Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 19336 del 22/12/2017


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 19336 Anno 2018
Presidente: FUMU GIACOMO
Relatore: TUTINELLI VINCENZO

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
IOANNA GRAZIELLA nato il 15/02/1977 a BENEVENTO

avverso la sentenza del 29/11/2016 della CORTE APPELLO di ROMA
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere VINCENZO TUTINELLI
Udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore GIANLUIGI
PRATOLA
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Il Proc. Gen. conclude per il rigetto
Udito il difensore
Il difensore presente chiede l’accoglimento del ricorso

Data Udienza: 22/12/2017

RITENUTO IN FATTO

1. Con la sentenza 29 novembre 2016, la Corte di appello di Roma ha confermato la
dichiarazione di penale responsabilità dell’imputata in ordine al reato di appropriazione indebita
ascrittole e ha ridotto l’entità della condanna in sede civile revocando la statuizione che
prevedeva la subordinazione della sospensione condizionale all’effettivo pagamento del
risarcimento del danno.
2. Avverso tale provvedimento, propone ricorso per cassazione l’imputata lamentando
2.1. Erronea applicazione degli articoli 1298-1854 del codice civile in relazione all’articolo

Afferma la ricorrente che erroneamente la Corte di merito avrebbe applicato la presunzione
in ordine alla sussistenza di pari quote da imputarsi ai soggetti cui il conto corrente intestato in
presenza di una prova certa dell’esatto ammontare delle somme di pertinenza dell’uno dell’altro.
Sotto tale aspetto, si richiama alla documentazione in atti in ordine ai prelievi effettuati dalla
parte offesa sul proprio libretto personale e ai depositi effettuati sul conto cointestato nonché
agli SMS depositati in atti. Con memoria depositata in data quattro dicembre 2017, la ricorrente
rileva inoltre come risultino maturati ad oggi i termini prescrizionali del reato contestato e, dopo
aver ribadito la richiesta di annullamento della sentenza per mancanza del dolo specifico, ha
chiesto annullarsi senza rinvio la sentenza impugnata per intervenuta estinzione del reato per
prescrizione.
CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso risulta non manifestamente infondato nella parte in cui evidenzia la mancata
valutazione – ai fini della esatta determinazione della condotta della imputata, rilevante anche
ai fini della determinazione della pena – della alternativa ricostruzione fornita in sede di appello
e riproposta in sede di ricorso e dei documenti in tale sede allegati che – partendo da una
valutazione della documentazione in atti e segnatamente dei versamenti effettuati dalla parte
offesa – offre in concreto la documentazione di una ricostruzione alternativa a quella offerta in
sede di merito , a sua volta fondata su un principio di imputazione al 50% ciascuno, in ciò
prescindendo dalla clausola di pari facoltà di riscatto richiamata dallo stesso giudice di primo
grado (v. pag. 7 della motivazione).
2. Ciò impone a questa Corte di rilevare d’ufficio le questioni inerenti all’applicazione della
declaratoria delle cause di non punibilità di cui all’art. 129 cod. proc. pen. e di dichiarare, per
l’effetto, l’intervenuta prescrizione del reato di appropriazione indebita. Questa Corte, infatti, ha
più volte affermato che allorché non tutti i motivi di ricorso per cassazione siano inammissibili,
sono rilevabili d’ufficio le questioni inerenti all’applicazione della declaratoria delle cause di non
punibilità di cui all’art. 129, comma 1, cod. proc. pen., che non comportino la necessità di
accertamenti in fatto o di valutazioni di merito incompatibili con i limiti del giudizio di legittimità
(ex multis Sez. 1, sentenza n. 9288 del 20/1/2014, Rv. 259788). Nel caso di specie, il reato
risulta consumato in data antecedente al 9 giugno 2009 allorché vi è stata la riscossione dei
titoli. Applicandosi, ai fini della determinazione del tempo necessario a prescrivere, la disciplina
2

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646 cod. pen..

introdotta dalla I. 5 dicembre 2005, n. 251, il termine massimo, in assenza degli ulteriori aumenti
dovuti alle condizioni soggettive ostative di cui al cpv. dell’art. 161 cod. pen. (non risulta
contestata la recidiva qualificata), è di anni sette e mesi sei, interamente maturato alla data
dell’odierna pronunzia.
3. Va, pertanto, annullata senza rinvio la sentenza impugnata perché il reato è estinto per
prescrizione.
P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata per essere il reato estinto per prescrizione.

Sentenza a motivazione semplificata.
Così deciso in Roma, il 22 dicembre 2017
Il Consi liere estensore

Il

.idente

Conferma le statuizioni civili.

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