Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 19639 del 21/03/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 19639 Anno 2018
Presidente: BLAIOTTA ROCCO MARCO
Relatore: MICCICHE’ LOREDANA

ORDINANZA
sui ricorsi proposti da:
DE STASIO LUCIANO MICHELE nato il 12/08/1990 a SAN SEVERO
ROMANO STEFANO nato il 14/06/1989 a SAN SEVERO

avverso la sentenza del 19/06/2017 della CORTE APPELLO di BARI
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere LOREDANA MICCICHE’;

Data Udienza: 21/03/2018

< MOTIVI DELLA DECISIONE De Stasio Luciano Michele e Romano Stefano ricorrono avverso la sentenza di cui in epigrafe, che ha confermato il giudizio di colpevolezza per il reato di cui all'art.73 D.P.R.n.309/90. A motivo del ricorso lamentano carenza di motivazione in relazione alla mancata qualificazione del fatto come ipotesi di lieve entità. Il Romano insiste, in via principale, anche colpevolezza. Il ricorso di De Stasio Luciano Michele é inammissibile in quanto proposto personalmente dall'imputato, in violazione della disposizione di cui all'art. 613 cod proc pen, come modificato dalla legge 23 giugno 2017, n.103, secondo cui il ricorso in cassazione può essere proposto solo a mezzo di difensore iscritto all'albo speciale. Quanto al Romano, risulta che il predetto aveva rinunciato ai motivi di appello relativi alla affermazione della penale responsabilità. Conseguentemente, la doglianza concernente il vizio di motivazione in ordine alla colpevolezza è inammissibile. La censura inerente alla configurabilità della ipotesi lieve, meramente ripropositiva di uno dei motivi di appello, è manifestamente infondata, poichè già disattesa dalla Corte territoriale con corretta ed adeguata motivazione. I giudici di merito, richiamando la consolidata giurisprudenza di questa Corte, hanno infatti escluso la configurabilità dell'ipotesi attenuata di cui all'art.73, quinto comma, del citato D.P.R. in considerazione del numero di dosi medie ricavabili della sostanza sequestrata (pari a 3.115), corrispondenti ad un'elevata diffusività del danno per la salute pubblica 39977 del 19/09/2013, Rv. 256610; Sez. 3, (Sez. 6, n. n. 27064 del 19/03/2014, Rv. 259664; Sez. 3, n. 23945 del 29/04/2015 Rv. 263651) nonché in considerazione delle modalità dell'azione criminosa (caratterizzata dalla fuga sui tetti dell'abitazione del Di Stasio e dal tentativo, da parte del Romano, di disfarsi della droga gettandola di sotto affinchè la prelevasse altra persona non identificata, cu si era rivolto gridando " nascondi, nascondi"). Queste le precise considerazioni dei giudici di merito, a fronte delle quali il ricorrente non ha dedotto specifiche nuove censure. Alla inammissibilità dei ricorsi, riconducibile a colpa dei ricorrenti (Corte Cost.sent.n.186/2000) consegue la condanna dei medesimi al pagamento delle spese processuali e di una somma che congruamente si determina in 3000 euro ciascuno, in favore della cassa delle ammende. sul vizio di motivazione in ordine alla sussistenza di elementi idonei a fondare il giudizio di P.Q.M. Dichiara inammissibili i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e al versamento della somma di C 3.000,00 ciascuno in favore della cassa delle ammende. Così deciso in Roma il 21 marzo 2018

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