Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 1918 del 29/11/2012


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 1918 Anno 2013
Presidente: AGRO’ ANTONIO
Relatore: DI SALVO EMANUELE

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
1) NITTI NICOLA N. IL 29/03/1970
avverso la sentenza n. 2399/2010 CORTE APPELLO di BARI, del
10/11/2011
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. EMANUELE DI
SALVO;

Data Udienza: 29/11/2012

OSSERVA

Nitti Nicola ricorre per cassazione avverso la sentenza emessa dalla Corte d’appello
di Bari in data 10-11-11 , che ha confermato , in punto di responsabilità , la
pronuncia di primo grado,nella parte in cui l’imputato è stato condannato per il

Il ricorrente deduce violazione dell’art 337 cp ; sussistenza dell’esimente di cui
all’ad 393 bis cp ; vizio di motivazione della sentenza impugnata e difetto di dolo.
Il ricorso è basato su motivi che non rientrano nel numerus clausus delle censure
deducibili in sede di legittimità, investendo profili di valutazione della prova e di
ricostruzione del fatto riservati alla cognizione del giudice di merito ,le cui
determinazioni, al riguardo, sono insindacabili in cassazione ove siano sorrette da
motivazione congrua, esauriente ed idonea a dar conto dell’iter logico-giuridico
seguito dal giudicante e delle ragioni del decisum .Nel caso di specie, la Corte
d’appello ha evidenziato come sia emerso dalle risultanze acquisite che il Nitti , dopo
essersi accorto dei militari ed essere uscito dall’auto, raggiunto da costoro, spintonò
uno dei due carabinieri, allontanandosi e facendo perdere le proprie tracce. Non vi
è dunque alcun dubbio prosegue il giudice di merito- in ordine alla piena
consapevolezza , da parte del Nitti , di opporsi con violenza agli ufficiali di p.g. , che
tentavano di fermano, dopo averlo visto uscire dall’auto rubata. Dalle cadenze
motivazionali della sentenza d’appello è quindi enucleabile una ricostruzione dei
fatti precisa e circostanziata, avendo i giudici di secondo grado preso in esame tutte
le deduzioni difensive ed essendo pervenuti alla conferma della sentenza di prime
cure attraverso una disamina completa ed approfondita delle risultanze processuali
, in nessun modo censurabile sotto il profilo della correttezza logica ,e sulla base di
apprezzamenti di fatto non qualificabili in termini di contraddittorietà o di
manifesta illogicità e perciò insindacabili in questa sede .
Sulla base di questa ricostruzione è da ritenersi manifestamente infondata anche la
doglianza inerente alla sussistenza della scriminante di cui all art 393 bis cp , non
emergendo alcun comportamento improntato, da parte degli operanti, a
vessazione, prepotenza, prevaricazione o sopruso e quindi tale da potersi
qualificare come arbitrario ( Cass, Sez VI 23-11-2002 n 39685 ; Cass.Sez VI, 27-102006 n. 36009) .

reato di cui all’art 337cp , commesso in Noicattaro il 22-4-2006.

Il ricorso va dunque dichiarato inammissibile, con conseguente condanna del
ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro mille,
determinata secondo equità, in favore della Cassa delle ammende

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro mille in favore della Cassa delle ammende

Così deciso in Roma , all ‘udienza del

Il C nsigliere estensore

PQM

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