Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 19459 del 16/01/2018


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 19459 Anno 2018
Presidente: TARDIO ANGELA
Relatore: BIANCHI MICHELE

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
BERTONE GIUSEPPE nato il 17/05/1964 a CATANIA

avverso l’ordinanza del 04/05/2017 del TRIB. SORVEGLIANZA di ROMA
sentita la relazione svolta dal Consigliere MICHELE BIANCHI;
lette le conclusioni del PG dott. Mario Pinelli che ha chiesto il rigetto del ricorso

Data Udienza: 16/01/2018

RITENUTO IN FATTO

1. Con ordinanza pronunciata in data 4.5.2017 il Tribunale di sorveglianza di
Roma ha respinto l’opposizione proposta da Bertone Giuseppe avverso
l’ordinanza con cui il medesimo Tribunale, in data 1.12.2016, aveva rigettato la
richiesta di riabilitazione.
L’ordinanza impugnata ha rilevato che Bertone Giuseppe non aveva
effettuato il risarcimento del danno cagionato con il reato, per cui era
intervenuta condanna — nella specie, trattavasi di estorsione e violazioni

2. Ha proposto ricorso per cassazione il difensore di Bertone Giuseppe,
denunciando violazione di legge e difetto di motivazione.
La difesa sostiene che l’ordinanza impugnata non avrebbe considerato la
occasionalità del reato e la risalenza nel tempo dello stesso, né la documentata
attività di volontariato in favore di malati, della associazione donatori di sangue e
di alcuni enti religiosi, né la frequentazione di un corso universitario.
Inoltre, il Tribunale non avrebbe valutato la documentata condizione di
precarietà economica del Bertone, che aveva reso impossibile il risarcimento del
danno, né la circostanza che nel giudizio di cognizione vi erano state solo due
parti civili, revocate nel giudizio di appello, mentre le altre undici persone offese
avevano, in numero di cinque, dichiarato di non aver subito danni ed una aveva
definito con transazione la propria posizione.
Quanto all’evasione fiscale, accertata per € 154.937, si trattava di debito
non risarcibile per le condizioni economiche del Bertone, che comunque aveva
pagato le spese processuali.
Il ricorso quindi denunciava la violazione dell’art. 179 cod. pen., in quanto
nella categoria della impossibilità di adempiere alle obbligazioni civili nascenti dal
reato dovevano farsi rientrare le situazioni non addebitabili al condannato e tali
da impedire l’adempimento.
Infine, nella situazione descritta non si potevano pretendere dal ricorrente
ulteriori atti di particolare rilievo morale.

3. Il Procuratore generale ha chiesto il rigetto del ricorso, osservando che il
Bertone aveva documentato il risarcimento di una sola persona offesa, mentre
nei confronti delle altre non aveva nemmeno fatto una offerta risarcitoria;
inoltre, non sarebbe stata dimostrata la impossibilità economica ad effettuare i
dovuti risarcimenti.

tributarie -, né aveva manifestato effettiva resipiscenza per quanto commesso.

CONSIDERATO IN DIRITTO

Il ricorso è infondato e va perciò respinto.

1. La riabilitazione richiede, ai sensi dell’art. 179 cod. pen., il decorso del
termine di anni tre dall’esecuzione della pena inflitta, una effettiva buona
condotta, l’adempimento delle obbligazioni civili derivanti da reato.

del mancato adempimento delle obbligazioni civili derivanti dal reato.
Il ricorso ha sostenuto che il danno da reato era in parte inesistente —
avendo alcune persone offese dichiarato di non aver subito danni -, in parte
risarcito — avendo due parti civili revocato la costituzione -, in parte non
risarcibile per le precarie condizioni economiche dell’istante.

2. Il collegio rileva che, per consolidata giurisprudenza, ai fini della
procedura di riabilitazione vengono in rilievo tutte le obbligazioni civili derivanti
dal reato, comprese quelle nei confronti di soggetti che non si siano costituiti
parte civile nel processo penale ovvero non abbiano formulato alcuna domanda
risarcitoria.
Dunque, nel caso in esame è stato documentato il risarcimento in favore
di uno dei tredici lavoratori persone offese e l’assenza di qualsiasi risarcimento in
favore dello Stato.
3.

Quanto alla dedotta impossibilità economica di provvedere

all’adempimento delle obbligazioni civili, il Tribunale, con motivazione adeguata,
ha rilevato che sin dalla istanza di riabilitazione l’istante aveva rappresentato di
svolgere attività come amministratore unico di una società, e che non risultava
essere stata compiuta alcuna offerta risarcitoria in favore delle persone offese.
4. Va quindi pronunciato il rigetto del ricorso con condanna del ricorrente
al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali.
Così deciso il 16.1.2018.

L’ordinanza impugnata ha motivato il rigetto dell’opposizione sul rilievo

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