Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 195 del 19/11/2015


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Penale Ord. Sez. 7 Num. 195 Anno 2016
Presidente: CAVALLO ALDO
Relatore: ROCCHI GIACOMO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
BERRI MOHAMED N. IL 02/07/1967
avverso l’ordinanza n. 3446/2014 TRIB. SORVEGLIANZA di
FIRENZE, del 17/07/2014
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. GIACOMO ROCCHI;

Data Udienza: 19/11/2015

RITENUTO IN FATTO

1. Con l’ordinanza indicata in epigrafe, il Tribunale di Sorveglianza di Firenze
rigettava il reclamo proposto da Berri Mohamed, detenuto nella Casa di
Reclusione di San Gimignano, avverso quella del Magistrato di Sorveglianza di
Siena di diniego della liberazione anticipata “speciale” per essere il detenuto
condannato per un reato ostativo ai sensi dell’art. 4 bis ord. pen.
Il Tribunale riteneva che la legge di conversione n. 10 del 2014 non
permettesse di applicare il beneficio al condannato, anche se la domanda era

ogni violazione del principio di uguaglianza e del principio dello scopo rieducativo
della pena e richiamando gli effetti previsti dalla Costituzione della mancata
conversione di un decreto legge. Anche la questione di legittimità costituzionale
della normativa appariva manifestamente infondata.

2. Ricorre per cassazione Mohamed Berri, deducendo la violazione dell’ad, 3
della Costituzione e sottolineando che il rigetto dell’istanza discendeva dal ritardo
nel provvedere da parte del Magistrato di Sorveglianza; contesta gli effetti della
mancata conversione del decreto legge.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso è inammissibile per manifesta infondatezza dei motivi.

Questa Corte, con numerose sentenze, ha affermato che la disposizione di
cui all’art. 4 del D.L. 23 dicembre 2013, n. 146, non recepita dalla legge di
conversione 21 febbraio 2014, n. 10, nella parte in cui prevede un trattamento
più favorevole per il condannato per uno dei delitti previsti dall’art. 4-bis della
legge 26 luglio 1975, n. 354, in relazione ai comportamenti pregressi alla sua
pubblicazione, e consistente in una maggiore detrazione di pena ai fini della
liberazione anticipata, non ha efficacia ultrattiva, neppure se apparentemente
vigente al tempo della domanda di concessione del beneficio, sia perché alla
materia in questione, in quanto estranea al diritto penale sostanziale, non è
applicabile il principio di irretroattività della legge più sfavorevole, sia perché, in
generale, le regole attinenti al fenomeno della successione di leggi nel tempo
non si attagliano alla vicenda relativa alla sorte delle disposizioni di decreti-legge
non recepite nella legge di conversione. Inoltre, è stata ritenuta manifestamente
infondata la questione di legittimità costituzionale del comma quarto dell’art. 4
D.L. 23 dicembre 2013 n. 146, nel testo risultante a seguito delle modifiche

2

stata presentata durante la vigenza del decreto legge 146 del 2013, negando

introdotte dalla legge di conversione (leg g e 21 febbraio 2014, n. 10) laddove
prevede l’esclusione dei condannati per i reati di cui all’art. 416 bis cod. pen.,
dalla disciplina di ma gg iore favore in tema di entità della detrazione di pena per
semestre ai fini della liberazione anticipata stabilita, in generale, per g li altri
condannati, in riferimento agli artt. 3, 27 e 117 Cost., q uest’ultimo in relazione
all’art. 3 CEDU, in q uanto la disposizione censurata prefi g ura un re g ime speciale
che, siccome amplia g li effetti di favore conse g uibili da tutti i sog g etti in
espiazione di pena, può essere le g ittimamente sottoposto dal le g islatore a limiti

peculiare pericolosità, e, di per sé, non è causa generatrice di trattamenti
inumani o deg radanti.

2. Alla declaratoria di inammissibilità dell’impugnazione conse g ue ex lege, in
forza del disposto dell’art. 616 cod. proc. pen., la condanna del ricorrente al
pag amento delle spese del procedimento ed al versamento della somma, tale
ritenuta congrua, di euro 1.000 (mille) in favore delle Cassa delle Ammende, non
esulando profili di colpa nel ricorso (v. sentenza Corte Cost. n. 186 del 2000).

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pa g amento delle
spese processuali e al versamento della somma di euro 1.000 alla Cassa delle
Ammende.

Così deciso il 19 novembre 2015

Il Presidente

determinati da situazioni cui si colle g a una connotazione di immanente e

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA