Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 19385 del 22/02/2018


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 19385 Anno 2018
Presidente: MICCOLI GRAZIA
Relatore: RICCARDI GIUSEPPE

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
TACCONE Claudio, nato il 30/08/1968 a Rosarno
TACCONE Ferdinando, nato il 31/05/1992 a Cinquefrondi
TACCONE Vincenzo, nato il 24/09/1993 a Cinquefrondi
TACCONE Alex, nato il 23/03/1995 a Aosta

avverso la sentenza del 27/05/2016 della Corte di Appello di Torino

visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere GIUSEPPE RICCARDI;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale
Gabriele Mazzotta, che ha concluso chiedendo l’inammissibilità del ricorso;
udito il difensore, Avv. Francesco Bosco, che ha concluso chiedendo
l’accoglimento del ricorso.

RITENUTO IN FATTO

1. Con sentenza emessa il 27/05/2016 la Corte di Appello di Torino, in
parziale riforma della sentenza del Tribunale di Aosta del 29/04/2014, ha
confermato l’affermazione di responsabilità penale di Taccone Ferdinando,

é:1(

Data Udienza: 22/02/2018

Taccone Vincenzo e Taccone Alex in relazione ai reati di cui agli artt. 582,
583, comma 1, n. 1, 585, comma 1, 610, comma 2, 635, comma 2, n. 1, cod.
pen., per avere, in concorso con una quarta persona non identificata,
costretto Betral Emilio Giocondo e Joyeusaz Cristina a fermare la loro
autovettura, danneggiato il veicolo, rompendo con un pugno, il finestrino, e
trascinato il Betral fuori dalla macchina, per poi colpire entrambi
ripetutamente, cagionando al primo lesioni personali alla testa (fratture
scomposte) giudicate guaribili in 60 giorni, ed alla seconda lesioni personali

inoltre confermato l’affermazione di responsabilità nei confronti di Taccone
Claudio in relazione all’art. 612, comma 2, cod. pen., per avere, al termine
dell’aggressione, minacciato Betral e Joyeusaz di morte; ha riconosciuto a
Taccone Alex le circostanze attenuanti generiche equivalenti alle contestate
aggravanti, rideterminando la pena e riconoscendo i benefici della
sospensione condizionale e della non menzione, e ridotto la pena inflitta a
Taccone Ferdinando e Taccone Vincenzo.

2. Avverso tale sentenza ricorre per cassazione il difensore di Taccone
Claudio, Taccone Ferdinando, Taccone Vincenzo e Taccone Alex, Avv.
Francesco Bosco, deducendo i seguenti motivi di ricorso, qui enunciati, ai
sensi dell’art. 173 disp. att. cod. proc. pen., nei limiti strettamente necessari
per la motivazione.
2.1. Violazione di legge processuale in relazione alla costituzione di parte
civile: denuncia la nullità dell’atto di costituzione di parte civile, depositato
all’udienza preliminare del 17/12/2013, in quanto privo di procura speciale e
dell’indicazione dell’oggetto; lamenta che, a seguito dell’eccezione proposta
all’udienza dell’Il aprile 2014, il Tribunale abbia disposto la rinnovazione in
aula della costituzione di parte civile, aggiungendo che la costituzione sarebbe
sottoscritta dal difensore, benché l’atto riporti il nominativo delle persone
offese.
2.2. Vizio di motivazione in relazione all’affermazione di responsabilità: le
dichiarazioni delle persone offese non sarebbero credibili, e la ricostruzione
dei fatti dovrebbe essere fatta sulla base delle dichiarazioni rese
nell’immediatezza dagli imputati, secondo cui i fratelli Alex e Ferdinando
Taccone, recatisi a fare scorta di legnetti, stavano fumando una sigaretta,
allorquando sopraggiunse il Betral, che, sceso dalla macchina, avrebbe
puntato il fucile verso i due giovani, dicendo “che cazzo di fate qui, terroni di
merda!”; a quel punto Ferdinando lo avrebbe colpito al solo fine di disarmarlo,

