Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 19371 del 12/02/2018


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Penale Sent. Sez. 5 Num. 19371 Anno 2018
Presidente: BRUNO PAOLO ANTONIO
Relatore: AMATORE ROBERTO

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
MARINANGELI ROBERTO nato il 02/03/1957 a MONTEGIORGIO

avverso la sentenza del 06/07/2015 della CORTE APPELLO di ANCONA
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere ROBERTO AMATORE
Udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore GIUSEPPE
CORASANITI
che ha concluso per

Il Proc. Gen. conclude per il rigetto
Udito il difensore

Data Udienza: 12/02/2018

RITENUTO IN FATTO
1.Con la sentenza impugnata la Corte di Appello di Ancona ha confermato integralmente la
condanna del predetto imputato per i reati di cui agli artt. 216 n. 1 e 223, 2 comma, n. 2 I. fall.
( Capo c della rubrica ) ; artt. 216 n. 1, 219 e 223 I. fall. ( Capo d della rubrica ) ( bancarotte
entrambi contestate in relazione al fallimento della società “The a Accessories s.r.l.” ) ; ed artt.
216, comma 1, n. 2, e 223 I. fall. ( Capo e della rubrica : bancarotta documentale in relazione
al fallimento della società ISOLA VERDE s.r.l. ).

impugnativa a due motivi di doglianza.
1.1 Denunzia il ricorrente, con il primo motivo, erronea applicazione della legge penale e
processuale in relazione alle norme che attengono alla valutazione della prova, nonché vizio
argomentativo.
Evidenzia la difesa dell’imputato la mancanza di motivazione in ordine allo specifico motivo di
gravame avanzato in grado di appello e che riguardava la censura relativa alla valutazione,
come fonte di prova e di convincimento, della verifica fiscale condotta dall’Agenzia delle
entrate di Fermo, verifica che, invece, il Tribunale di Fermo aveva ritenuto inattendibile in altri
procedimenti che erano sfociati in pronunciamenti assolutori nei confronti dell’odierno
indagato.
Si assume che la motivazione adottata, sul punto, dalla Corte anconetana era illogica giacché
gli ulteriori elementi di prova valorizzati dal giudice di appello, e cioè la relazione del curatore
fallimentare e le valutazioni del c.t. della Procura, si fondavano, come fonte di conoscenza,
proprio sulla predetta relazione fiscale, che come tale era stata dichiarata inattendibile in altri
pronunciamenti passati in giudicato.
1.2 Con il secondo motivo si censura la sentenza impugnata sempre per vizio argomentativo in
relazione all’accertamento di penale responsabilità dell’imputato in relazione al capo 3 della
rubrica, e cioè al reato di bancarotta documentale in relazione al fallimento Isola Verde s.r.I..
Contesta la difesa la definizione della denunzia di smarrimento presentata dal ricorrente come
colpevole ovvero falsa giacché tale elemento di valutazione non era evincibile dalle carte
processuali e, comunque, la perdita della documentazione non era idonea a determinare la
impossibilità nella ricostruzione della contabilità sociale.

CONSIDERATO IN DIRITTO
2. Il ricorso è inammissibile.
2.1 II primo motivo di censura è inammissibile in ragione della sua evidente genericità ed
aspecificità.
2.1.1 Sul punto, occorre premettere che, tra i requisiti del ricorso per cassazione, vi è anche
quello, sancito a pena di inammissibilità, della specificità dei motivi : il ricorrente ha non
soltanto l’onere di dedurre le censure su uno o più punti determinati della decisione
impugnata, ma anche quello di indicare gli elementi che sono alla base delle sue lagnanze.
2

Avverso la predetta sentenza ricorre l’imputato, per mezzo del suo difensore, affidando la sua

Nel caso di specie il motivo di ricorso in esame è inammissibile perché privo dei requisiti
prescritti dall’art. 581, comma 1, lett. c) cod. proc. pen., in quanto, a fronte di una
motivazione, resa sul punto qui in esame, logicamente corretta e scevra da contraddizioni ed
aporie, non indica gli elementi che sono alla base della censura formulata, non consentendo al
giudice dell’impugnazione di individuare i rilievi mossi ed esercitare il proprio sindacato.
Peraltro, va aggiunto che la censura è fondata su motivi che ripropongono le stesse ragioni già
discusse e ritenute infondate dal giudice del gravame, dovendo gli stessi considerarsi, dunque,

