Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 19733 del 21/03/2018


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 19733 Anno 2018
Presidente: DAVIGO PIERCAMILLO
Relatore: DE SANTIS ANNA MARIA

SENTENZA
Sul ricorso proposto da
GIARDINO ALFREDO ANTONIO n. a Crotone il 19/11/1969
avverso la sentenza resa dalla Corte d’Appello di Venezia in data 8/7/2016

– visti gli atti, la sentenza impugnata e il ricorso;
– Udita nell’udienza pubblica del 21/3/2018 la relazione fatta dal Consigliere Anna Maria De
Santis;
Udita la requisitoria del Sostituto Procuratore Generale, dott. Luca Tampieri, che ha concluso
per l’inammissibilità del ricorso;
Udito il difensore, Avv. Mirko Zannbaldo,che si è riportato ai motivi, chiedendone l’accoglimento
RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Con l’impugnata sentenza la Corte d’Appello di Venezia confermava la decisione del
Tribunale di Verona che aveva riconosciuto il Giardino colpevole di due ipotesi di truffa
pluriaggravata in danno di Montilla Silvano,condannandolo -previo riconoscimento del vincolo
della continuazione ed applicata la recidiva contestata- alla pena di anni uno, mesi sei di
reclusione ed euro 1200,00 di multa.
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Data Udienza: 21/03/2018

2. Ha proposto ricorso per Cassazione l’imputato personalmente, deducendo:
2.1 la violazione di legge e il vizio di motivazione in relazione all’ordinanza emessa in data
8/7/2016 con la quale la Corte d’Appello rigettava l’istanza di rinvio avanzata dal difensore
dell’imputato per contestuale impegno professionale.
La difesa del ricorrente deduce la violazione dell’art. 420ter, comma 5, cod.proc.pen., avendo i
giudici d’appello rigettato l’istanza difensiva nonostante il legale avesse rappresentato che
l’imputato difeso dinanzi l’A.g. veronese era in stato di detenzione, che non aveva reperito

era impossibile garantire la presenza presso la Corte d’Appello di Venezia anche in tarda
mattinata. Evidenzia, inoltre, come dall’avviso di fissazione dell’udienza dinanzi al Gup di
Verona allegato all’istanza risulti, oltre che lo stato di detenzione dell’imputato, anche la data di
emissione del provvedimento, risalente al 14/3/2016, quindi ad epoca antecedente la
fissazione del processo d’appello a carico del Giardino;
2.2 la violazione dell’art. 512 cod.proc.pen. e la mancanza e manifesta illogicità della
motivazione. La difesa lamenta che la Corte territoriale ha ritenuto rituale l’acquisizione per
sopravvenuta impossibilità di ripetizione delle denunzie sporte dalla p.o. Montilla Silvano,
nonostante fossero note le sue compromesse condizioni di salute e probabile l’esito infausto
sicchè sarebbe stato necessario raccoglierne le dichiarazioni con le forme dell’incidente
probatorio. La sentenza impugnata ha erroneamente ritenuto non prevedibile l’evento morte
della p.o., nonostante il denunziante avesse espressamente fatto riferimento alla grave
patologia tumorale che l’affliggeva, circostanza che imponeva, a garanzia della corretta
formazione della prova, l’anticipazione dell’assunzione della testimonianza con conseguente
nullità della disposta acquisizione delle denunzie e della loro utilizzazione probatoria;
2.3 l’illogicità e la carenza della motivazione con riguardo alla asserita consegna e alla
conseguente detenzione da parte del prevenuto della barca Riviera Marine 41, avendo la Corte
d’Appello, pur a fronte di specifica doglianza, omesso la motivazione su un punto decisivo della
causa, limitandosi al richiamo per relationem della sentenza di primo grado.
3. Il primo motivo è inammissibile per manifesta infondatezza. La Corte territoriale ha
disatteso l’istanza di differimento del difensore del Giardino dando atto della tardività della
stessa, trasmessa a mezzo fax il pomeriggio del sette luglio 2016 in relazione alla trattazione
del processo d’appello fissato per la mattina seguente, evidenziando, altresì, la mancanza di
indicazioni circa