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(trauma facciale e ferita lacero contusa) giudicate guaribili in 30 giorni; ha

per legittima difesa, e si sarebbero poi dati alla fuga; entrambi i fratelli
avevano escluso la presenza del fratello Vincenzo, che era andato a prendere i
fratelli più piccoli a scuola, e del padre Claudio, in compagnia della moglie,
Fazari Cristina, che avrebbe confermato la versione.
La versione delle parti civili, invece, sarebbe sprovvista di riscontri
esterni, e Cristina Joyeusaz aveva inizialmente riferito che gli aggressori erano
solo due, come confermato anche da uno dei carabinieri intervenuti, per poi
mutare versione nel corso del dibattimento, e tale incongruenza non può

negato la presenza di un fucile, nonostante Betral sia stato condannato con
decreto penale proprio per l’omessa denuncia di una carabina, e Scariot
Patrick abbia confermato la sua abitudine di risolvere le discussioni con la
minaccia di armi; non può essere esclusa la presenza di un’arma, anche per
l’omessa perquisizione.
Pertanto, va esclusa la presenza di Taccone Claudio e Vincenzo, mentre
Taccone Alex non ha contribuito all’azione di disarmare il Betral, né lo ha
colpito; Taccone Ferdinando, invece, avrebbe agito per legittima difesa.
La versione delle parti civili sarebbe poco convincente, non essendo stato
riferito quale soggetto abbia danneggiato il vetro e quale avrebbe aggredito il
Betral; i ruoli potevano ben essere riferiti dalla moglie, che è stata testimone
dell’accaduto, e se davvero avessero avuto uno stato di shock, non avrebbero
potuto riferire le minacce che avrebbe proferito Taccone Claudio; quanto alla
violenza privata, le parti civili erano a bordo di un fuoristrada ed avrebbero
senza difficoltà potuto aggirare la presenza delle persone presenti.
2.3. Violazione di legge in relazione al trattamento sanzionatorio, al
diniego delle attenuanti generiche ed al riconoscimento delle attenuanti in
regime di equivalenza a Taccone Alex: deduce che a Taccone Claudio
avrebbero potuto essere riconosciute le attenuanti generiche, essendo la
minaccia di scarsa gravità, addirittura qualificabile come semplice, e dunque
depenalizzata, e non potendo i precedenti penali essere ostativi; ai fratelli
Ferdinando e Vincenzo avrebbero potuto essere riconosciute le attenuanti
generiche per la giovane età e per la partecipazione seria e corretta al
processo, mentre ad Alex le attenuanti avrebbero potuto essere riconosciute
con giudizio di prevalenza, per la giovanissima età e per il coinvolgimento
marginale. Potevano inoltre escludersi le aggravanti contestate, essendosi
trattato di azioni solitarie, ed il danneggiamento del vetro non doveva
considerarsi aggravato, in quanto il soggetto che ha subìto la violenza era
diverso rispetto a quello collocato sul lato del finestrino rotto.

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essere giustificata dallo stato di agitazione; inoltre, le persone offese hanno

Infine, l’aumento per la continuazione poteva essere contenuto nei
minimi, così come la pena edittale.
2.4. Violazione di legge e vizio di motivazione in relazione alla
provvisionale ed al quantum riconosciuto, del quale si contesta l’ammontare in
relazione alle lesioni sofferte.
2.5. In data 16/02/2018 è pervenuto un “memoriale” redatto da Taccone

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso è inammissibile.

2. Il primo motivo è inammissibile.
La doglianza concernente la costituzione di parte civile, infatti, è
manifestamente infondata, in quanto l’assenza di legittimazione all’esercizio
dell’azione civile da parte del difensore, per difetto di procura speciale, ovvero
da parte del sostituto processuale, per difetto dei relativi poteri sostanziali, è
sanata mediante la presenza in udienza della persona offesa, che consente di
ritenere la costituzione di parte civile come avvenuta personalmente (Sez. 4,
n. 24455 del 22/04/2015, Plataroti, Rv. 263730).
Inoltre, secondo quanto chiarito dalla sentenza impugnata, il difensore
degli imputati non ha proposto alcuna eccezione in sede di questioni
preliminari ex art. 491 cod. proc. pen., né tanto meno dopo l’inizio del
dibattimento.
Al riguardo, le questioni preliminari relative alla costituzione di parte civile
devono essere poste, ai sensi dell’art. 491 cod. proc. pen., subito dopo che sia
stato compiuto, per la prima volta, l’accertamento della regolare costituzione
delle parti e devono essere decise immediatamente, con la conseguenza che
qualora la prima udienza – compiuto il predetto accertamento – si concluda
senza che sia stata sollevata la questione, la proposizione di quest’ultima deve
ritenersi preclusa nelle successive udienze, né l’ammissione della costituzione
di parte civile può essere in seguito contestata in sede di impugnazione (Sez.
6, n. 49057 del 26/09/2013, Andriulo, Rv. 258129; Sez. 5, n. 17667 del
24/03/2011, Cavallaro, Rv. 250187).

