Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 19350 del 18/12/2017


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 19350 Anno 2018
Presidente: VESSICHELLI MARIA
Relatore: DE GREGORIO EDUARDO

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
LIVERZANI MONICA nato il 29/05/1956 a MILANO

avverso la sentenza del 30/06/2016 della CORTE APPELLO di MILANO
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere EDUARDO DE GREGORIO
Udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore PERLA LORI
che ha concluso per

Il Proc. Gen. conclude per l’inammissibilita’
Udito il difensore
l’avvocato SCHEMBRI FABIO, si riporta agli scritti e insiste per un annullamento
con rinvio per la revisione della pena.
l’avvocato MARTELLINO GIORGIO, si riporta ai motivi.

Data Udienza: 18/12/2017

RITENUTO IN FATTO
Con la sentenza impugnata la Corte d’Appello di Milano ha parzialmente riformato la
sentenza di primo grado, che aveva condannato l’imputata alla pena di giustizia per
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apponendo un falso timbro del Comune di Milano, non meno di 68 dichiarazioni
sostitutive di atto notorio apparentemente rilasciate da suoi creditori, con le quali essi
attestavano di aver ricevuto il pagamento degli importi di assegni di cui erano i
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1.Ha presentato ricorso la difesa dell’imputata, che col primo motivo ha lamentato
l’errata applicazione della legge in relazione agli artt 192 e 533 cp, ed il travisamento
della prova, poiché la Corte avrebbe travisato le deposizioni di più testi, tra i quali in
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dal complesso delle testimonianze emergerebbe l’estraneità dell’imputata alle attività di
falsificazione.
1.1 Nel secondo motivo è stata dedotta l’illogicità della motivazione, nella parte in cui
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escluso la partecipazione ed il contributo della ricorrente alle vicende illecite,
ritenendole inattendibili.
1.2 Tramite il terzo motivo è stata lamentata l’assenza di risposte all’argomento
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dell’imperizia nell’uso degli strumenti informatici.
Con motivi nuovi depositati ad aprile 2017 ed il 4.12.17 è stata dedotta violazione di
legge per il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e l’illegalità
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pena base.
All’odierna udienza il Pg, drssa Perla Lori, ed i difensori dell’imputata hanno concluso
come in epigrafe.

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Il ricorso è inammissibile.
1.11 primo motivo di ricorso è inammissibile, poiché volto a riconsiderare elementi di
fatto già apprezzati dai Giudici del merito con motivazione plausibile e, pertanto,
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dall’esame unitario delle prove testimoniali emergerebbe l’estraneità dell’imputata ai
fatti in contestazione, non trova correlazione nel percorso argomentativo sviluppato dai
Giudici dei merito.

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Invero, in primis, occorre osservare come gli elementi probatori acquisiti a sostegno
della conferma della declaratoria di responsabilità non siano esclusivamente quelli
ricavabili dalle dichiarazioni dei testi ma riguardino anche altri dati, specificamente
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evidenze, come la messa a disposizione del conto corrente bancario da parte
dell’imputata, dal quale risultavano tratti gli assegni non andati a buon fine; la
destinazione a Liverzani Monica delle plurime diffide bancarie; la conoscenza della
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effettato durante la perquisizione domiciliare.
Dalla corretta complessiva ponderazione dei suindicati elementi probatori la Corte ha
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contributo causale ad essi apportato.
1.1 Si può aggiungere, per rispondere esaustivamente alla doglianze difensive che diversamente da quanto sostenuto – le deposizioni testimoniali hanno confermato
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pervenire le dichiarazioni sostitutive false, in quanto solo apparentemente sottoscritte
dai beneficiari, presso la Banca Popolare Veneta.
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della sentenza nella parte in cui ha disatteso le dichiarazioni autoaccusatorie del marito
di Liverzani, che in tal modo aveva escluso la partecipazione ed il contributo della
ricorrente alle vicende illecite.
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La Corte territoriale, infatti, ha osservato che le

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quanto provenienti dal coimputato del medesimo reato, non hanno trovato alcun
elemento di conferma dell’attendibilità, come invece richiesto dalla norma citata. Ex
multis Sez. 2 n.4150 del 28/01/2015.
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innanzi ricordate – di segno contrario alle favorevoli dichiarazioni del coimputato, che,
dunque, motivatamente sono state giudicate inattendibili.

Nel caso di specie,infatti,

tramite la valutazione complessiva delle risultanze processuali è stato ritenuto
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imputazione, seppur defilato e meno attivo nella gestione rispetto a quello assunto dal
marito.

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3.La doglianza relativa alla mancata risposta circa l’incompetenza informatica
dell’imputata che sarebbe stata preclusiva alla realizzazione delle condotte contestate,
non è ammissibile poiché non si è confrontata con la motivazione della sentenza

3.1 La Corte d’Appello ha giudicato provata, al di la di ogni ragionevole dubbio, la
responsabilità dell’imputata sulla base dei

chiari risultati, già innanzi rammentati,

dell’istruttoria dibattimentale, considerando, quindi, vanificate le argomentazioni
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considerate ininfluenti.
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trattamento sanzionatorio, che non era stato censurato nei motivi originari; non
essendo connessi con quelli contenuti nel ricorso principale non possono essere oggetto
d’esame dinanzi a questa Corte. Invero, in tema di impuanazioni, i motivi nuovi, a pena
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decisione investiti dall’impugnazione principale già presentata, essendo necessaria la
sussistenza di una connessione funzionale tra i motivi nuovi e quelli originari. ( Sez. 6
n.6075 del 13/01/2015).
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Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese
processuali e della somma di euro duemila a favore della cassa delle ammende.
Deciso il 18.12.2017

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