassa delle ammende di una
somma che, alla luce dei principi affermati dalla Corte costituzionale nella sentenza n.
186 del 2000, sussistendo profili di colpa, si stima equo determinare in euro 2.000,00

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali e al versamento in favore della Cassa delle ammende della somma di €
2.000,00.
Così deliberato in Roma il 13.2.2018.
Il Consigliere estensore
Giovanna VERGA

verosimilmente in materia di narcotraffico, considerate le modalità di confezionamento e

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