Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 19283 del 13/03/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 19283 Anno 2018
Presidente: MOGINI STEFANO
Relatore: BASSI ALESSANDRA

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
OSIO RAOUL nato il 26/02/1971 a OSIO SOTTO
avverso la sentenza del 25/09/2015 della CORTE APPELLO di BRESCIA
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere ALESSANDRA BASSI;

Data Udienza: 13/03/2018

MOTIVI DELLA DECISIONE

Raoul Osio ricorre avverso il provvedimento in epigrafe, con il quale la Corte d’appello di
Brescia, giudicando su rinvio di questa Corte di cassazione, in parziale riforma dell’appellata
sentenza del Tribunale di Bergamo, qualificato il fatto di cui al capo B) ai sensi degli artt. 73,
comma 5, e 80 lett. a) d.P.R. n. 309/1990, stimato più grave il delitto di estorsione continuata
di cui al capo A), applicata la circostanza attenuante di cui all’art. 62 n. 6, fermo restando il
giudizio di prevalenza delle circostanze attenuanti generiche sull’aggravante contestata sub

inflittagli per detti reati in continuazione. Il ricorrente deduce, con un unico motivo, la
violazione di legge penale in relazione all’art. 133 cod. pen. ed il vizio di motivazione con
riguardo alle immotivate riduzioni di pena per le circostanze attenuanti di cui agli artt. 62-bis e
62 n. 7 (rectius n. 6) cod. pen.
2. Il ricorso è inammissibile.
3. Ed invero, la denunciata mancanza di motivazione si appalesa all’evidenza destituita di
fondamento, là dove la Corte territoriale, sia pure sinteticamente, ha dato conto delle ragioni
per le quali abbia ritenuto di disporre le riduzioni di pena non sul massimo praticabile, tenuto
conto della gravità del fatto e delle modalità della condotta (v. pagina 4 della sentenza
impugnata).
Costituisce d’altronde principio di diritto pacifico che l’obbligo di motivazione da parte del
giudice di merito in ordine alla misura della riduzione della pena per effetto dell’applicazione di
un’attenuante possa ritenersi adempiuto anche attraverso l’adozione, in sentenza, di una
formula sintetica, quale “si ritiene congruo” (da ultimo

Sez. 4, n.

54966 20/09/2017,

Romagnoli, Rv. 271524).
4. Dalla declaratoria di inammissibilità del ricorso consegue, a norma dell’art. 616 cod. proc.
pen., la condanna del ricorrente, oltre che al pagamento delle spese del procedimento, anche a
versare una somma, che si ritiene congruo determinare in 3.000,00 euro.

P.Q.M.

dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e
della somma di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende.

“Così deciso il 13 marzo 2018

capo B), ha rideterminato in anni due e mesi sei di reclusione e 1.700 euro di multa la pena

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