3. Il secondo motivo, le cui argomentazioni sono state riproposte nel
“memoriale” scritto da Taccone Ferdinando, è inammissibile, non soltanto

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Ferdinando, nel quale ha ribadito la propria versione dei fatti.

perché ripropone le medesime doglianze proposte con l’atto di appello, e
motivatamente respinte dalla Corte territoriale, senza alcun confronto
argomentativo con la sentenza impugnata

(ex plurimis,

Sez. 3, Sentenza n. 31939 del 16/04/2015, Falasca Zamponi, Rv. 264185;
Sez. 6, n. 13449 del 12/02/2014, Kasem, Rv. 259456), ma altresì perché
propone motivi diversi da quelli consentiti dalla legge (art. 606, comma 3,
cod. proc. pen.), risolvendosi in doglianze eminentemente di fatto, riservate al
merito della decisione, e perché manifestamente infondato.

valutazione probatoria relativa alla pretesa inattendibilità delle parti civili ed
alla attendibilità della versione resa dagli imputati, in quanto sollecitano, ictu
ocuii, una rivalutazione di merito preclusa in sede di legittimità; infatti, pur
essendo formalmente riferite a vizi riconducibili alle categorie del vizio di
motivazione e della violazione di legge, ai sensi dell’art. 606 c.p.p., sono in
realtà dirette a richiedere a questa Corte un inammissibile sindacato sul
merito delle valutazioni effettuate dalla Corte territoriale
(Sez. U, n. 2110 del 23/11/1995, Fachini, Rv. 203767; Sez. U, n. 6402 del
30/04/1997, Dessimone, Rv. 207944; Sez. U, n. 24 del 24/11/1999, Spina,
Rv. 214794).
In particolare, con le censure proposte i ricorrenti non lamentano una
motivazione mancante, contraddittoria o manifestamente illogica – unici vizi
della motivazione proponibili ai sensi dell’art. 606, lett. e), cod. proc. pen.
ma una

decisione erronea,

in quanto fondata su una

valutazione

asseritamente sbagliata.
Il controllo di legittimità, tuttavia, concerne il rapporto tra motivazione e
decisione, non già il rapporto tra prova e decisione; sicché il ricorso per
cassazione che devolva il vizio di motivazione, per essere valutato
ammissibile, deve rivolgere le censure nei confronti della motivazione posta a
fondamento della decisione, non già nei confronti della valutazione probatoria
sottesa, che, in quanto riservata al giudice di merito, è estranea al perimetro
cognitivo e valutativo della Corte di Cassazione.
Pertanto, nel rammentare che la Corte di Cassazione è giudice della
motivazione,

non già della

decisione,

ed esclusa l’ammissibilità di una

rivalutazione del compendio probatorio, esulando dai poteri della Corte di
cassazione quello di una “rilettura” degli elementi di fatto posti a fondamento
della decisione, la cui valutazione è, in via esclusiva, riservata al giudice di
merito, senza che possa integrare il vizio di legittimità la mera prospettazione
di una diversa, e per il ricorrente più adeguata, valutazione delle risultanze

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Va innanzitutto evidenziata l’inammissibilità delle doglianze relative alla

processuali (ex multis, Sez. U, n. 6402 del 30/04/1997, Dessimone, Rv.
207944), va al contrario ribadito che la sentenza impugnata ha fornito logica
e coerente motivazione in ordine alla ricostruzione dei fatti ed alla
qualificazione giuridica.
La Corte territoriale, infatti, ha affermato, con apprezzamento di fatto
immune da censure, e dunque insindacabile in sede di legittimità, che la
versione dei coniugi Betral era attendibile ed altresì riscontrata dal mancato
rinvenimento del fucile (il cui possesso era stato riferito dagli imputati) da

circostanti il luogo dove è avvenuta l’aggressione; al contrario, ha affermato
la “totale inattendibilità” della versione fornita da Taccone Ferdinando, in
ragione della evidente incompatibilità tra le gravi lesioni riportate dal Betral
(con oltre tre mesi di prognosi) e dalla moglie e l’unico pugno asseritamente
sferrato dall’imputato nel momento in cui la vittima avrebbe abbassato il
fucile.
Tutte le doglianze proposte, in ogni caso, sono dirette a contestare le
dichiarazioni delle parti civili, non già la motivazione della sentenza, e si
limitano a proporre una rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento
della decisione, la cui valutazione è, in via esclusiva, riservata al giudice di
merito, senza che possa integrare il vizio di legittimità la mera prospettazione
di una diversa, e per il ricorrente più adeguata, valutazione delle risultanze
processuali (ex multis, Sez. U, n. 6402 del 30/04/1997, Dessimone, Rv.
207944).

4. Il terzo motivo, concernente il trattamento sanzionatorio, il diniego
delle attenuanti generiche, ed il giudizio di equivalenza delle attenuanti
riconosciute a Taccone Alex, è inammissibile.
Premesso che, in tema di attenuanti generiche, il giudice del merito
esprime un giudizio di fatto, la cui motivazione è insindacabile in sede di
legittimità, purché sia non contraddittoria e dia conto, anche richiamandoli,
degli elementi, tra quelli indicati nell’art. 133 cod. pen., considerati
preponderanti ai fini della concessione o dell’esclusione (Sez. 5, n. 43952 del
13/04/2017, Pettinelli, Rv. 271269), va ribadito che il mancato
riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche può essere
legittimamente motivato dal giudice con l’assenza di elementi o circostanze di
segno positivo, a maggior ragione dopo la riforma dell’art. 62-bis, disposta
con il d.l. 23 maggio 2008, n. 92, convertito con modifiche nella legge 24
luglio 2008, n. 125, per effetto della quale, ai fini della concessione della

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parte dei CC, che hanno ispezionato sia l’auto delle persone offese che le zone

diminuente, non è più sufficiente il solo stato di incensuratezza dell’imputato
(Sez. 1, n. 39566 del 16/02/2017, Starace, Rv. 270986); inoltre, le attenuanti
generiche possono essere negate anche soltanto in base ai precedenti penali
dell’imputato, perché in tal modo viene formulato comunque, sia pure
implicitamente, un giudizio di disvalore sulla sua personalità (Sez. 2, n. 3896
del 20/01/2016, De Cotiis, Rv. 265826).
Nel caso in esame, la sentenza impugnata ha evidenziato l’assenza di
elementi favorevoli valutabili ai fini del riconoscimento delle attenuanti

dai quali risultano gravati Taccone Claudio, Taccone Vincenzo e Taccone
Ferdinando.
Sicché la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche è
giustificata da motivazione esente da manifesta illogicità, che, pertanto, è
insindacabile in cassazione (Sez. 6, n. 42688 del 24/9/2008, Rv. 242419),
anche considerato il principio affermato da questa Corte secondo cui non è
necessario che il giudice di merito, nel motivare il diniego della concessione
delle attenuanti generiche, prenda in considerazione tutti gli elementi
favorevoli o sfavorevoli dedotti dalle parti o rilevabili dagli atti, ma è
sufficiente che egli faccia riferimento a quelli ritenuti decisivi o comunque
rilevanti, rimanendo disattesi o superati tutti gli altri da tale valutazione (Sez.
2, n. 3609 del 18/01/2011, Sermone, Rv. 249163; Sez. 6, n. 34364 del
16/06/2010, Giovane, Rv. 248244).
Con riferimento alla doglianza concernente il giudizio di equivalenza, nel
rammentare che le statuizioni relative al giudizio di comparazione tra opposte
circostanze, implicando una valutazione discrezionale tipica del giudizio di
merito, sfuggono al sindacato di legittimità qualora non siano frutto di mero
arbitrio o di ragionamento illogico e siano sorrette da sufficiente motivazione,
tale dovendo ritenersi quella che per giustificare la soluzione dell’equivalenza
si sia limitata a ritenerla la più idonea a realizzare l’adeguatezza della pena
irrogata in concreto (Sez. U, n. 10713 del 25/02/2010, Contaldo, Rv.
245931), va evidenziato che a Taccone Alex sono state riconosciute le
attenuanti generiche in considerazione della giovane età e dell’assenza di
precedenti penali, con giudizio di equivalenza rispetto alle contestate
aggravanti, sulla base di un apprezzamento di fatto insindacabile in sede di
legittimità, tenuto altresì conto degli elementi evidenziati nella stessa
motivazione, caratterizzati da una violenta aggressione ai danni di due
persone, e dagli esiti gravi della stessa.

