Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 19286 del 13/03/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 19286 Anno 2018
Presidente: MOGINI STEFANO
Relatore: BASSI ALESSANDRA

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
MUSTACCIOLO PASQUALE nato il 20/05/1958 a PALERMO
avverso la sentenza del 20/06/2017 della CORTE APPELLO di PALERMO
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere ALESSANDRA BASSI;

Data Udienza: 13/03/2018

MOTIVI DELLA DECISIONE
1. Pasquale Mustacciolo ricorre avverso il provvedimento in epigrafe, con il quale la Corte
d’appello di Palermo ha confermato l’appellata sentenza del Tribunale di Palermo, con cui egli è
stato condannato alla pena di legge per il reato di evasione dalla detenzione domiciliare. Il
ricorrente deduce la violazione di legge penale ed il vizio di motivazione per avere i giudici di
merito stimato integrato il reato nonostante egli si limitasse a soffermarsi sul pianerottolo di
casa per portare una sigaretta alla vicina di casa e per avere ingiustificatamente negato

2. Il ricorso è inammissibile.
3. Ed invero, il ricorso, da un lato, reitera gli stessi motivi coltivati in appello e non si confronta
con le risposte date dalla Corte; dall’altro lato, promuove una rivalutazione su aspetti
squisitamente di merito, non consentita in questa Sede, dovendo la Corte di legittimità limitarsi
a verificare la completezza e l’insussistenza di vizi logici ictu ocu/i percepibili, senza possibilità
di valutare la rispondenza della motivazione alle acquisizioni processuali (ex plurimis Sez. U, n.
47289 del 24/09/2003, Petrella, Rv. 226074).
4. Con considerazioni del resto ineccepibili – in quanto solidamente ancorate alle emergenze
processuali e conformi a logica e diritto – i giudici di merito hanno evidenziato come, nella
specie, debba certamente ritenersi integrato il reato di evasione, dovendosi intendere per
domicilio, agli effetti dell’art. 385 c.p., il luogo in cui la persona conduce la propria vita
domestica e privata con esclusione di ogni altra appartenenza (aree condominiali, dipendenze,
diardini, cortili e spazi simili) che non sia di stretta pertinenza dell’abitazione e non ne
costituisca parte integrante (Sez. 6, n. 4830 del 21/10/2014 – dep. 2015, P.M. in proc.
Capkevica, Rv. 262155).
5.

Il diniego delle circostanze attenuanti generiche è solidamente ancorato a ben evidenziati

elementi di segno negativo (Sez. 3, n. 19639 del 27/01/2012, Gallo e altri, Rv. 252900), quali
i numerosi precedenti penali e l’assenza di elemento positivamente valutabili (v. pagina 2 della
sentenza).
6. Dalla declaratoria di inammissibilità del ricorso consegue, a norma dell’art. 616 cod. proc.
pen., la condanna del ricorrente, oltre che al pagamento delle spese del procedimento, anche a
versare una somma, che si ritiene congruo determinare in 3.000,00 euro.

P.Q.M.
dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e
della somma di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende.

„Così deciso il 13 marzo 2018

DEPOSITATA

l’applicazione delle circostanze attenuanti generiche.

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