Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 19694 del 21/03/2018


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 19694 Anno 2018
Presidente: DI NICOLA VITO
Relatore: DI STASI ANTONELLA

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
GIORDANO GIOVANNI, nato a Palermo il 07/10/1977

avverso la sentenza del 24/10/2017 della Corte di appello di Palermo

visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Dott.ssa Antonella Di Stasi;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale
dott. Gianluigi Pratola, che ha concluso chiedendo la declaratoria di
inammissibilità del ricorso.

Data Udienza: 21/03/2018

RITENUTO IN FATTO

1. Con sentenza del 24/10/2017, la Corte di appello di Palermo, in parziale
riforma della sentenza del 12.10.2016 del Tribunale di Palermo – che aveva
dichiarato Giordano Giovanni responsabile dei reati di cui agli artt. 171 ter
comma 1 lett. c) e d) I n. 633/1941 e 648 cod.pen. e lo aveva condannato alla
pena di mesi tre di reclusione ed euro 300,00 di multa in aumento alla pena

in mesi due e giorni dieci di reclusione ed euro 220,00 di multa.

2. Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione Giordano
Giovanni, a mezzo del difensore di fiducia, articolando quattro motivi di seguito
enunciati nei limiti strettamente necessari per la motivazione, come disposto
dall’art. 173 comma 1, disp. att. cod. proc. pen.
Con il primo motivo deduce violazione di legge in relazione 171 ter comma 1
lett. c) e d) I n. 633/1941 e correlato vizio di motivazione, esponendo che le
risultanze istruttorie erano idonee a dimostrare che l’imputato aveva
personalmente duplicato i dischi masterizzati, avendo la mancanza del
contrassegno SIAE solo valore indiziario della illecita duplicazione o riproduzione
dell’opera protetta.
Con il secondo motivo deduce violazione di legge e vizio di motivazione in
relazione agi artt 171 ter comma

1 lett. c) e d) I n. 633/1941 e 15 e 648

cod.pen, esponendo che la normativa sul diritto d’autore era speciale ed era
l’unica da applicarsi al fatto attribuito all’imputato, non essendo configurabile
anche il reato di ricettazione.
Con il terzo motivo deduce violazione di legge e vizio di motivazione in
relazione agli artt 171 ter comma 1 lett. c) e d) I n. 633/1941 e 62 n. 4 e 648
cod.pen, esponendo che erroneamente la Corte di appello aveva ritenuto non
configurabile l’attenuante della speciale tenuità del danno, che risulta, invece,
compatibile con l’applicazione dell’art. 648, cpv cod.pen.
Con il quarto motivo deduce violazione di legge e vizio di motivazione in
relazione agi artt 171 ter comma 1 lett. c) e d) I n. 633/1941 e 99 e 648
cod.pen, esponendo che la Corte di appello aveva errato nel non escludere la
recidiva, che aveva ritenuto sussistente sulla base dei soli precedenti penali
dell’imputato.
Chiede, pertanto, l’annullamento della sentenza impugnata.

CONSIDERATO IN DIRITTO
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inflitta dalla Corte di appello di Palermo per analogo reato- rideterminava la pena

1. Il primo motivo di ricorso è inammissibile.
Il ricorrente, attraverso una formale denuncia di violazione di legge e vizio di
motivazione, richiede sostanzialmente una rivisitazione, non consentita in questa
sede, delle risultanze processuali.
Nel motivo in esame, in sostanza, si espongono censure le quali si risolvono
in una mera rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione
impugnata, sulla base di diversi parametri di ricostruzione e valutazione dei fatti,

sede di giudizio di cassazione (cfr. Sez. 1, 16.11.2006, n. 42369, De Vita, rv.
235507; sez. 6, 3.10.2006, n. 36546, Bruzzese, Rv. 235510; Sez. 3, 27.9.2006,
n. 37006, Piras, Rv. 235508).
Inoltre, il motivo presenta anche un profilo di genericità ín quanto ricorrente
neppure si confronta con le argomentazioni della sentenza impugnata, che ha
confermato l’affermazione di responsabilità per il reato di detenzione per il
commercio di materiale abusivamente riprodotto.
Giova, peraltro, ricordare che, in tema di diritto d’autore, nel caso di
detenzione per la vendita di supporti illecitamente duplicati che siano altresì privi
del contrassegno Siae non è configurabile il concorso tra il reato di detenzione
per la vendita o di messa in commercio di supporti illecitamente duplicati-art.
171 ter, comma primo, lett. c) L. n. 633 del 1941- ed il reato di detenzione per
la vendita o di messa in commercio di supporti privi del contrassegno Siae-art.
171 ter, comma prímo, lett. d) L. n. 633 del 1941-, ricorrendo in tale ipotesi la
sola prima fattispecie giacché l’obbligo di apposizione del contrassegno
presuppone l’autenticità del supporto detenuto (Sez.3, n.32067 del
24/06/2008,Rv.240792)
2. Il secondo motivo di ricorso è manifestamente infondato.
2.Deve ricordarsi che, sulla base della consolidata giurisprudenza di questa
Suprema Corte, in materia di tutela del diritto di autore sulle opere dell’ingegno,
è configurabile il concorso tra il reato di ricettazione e quello di detenzione a fini
di commercio di prodotti audiovisivi, fonografici, informatici o multimediali
abusivamente riprodotti (art. 171 ter L. n. 633 del 1941), relativamente alle
condotte poste in essere anteriormente all’entrata in vigore della L. n. 248 del
2000 e successivamente all’entrata in vigore del d.lgs. n. 68 del 2003,
prevalendo, invece, sul delitto di ricettazione, ove i fatti siano stati posti in
essere nell’intervallo tra detti due provvedimenti, l’illecito amministrativo di cui
all’art.16 della L. n. 248 del 2000 (Sez. U, n. 47164 del 20/12/2005, Rv.232302;
Sez. 2, n. 23544 del 12/05/2009,Rv. 244515).