La mancanza di specificità del motivo, invero, deve essere apprezzata non solo per la sua
genericità, come indeterminatezza, ma anche per la mancanza di correlazione tra le ragioni
argomentate dalla decisione impugnata e quelle poste a fondamento dell’impugnazione, questa
non potendo ignorare le esplicitazioni del giudice censurato senza cadere nel vizio di
aspecificità conducente, a mente dell’art. 591 comma 1 lett. c), all’inammissibilità (Sez. 4,
29/03/2000, n. 5191, Barone, Rv. 216473; Sez. 1, 30/09/2004, n. 39598, Burzotta, Rv.
230634; Sez. 4, 03/07/2007, n. 34270, Scicchitano, Rv. 236945; Sez. 3, 06/07/2007, n.
35492, Tasca, Rv. 237596).
2.1.2 Sul punto va, infatti, precisato che, come già correttamente argomentato dalla Corte di
merito, a fronte di un motivo di gravame estremamente generico e non circostanziato in ordine
alle ragioni delle doglianze formulate per i reati di bancarotta di cui ai capi c e d della rubrica, il
giudizio – su cui si fondava la valutazione di penale responsabilità degli imputati — riposava, in
verità, sulle emergenze probatorie discendenti dalla relazione ex art. 33 I. fall. del curatore e
dalle informazioni ricevute dal c.t. del P.m., sicché le ulteriori censure sollevate in tema di
verifica fiscale devono ritenersi del tutto ininfluenti ai fini dello scrutinio del predetto giudizio di
penale responsabilità dell’imputato.
Del resto, come già sopra evidenziato la censura qui riproposta innanzi al giudice di legittimità
non si confronta in alcun modo con la ricordata motivazione resa sul punto dalla Corte
distrettuale, risultando, pertanto, generica ed aspecifica.
2.3 Anche il secondo motivo di doglianza è inammissibile per manifesta infondatezza.
Non è, invero, rintracciabile il denunziato vizio argomentativo.
2.3.1 Sul punto è utile ricordare che ricorre il vizio della mancanza, della contraddittorietà o
manifesta illogicità della motivazione della sentenza se la stessa risulti inadeguata nel senso di
non consentire l’agevole riscontro delle scansioni e degli sviluppi critici che connotano la
decisione in relazione a ciò che è stato oggetto di prova ovvero di impedire, per la sua
intrinseca oscurità ed incongruenza, il controllo sull’affidabilità dell’esito decisorio, sempre
avendo riguardo alle acquisizioni processuali ed alle prospettazioni formulate dalle parti (Cass.,
Sez. 4, 14 gennaio 2010, n. 7651/2010).
2.3.2 Ciò posto, la motivazione resa, sul punto qui da ultimo in discussione, da parte della
Corte anconetana risulta giuridicamente corretta e scevra da criticità argomentative, atteso
che spiega, in modo condivisibile, che la denunzia riguardava solo lo smarrimento della
3

non specifici.

documentazione bancaria e, dunque, la circostanza allegata dalla difesa non escludeva,
comunque, la integrazione del reati di bancarotta documentale.
2.3.3 Peraltro, non deve neanche essere dimenticato che, secondo l’orientamento di questa
Corte, sussiste il reato di bancarotta fraudolenta documentale non solo quando la ricostruzione
del patrimonio si renda impossibile per il modo in cui le scritture contabili siano state tenute,
ma anche quando gli accertamenti, da parte degli organi fallimentari, siano stati ostacolati da
difficoltà superabili solo con particolare diligenza (Sez. 5, n. 45174 del 22/05/2015 – dep.

2.3.2.1 Sul punto va infatti richiamato il consolidato orientamento di questa Corte, secondo cui
per la bancarotta fraudolenta documentale prevista dall’art. 216, comma primo, n. 2, I. fall.,
l’elemento psicologico deve essere individuato nel dolo generico, costituito dalla coscienza e
volontà della irregolare tenuta delle scritture, con la consapevolezza che ciò renda impossibile
o gravemente difficoltosa la ricostruzione delle vicende del patrimonio dell’imprenditore (Sez.
5, n. 48523 del 06/10/2011).
Orbene, la differenza tra la bancarotta fraudolenta documentale prevista dall’art. 216 comma
primo n. 2, L. fall. e quella semplice prevista dall’art. 217, comma secondo, stessa legge
consiste nell’elemento psicologico che, nel primo caso, viene individuato nel dolo generico,
costituito dalla coscienza e volontà della irregolare tenuta delle scritture con la consapevolezza
– come sopra detto – che ciò renda impossibile la ricostruzione delle vicende del patrimonio
dell’imprenditore e, nel secondo caso, dal dolo o indifferentemente dalla colpa, che sono
ravvisabili quando l’agente ometta, rispettivamente, con coscienza e volontà o per semplice
negligenza, di tenere le scritture (Sez. 5, n. 6769 de/ 18/10/2005).
Osserva la Corte come il giudice impugnato si è attenuto, nelle valutazioni di sua spettanza, ai
principi di diritto qui ancora una volta riaffermati, non ravvisandosi, pertanto, il lamentato vizio
argomenta tivo.
4. Alla inammissibilità consegue, ex art. 616 cod. proc. pen., la condanna del ricorrente al
versamento, in favore della cassa delle ammende, di una somma che appare equo determinare
in euro 2000.

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del
procedimento e della somma di Euro 2.000 in favore della Cassa delle Ammende.
Così deciso in Roma, il 12.2.2019

11/11/2015, Faragona e altro, Rv. 26568201)

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA