Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 19430 del 16/02/2018


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 19430 Anno 2018
Presidente: TARDIO ANGELA
Relatore: BONI MONICA

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
PROCURATORE GENERALE PRESSO CORTE D’APPELLO DI MILANO
nel procedimento a carico di:
WILLIAMS FRANK nato il 11/06/1984 a KAKATA ( LIBERIA)
TEKLAJ MARIA nato il 01/10/1985 a ASMARA ( ERITREA)
ABDI MOHAMAD nato il 17/02/1980 a MOGADISCIO ( SOMALIA)
ABDI SAID nato il 15/05/1995 a MOGADISCIO ( SOMALIA)

avverso la sentenza del 12/04/2016 del GIUDICE DI PACE di COMO

Data Udienza: 16/02/2018

visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere MONICA BONI
Udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore STEFANO TOCCI
che

e er

II-Rrocur-atar-e-Gener

conclude per il rigetto

Udito il difensore

(q7

Ritenuto in fatto e considerato in diritto

1.Con sentenza in data 12 aprile 2016 il Giudice di Pace di Como proscioglieva ai
sensi dell’art. 34 del D.Lgs. n. 274/2000 gli imputati Frank Williams, Maria Teklaj,
Mohamad Abdi e Said Abdi dal reato di cui all’art. 10 bis del D.Lvo n. 286 del 26/7/1998
e successive modifiche, loro contestato perché, quali cittadini stranieri extracomunitari

Stato in violazione delle disposizioni di cui al D. Lvo 286/98, fatto accertato in
Como-Ponte Chiasso il 15 ottobre 2013.
2. Avverso detta sentenza ha proposto ricorso il Procuratore Generale della
Repubblica presso la Corte di appello di Milano per chiederne l’annullamento per
mancanza di motivazione in relazione agli artt. 34 del D.L.vo 28 agosto 2000 n. 274 e
606, comma primo, lett. e) cod. proc. pen.. Secondo il ricorrente, il giudice di pace ha
omesso la motivazione per avere valorizzato circostanze astratte e non avere
esaminato la fattispecie concreta come manifestatasi, sicchè ne risulta compromessa
la possibilità di valutare la correttezza della decisione assunta.
3. Con memoria pervenuta in data 30 gennaio 2018 la difesa degli imputati ha
dedotto l’infondatezza del ricorso per avere la sentenza esposto concreti dati di
valutazione riguardanti le posizioni degli imputati.
4.11 ricorso è tdfondato e merita dunque accoglimento.
4.1 I! Giudice di Pace, senza nemmeno avere dato atto in quali circostanze di fatto
era stata accertata la presenza degli imputati all’interno del territorio nazionale in
assenza di titolo in grado di legittimarne l’ingresso e la permanenza, quindi in
condizione di totale illegalità, ha ritenuto di poter accogliere la richiesta difensiva di
proscioglimento per la modestia della condotta a ragione della sua occasionalità, del
loro transito verso la Svizzera e dell’entità minima dell’offesa all’interesse protetto,
oltre che dello sproporzionato pregiudizio che il procedimento penale arreca alle loro
esigenze di lavoro, stante anche lo stato d’incensuratezza.
4.2 Come fondatamente lamentato dal Procuratore ricorrente, n tal modo si è
sottratto all’obbligo, si ricorda di rilevanza costituzionale, di dotare i provvedimenti
giudiziari di motivazione effettiva e congrua, che indichi gli elementi di fatto e diritto
che hanno indotto al pronunciamento: nel caso in esame il decidente ha inserito nel
documento decisorio alcune locuzioni dal contenuto generico, incentrate sulle esigenze
di lavoro degli imputati, che però non ha specificato nella loro consistenza e nella
meritevolezza di una positiva considerazione, né da quale fonte probatoria abbia

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prive di permesso di soggiorno, facevano ingresso e si trattenevano nel territorio dello

ricavato la relativa dimostazione. Inoltre, ha evidenziato l’assenza di precedenti
specifici e quindi l’occasionalità della condotta, pur senza avere illustrato alcuna
situazione di fatto che autorizzasse l’affermazione circa il mero transito degli imputati
dal territorio italiano verso la Svizzera e non viceversa e senza successivo rientro e
dopo avere rilevato in modo contraddittorio che i due Abdi erano stati già fermati in
Ragusa pochi mesi prima del controllo operato in Como, sicchè la loro condotta non era
per nulla occasionale, ma stabilmente caratterizzata da una permanenza illegale
protratta.

274/2000 indica anche i criteri per poter riconoscere la relativa causa di
proscioglimento, rappresentata dalla “particolare tenuità” del fatto, riconoscibile, non
in un episodio non particolarmente grave, ma, appunto, particolarmente tenue, tale da
arrecare in misura minima, quasi insignificante, la lesione del bene giuridico protetto
dalla norma violata. Inoltre, i predetti criteri applicativi dell’istituto sono costituiti
dall’esiguità del danno o del pericolo, dall’occasionalità della condotta e dal modesto
grado di colpevolezza, indici che devono essere congiuntamente considerati in
riferimento al fatto concreto nelle sue caratteristiche oggettive e soggettive e non
all’astratta fattispecie (sez. 5, n. 29831 del 13/03/2015, La Greca, rv. 265143; sez. 5,
n. 34227 del 07/05/2009, Scalzo, rv. 244910; sez. 4, n. 24387 del 28/04/2006
Ciampa, rv. 234577; sez. 4, n. 15374 del 15/02/2005, Orengo, rv. 231549).
4.4 Per quanto già riscontrato, a tali criteri il giudice non si è attenuto e comunque
li ha evocati in modo non giustificato nei presupposti di fatto attinenti alla situazione
concreta degli imputati; nè può ritenersi sufficientemente esplicativo l’accenno
all’assenza di precedenti penali in capo agli stessi, contenuto nella narrativa della
sentenza: si è già ritenuto al riguardo che la motivazione incentrata sulla valorizzazione
del solo dato concreto dell’incensuratezza non è congrua e completa, poiché trascura
gli altri elementi pretesi dalla norma, ossia in primo luogo le caratteristiche della
condotta, per nulla occasionale, ma consistita nella presenza dell’imputato nel
territorio dello tato dopo il suo ingresso in assenza di documenti legittimanti.
In tal modo il Giudice di pace si è soffermato solo su uno dei profili da considerare,
quello della personalità dell’autore del reato, valutato in modo parziale e superficiale,
senza avere tenuto conto degli altri elementi normativamente previsti per riconoscere
la causa di improcedibilità.
La sentenza impugnata va quindi annullata con rinvio per nuovo giudizio che
dovrà attenersi ai principi sopra esposti e colmare le lacune argomentative riscontrate.

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4.3 E’ noto, o dovrebbe esserlo, che la disposizione di cui all’art. 34 D.Lgs. n.

P. Q. M.

Annulla la sentenza impugnata e rinvia per nuovo giudizio al Giudice di pace di
Como in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 16 febbraio 2018.

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