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generiche, la notevole gravità dei fatti, ed i precedenti penali, anche specifici,

Infine, quanto alle doglianze relative al trattamento sanzionatorio, è
pacifico che la graduazione della pena, anche in relazione agli aumenti ed alle
diminuzioni previsti per le circostanze aggravanti ed attenuanti, rientra nella
discrezionalità del giudice di merito, il quale, per assolvere al relativo obbligo
di motivazione, è sufficiente che dia conto dell’impiego dei criteri di cui all’art.
133 cod. pen. con espressioni del tipo: “pena congrua”, “pena equa” o
“congruo aumento”, come pure con il richiamo alla gravità del reato o alla
capacità a delinquere, essendo, invece, necessaria una specifica e dettagliata

lunga superiore alla misura media di quella edittale (Sez. 2, n. 36104 del
27/04/2017, Mastro, Rv. 271243); ne discende che è inammissibile la censura
che, nel giudizio di cassazione, miri ad una nuova valutazione della congruità
della pena la cui determinazione non sia frutto di mero arbitrio o di
ragionamento illogico e sia sorretta da sufficiente motivazione (ex multis, Sez.
5, n. 5582 del 30/09/2013, dep. 2014, Ferrario, Rv. 259142).
Peraltro, in tema di determinazione della pena, nel caso in cui venga
irrogata una pena al di sotto della media edittale, non è necessaria una
specifica e dettagliata motivazione da parte del giudice, essendo sufficiente il
richiamo al criterio di adeguatezza della pena, nel quale sono impliciti gli
elementi di cui all’art. 133 cod. pen. (Sez. 4, n. 46412 del 05/11/2015,
Scaramozzino, Rv. 265283; Sez. 3, n. 38251 del 15/06/2016, Rignanese, Rv.
267949).
Nel caso in esame, la sentenza impugnata ha determinato la pena base
nei confronti di Taccone Claudio, Taccone Vincenzo e Taccone Ferdinando nel
minimo edittale previsto per le lesioni gravi (tre anni di reclusione), e nei
confronti di Taccone Alex in un anno e cinque mesi di reclusione, individuando
una sanzione ben al di sotto della media edittale; gli aumenti per la
continuazione, infine, sono stati assolutamente modesti (25 giorni per la
violenza privata e 5 giorni per il danneggiamento), e comunque insuscettibili
di sindacato in sede di legittimità.

5. Il quarto motivo è inammissibile, in quanto non è impugnabile con
ricorso per cassazione la statuizione pronunciata in sede penale e relativa alla
concessione e quantificazione di una provvisionale, trattandosi di decisione di
natura discrezionale, meramente delibativa e non necessariamente motivata
(ex multis, Sez. 3, n. 18663 del 27/01/2015, D. G., Rv. 263486), oltre che

per sua natura insuscettibile di passare in giudicato e destinato ad essere

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spiegazione del ragionamento seguito soltanto quando la pena sia di gran

travolto dall’effettiva liquidazione dell’integrale risarcimento (Sez. 2, n. 49016
del 06/11/2014, Patricola, Rv. 261054).

6. Alla declaratoria di inammissibilità dei ricorsi consegue la condanna al
pagamento delle spese processuali e la corresponsione di una somma di
denaro in favore della cassa delle ammende, somma che si ritiene equo
determinare in Euro 2.000,00.

dichiara inammissibili i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle
spese del procedimento e della somma di C 2.000,00 ciascuno in favore della
Cassa delle Ammende.

Così deciso in Roma il 22/02/2018

P.Q.M.

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