Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 19728 del 14/02/2018


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 19728 Anno 2018
Presidente: DAVIGO PIERCAMILLO
Relatore: VERGA GIOVANNA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
SERGIO FRANCESCO N. IL 09/11/1943
DI PASQUALE AMBROGIO N. IL 07/10/1967
avverso la sentenza n. 1822/2014 CORTE APPELLO di BARI, del
30/05/2017
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 14/02/2018 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. GIOVANNA VERGA
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott.
che ha concluso per e i v,,
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Udito, per la parte civile, l’Avv
Udit i difensor Avv.

SEMPLIFICATA

Data Udienza: 14/02/2018

MOTIVI DELLA DECISIONE

Ricorrono per cassazione con distinti ricorsi SERGIO Francesco e DI PASQUALE Ambrogio
avverso la sentenza della Corte d’Appello di Bari che il 30.5.2017, in parziale riforma
della sentenza del Tribunale che il 23.9.2013 li aveva condannati per ricettazione di un
assegno bancario, riduceva la pena inflitta al primo e confermava nel resto .
SERGIO Francesco deduce violazione delle leggi e vizio della motivazione. Rileva che la
sentenza si appalesa illogica laddove dà atto del fatto che l’imputato ha apposto la firma
di girata in presenza del teste Cannone Nicola e nello stesso tempo assume che il
SERGIO sia venuto in possesso dell’assegno al di fuori delle regole che ne disciplinano la
circolazione basandosi semplicemente sull’ affermata similitudine tra la firma di traenza e
quella di girata. Indizio che si appalesa incerto in assenza di perizia grafologica.
DI PASQUALE Ambrogio lamenta violazione delle leggi e vizio della motivazione in ordine
alla sussistenza dell’elemento psicologico. Violazione delle leggi e vizio della motivazione
in ordine alla qualificazione del reato presupposto come furto.
I ricorsi sono entrambi palesemente inammissibile, in quanto i ricorrenti si sono limitati a
prospettare una alternativa ricostruzione dei fatti e delle responsabilità sulla base
esclusivamente di deduzioni in punto di fatto, per di più articolate in forza di
argomentazioni nella sostanza aspecifiche. I motivi proposti risultano, pertanto, solo
formalmente evocativi dei prospettati vizi di legittimità, ma in concreto l’enunciato
impugnatorio appare essere genericamente sviluppato sulla base di rilievi di merito,
tendenti ad una rilettura del compendio probatorio e ad una rivalutazione delle relative
statuizioni adottate dalla Corte territoriale. Statuizioni, per di più, sviluppate sulla base di
un esauriente corredo argomentativo, proprio sui punti: – consapevolezza della illecita
provenienza stante l’assenza di giustificazione a fronte della certa provenienza da illecito
con riguardo al SERGIO, inverosimiglianza delle dichiarazioni del DI PASQUALE che sono
smentite dal teste Losito, qualificazione del reato presupposto – in relazione ai quali
i ricorrenti hanno svolto le rispettive censure, evidentemente tese ad un improprio
riesame del fatto, estraneo al perimetro entro il quale può svolgersi il sindacato riservato
a questa Corte. D’altra parte, entrambi i ricorrenti hanno finito per reiterare le stesse
questioni di fatto già agitate in sede di appello e motivatamente disattese dai giudici di
quel grado, senza che il relativo apporto motivazionale abbia poi formato oggetto di una
autonoma ed argomentata critica impugnatoria concentrata su vizi di legittimità. Il che
rende i motivi inammissibili anche perché nella sostanza generici.
Alla declaratoria di inammissibilità dei ricorsi segue la condanna dei ricorrenti al
pagamento delle spese processuali e al versamento alla Cassa delle ammende di una

1

somma che, alla luce dei principi affermati dalla Corte costituzionale nella sentenza n.
186 del 2000, sussistendo profili di colpa, si stima equo determinare in euro 2.000,00
P.Q.M.
Dichiara inammissibili i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese
processuali e al pagamento della somma di C 2.000,00 ciascuno a favore della Cassa
delle ammende.

Sentenza a motivazione semplificata
Il Consigliere estensore
Giovanna VERGA

Il Presidente
Pierca illo DAVIGO

Così deliberato in Roma il 14.2.2018.

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