Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 19201 del 13/07/2017


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 19201 Anno 2018
Presidente: SAVANI PIERO
Relatore: GENTILI ANDREA

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
MANGIONE LUCIA nato il 13/12/1971 a GRAVINA DI PUGLIA

avverso la sentenza del 24/02/2016 della CORTE APPELLO di BARI
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere ANDREA GENTILI;

Data Udienza: 13/07/2017

Ritenuto che, con sentenza del 24 febbraio 2016, la Corte di appello di Bari
ha solo parzialmente confermato la sentenza con la quale il precedente 26
marzo 2014 il Tribunale di Bari, Sezione distaccata di Altamura, aveva
dichiarato Mangione Lucia responsabile quanto alla imputazione di cui in
epigrafe e la aveva, pertanto, condannata, unificati i reati sotto il vincolo
della continuazione e concesse le attenuanti generiche, alla pena di anni 2 e
mesi 6 di reclusione ed euro 900,00 di multa;

ha dichiarato non doversi procedere nei confronti della Mangione quanto alla
imputazione di cui all’art. 649 cod. pen., relativa al fatto commesso in data 9
marzo 2007, perché già oggetto di precedente sentenza; la ha prosciolta dal
reato commesso in data 13 marzo 2007, per essere lo stesso estinto per
prescrizione, ed ha rideterminato pertanto la pena per il residuo reato
commesso in data 23 novembre 2008 in mesi 6 di reclusione ed euro 100,00
di multa;
che avverso detta sentenza ha interposto ricorso per cassazione la Mangione
deducendo, sotto il profilo della violazione di legge, la illegittimità della
sentenza impugnata in relazione alla mancata applicazione della prescrizione
in relazione anche la restante reato contestato.

Considerato che il ricorso è inammissibile;
che il motivo di impugnazione dedotto dalla ricorrente è del tutto generico;
che, infatti, la ricorrente, la quale postula che il residuo episodio di violazione
dei sigilli non si sia verificato in data 23 novembre 2008, ma sia intervenuto in
altra precedente data, non introduce alcun elemento dal quale desumere che,
invece, l’accertamento operato in sede di merito da parte della Corte
territoriale e prima dal Tribunale sia viziato per contraddittorietà ovvero per
manifesta illogicità;
che il ricorso deve perciò essere dichiarato inammissibile e, tenuto conto della
sentenza 13 giugno 2000, n. 186, della Corte costituzionale nonché rilevato
che nella fattispecie non sussistono elementi per ritenere che «la parte abbia
proposto il ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa di
inammissibilità», alla declaratoria dell’inammissibilità del ricorso consegue, a
norma dell’art. 616 cod. proc. pen., la condanna della ricorrente al pagamento
delle spese processuali nonché della somma equitativamente fissata in €
2.000,00 in favore della Cassa delle ammende.

che la Corte territoriale nel riformare la sentenza impugnata di fronte ad essa

PER QUESTI MOTIVI
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro 2000,00 in favore della Cassa delle
ammende.
Così deciso in Roma, il 13 luglio 2017

Il Consigli re es ensore

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