l’epoca di ricezione dell’avviso di fissazione dell’udienza dinanzi alli Ag

veronese e la specifica enunciazione delle ragioni che rendevano indispensabile l’espletamento
delle funzioni nel diverso procedimento mentre del tutto immotivato risultava l’assunto circa
l’impossibilità di designare sostituti.
Questa Corte ha precisato che l’obbligo di comunicare prontamente, ex art. 420 ter, comma
quinto, cod. proc. pen., il legittimo impedimento a comparire, per concorrente impegno
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colleghi disponibili alla sostituzione, che in considerazione della distanza tra le sedi giudiziarie

professionale, si intende puntualmente adempiuto dal difensore quando questi, non appena
ricevuta la notificazione della fissazione dell’udienza nella quale intenda far valere il legittimo
impedimento, verifichi la sussistenza di un precedente impegno professionale davanti a diversa
autorità giudiziaria cui deve accordare prevalenza. Ne consegue che la tempestività della
comunicazione predetta va determinata con riferimento al momento in cui il difensore ha
conoscenza dell’impedimento (Sez. 5, n. 27174 del 22/04/2014, Sicolo e altro, Rv. 260579).
Nella specie, il difensore risulta aver ricevuto avviso di fissazione dell’udienza dinanzi la Corte
d’appello il 9/6/2016, allorchè aveva già conoscenza del concomitante impegno,

Siffatto rilievo giustifica da solo il diniego opposto e assorbe anche i profili relativi alla sola
asserita impossibilità di designare sostituti ovvero di assolvere entrambi i mandati mediante
una richiesta di rinvio ad horas (Sez. U, n. 4909 del 18/12/2014, Torchio, Rv. 262912).
4. Palesemente destituita di pregio risulta la censura in ordine all’applicazione dell’art. 512
cod.proc.pen. giacche, ai fini della lettura di dichiarazioni predibattimentali ai sensi della norma
richiamata, l’imprevedibilità della impossibilità di ripetizione dell’atto va valutata con criterio
“ex ante”, avuto riguardo non a mere possibilità o evenienze astratte ed ipotetiche, ma sulla
base di conoscenze concrete, di cui la parte interessata poteva disporre fino alla scadenza del
termine entro il quale avrebbe potuto chiedere l’incidente probatorio (Sez. 2, n. 49007 del
16/09/2014, lussi e altri, Rv. 261427).
Il richiamo della p.o. in sede di denunzia alla patologia che l’affliggeva se risulta idoneo a dar
conto della situazione di fragilità psicologica in cui la vittima versava non comportava di
necessità la previsione di un esito infausto in termini incompatibili con l’escussione
dibattimentale, dovendosi escludere l’automatica equiparazione dello stato di malattia alla
prognosi di irripetibilità che imporrebbe l’assunzione anticipata della prova dichiarativa in
relazione ad intere categorie di soggetti,quali ad esempio gli anziani, che per ragioni anche
solo anagrafiche siano gravati da un’aspettativa di vita condizionata.
5. Ad analoghi esiti deve pervenirsi in relazione alle doglianze che attingono l’affermazione di
responsabilità per il delitto sub B), attesa l’ampia motivazione spesa al riguardo dal giudice di
primo grado e la genericità dei rilievi proposti in sede di gravame ed evidenziata dalla Corte
territoriale.
6. Alla declaratoria d’inammissibilità accede la condanna del ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della sanzione pecuniaria indicata in dispositivo in considerazione dei profili
di colpa ravvisabili nella sua determinazione

P.Q.M.

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formulando,tuttavia, la richiesta differimento solo il successivo 7 luglio e, quindi,tardivamente.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali
e della somma di euro duemila in favore della Cassa delle Ammende
Così deciso in Roma il 21 marzo 2018

Il Consigliere estensore
Anna Maria De Santis

Il Presidente
Pierc millo Davigo

Sentenza a motivazione semplificata

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