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senza individuare vizi di logicità, ricostruzione e valutazione, quindi, precluse in

La regola della prevalenza sul delitto di ricettazione dell’illecito
amministrativo di cui all’art. 16 L. n. 248 del 2000 vale, quindi, soltanto per i
fatti commessi nell’intervallo compreso fra detta legge ed il d.lgs. n. 68 del 2003,
vale a dire fra il 19.9.2000 ed il 29.4.2003, mentre per i periodi anteriori e
successivi a tale arco di tempo permane il concorso dei delitti di ricettazione e di
violazione dell’art. 171 ter cit. per detenzione a fini di commercializzazione dei
supporti audiovisivi fonografici o informatici o multimediali non conformi alle
prescrizioni legali.

fermo il concorso fra le due violazioni contestate al ricorrente.
3. Il terzo motivo di ricorso è manifestamente infondato.
La Corte territoriale ha denegato la configurabilità della circostanza
attenuante di cui all’art. 62 n. 4 cod.pen. avendo già tenuto conto del minimo
valore della res ricettata ai fini della più favorevole qualificazione del fatto ex art.
648, comma 2, cod.pen., in tal modo correttamente conformandosi
all’orientamento consolidato di questa Corte di legittimità (Sez. un., n. 13330 del
26.4.1989, Rv 182221; Sez.4, n.46031 del 09/10/2003, Rv.226723; Sez.2,
n.43046 del 16/10/2007, Rv.238508; Sez.2, n.49071 del 04/12/2012,
Rv.253906; Sez.7, n.19744 del 26/01/2016, Rv.266673), che il Collegio
condivide e ribadisce, per il quale la circostanza attenuante dell’aver cagionato
alla persona offesa dal reato un danno patrimoniale di speciale tenuità è
compatibile con la forma attenuata del delitto di ricettazione nel solo caso in cui
la valutazione del danno patrimoniale sia rimasta estranea al giudizio sulla
particolare tenuità del fatto che caratterizza l’ipotesi attenuata di ricettazione,
poiché, ove – come nel caso di specie- il minimo danno patrimoniale sia stato
valorizzato ai fini di tale ultimo giudizio, la circostanza attenuante comune di cui
all’art. 62 n. 4 cod.pen. risulta assorbita in quella (più favorevole, poiché
comporta una maggiore riduzione di pena) speciale di cui all’art. 648, comma 2,
cod.pen.
4. Il quarto motivo di ricorso è manifestamente infondato.
Va ricordato che, secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, il
rigetto della richiesta di esclusione della recidiva facoltativa, pur richiedendo
l’assolvimento di un onere motivazionale, non impone al giudice un obbligo di
motivazione espressa, ben potendo quest’ultima essere anche implicita e
giustificata dalla negativa personalità dell’imputato emergente dalla gravità dei
precedenti penali (cfr in termini Sez. 2, n. 39743 del 17/09/2015 Rv. 264533).
Nella specie, la Corte territoriale ha esplicitamente motivato il rigetto
della richiesta di esclusione della recidiva, confermando il giudizio di spiccata e
maggiore pericolosità sociale dimostrata dall’imputato con le condotte
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Nel caso in esame, í fatti contestati risalgono al 5.5.2010 e, pertanto, resta

contestate, con argomentazioni congrue e logiche, richiamando e valutando a tal
fine i numerosi precedenti penali per reati in tema di violazione dei diritti
d’autore e le plurime condanne per ricettazione.
5. Consegue, pertanto, la declaratoria di inammissibilità del ricorso.
6. Essendo il ricorso inammissibile e, a norma dell’art. 616 cod. proc. pen,
non ravvisandosi assenza di colpa nella determinazione della causa di
inammissibilità (Corte Cost. sent. n. 186 del 13.6.2000), alla condanna del
ricorrente al pagamento delle spese del procedimento consegue quella al

dispositivo.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro 2.000,00 in favore della Cassa delle
Ammende.
Così deciso, 21/03/2018

pagamento della sanzione pecuniaria nella misura, ritenuta equa, indicata in

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