Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 19151 del 22/11/2017


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 19151 Anno 2018
Presidente: DI NICOLA VITO
Relatore: GENTILI ANDREA

SENTENZA
sul ricorso proposto da:

DE ALBIS Gianfranco, nato a Mazara del Vallo (Tp) il 7 maggio 1975;

avverso la sentenza n. 868/17 del Tribunale di Asti del 4 maggio 2017;

letti gli atti di causa, la sentenza impugnata ed il ricorso introduttivo;

sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. Andrea GENTILI;

sentito il PM, in persona del Sostituto Procuratore generale Dott. Ciro ANGELILLIS,
il quale ha concluso chiedendo la dichiarazione di inammissibilità del ricorso.

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Data Udienza: 22/11/2017

RITENUTO IN FATTO
Il Tribunale di Asti, con sentenza del 4 maggio 2017, ha dichiarato De
Albis Gianfranco responsabile del reato di cui all’art. 256, comma 1, lettera a),
del dlgs n. 152 del 2006, per avere egli effettuato abusivamente attività di
raccolta e trasporto di rifiuti urbani e speciali prodotti da terzi, conferendoli ad
una ditta di trasformazione del rottami ferrosi, condannandolo, pertanto, alla

Avverso detta sentenza ha interposto ricorso per cassazione il De Albis,
assistito dal proprio legale di fiducia, deducendo tre motivi di impugnazione.
Col primo ha dedotto la violazione di legge ed il vizio di motivazione della
sentenza impugnata per avere il Tribunale ritenuto la sua penale
responsabilità sebbene non fosse emerso alcun elemento dal quale desumere
che il conferimento del materiale fosse stato opera sua, non potendo tale
elemento essere ricavato dal fatto che egli non abbia disconosciuto le
sottoscrizioni apposte alle ricevute risultante presso la ditta conferitaria.
Subordinatamente il ricorrente ha contestato la mancanza di prova in
ordine al fatto che egli non fosse iscritto all’Albo Nazionle dei gestori
ambientali.
In ultimo egli ha contestato la sussistenza stessa del reato, non essendo
stata provata l’inserimento della sua condotta nell’ambito di un’attività, intesa
questa come condotta organizzata.
CONSIDERATO IN DIRITTO
Il ricorso è inammissibile e per tale esso deve essere dichiarato.
Quanto al primo motivo di impugnazione va detto che il giudice del merito
ha ragionevolmente desunto la attribuzione dei conferimenti dei rottami
ferrosi al De Albis sulla base del dato, non contestato nella sua obbiettiva
materialità, che presso la ditta ove i predetti rottami erano stati conferiti vi
erano delle ricevute, riferite ai pagamenti ottenuti quale corrispettivo di tali
conferimenti, a firma del De Albis; del tutto plausibile, in base alla
considerazione che non vi sarebbe stato alcun interesse da parte
dell’acquirente a farsi rilasciare le predette ricevute ove le stesse non fossero
state sottoscritte da chi aveva conseguito il pagamento, è l’attribuzione a tali
atti dello stigma di fonte di prova del fatto che i rottami ferrosi in questione

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pena di giustizia.

fossero stati consegnati alla Ro.Met. Srl, cioè la società acquirente degli
stessi, proprio dal De Albis.
Quanto al secondo motivo di impugnazione, legato al fatto che non si
comprenderebbe quale sia stata la fonte del convincimento dimostrato dal
giudicante in ordine al fatto che il De Albis non fosse titolare della
autorizzazione per la gestione ed il trasporto dei rifiuti di cui al capo di
imputazione, osserva il Collegio che, essendo l’atto in questione un atto

portatore, legittimandolo a tenere condotte che, di regola, non sono
consentite, la dimostrazione della legittimità del suo operato, e pertanto, della
titolarità della autorizzazione che lo consentiva, competeva al De Albis; non
spettava, pertanto, alla Autorità requirente dimostrare che egli fosse
sprovvisto della autorizzazione del trasporto dei rifiuti, incombendo su di essa
solo la prova della sussistenza della condotta di trasporto di essi, gravando,
viceversa, sull’interessato la dimostrazione che per lo svolgimento di tale
condotta, di regola inibita alla generalità degli individui, egli era titolare della
prescritta autorizzazione.
Quanto al terzo motivo di impugnazione, anche a volere seguire la
impostazione del ricorrente, il quale parte dal presupposto – in realtà erroneo
secondo la giurisprudenza di questa Corte (cfr. Corte di cassazione, Sezione
III penale, 29 febbraio 2016, n. 8193, secondo la quale, ai fini della
configurabilità del reato di cui all’art. 256, comma primo, del D.Lgs. 3 aprile
2006, n. 152, trattandosi di illecito istantaneo, è sufficiente anche una sola
condotta integrante una delle ipotesi alternative previste dalla norma, purché
costituisca un’attività di gestione di rifiuti e non sia assolutamente
occasionale) – che il reato contestato presupponga l’esistenza di una articolata
organizzazione volta alla gestione del rifiuto, osserva il Collegio che, nel caso
di specie, il Tribunale, avendo rilevato, attraverso la molteplicità delle ricevute
relative ai diversi conferimenti, una certa professionalità della condotta del De
‘Albis, dovendosi per tale intendere un’attività svolta con continuità e
sistematicità del tempo, ha soddisfatto anche il più stringente requisito
richiesto dal ricorrente ai fini della integrazione del reato, consistente,
appunto, nella esistenza di un’attività organizzata destinata alla realizzazione
della condotta vietata.
Alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso fa seguito, visto l’art. 616
cod. proc. pen., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese

autorizzatorio, e pertanto tale da estendere la capacità del soggetto che ne sia

processuali e della somma di euro 2000,00 in favore della Cassa delle
ammende.
PQM
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro 2000.00 in favore della Cassa delle
ammende.

Il Consigliere estensore

Il Presidente

Così deciso in Roma, il 22 novembre 2017

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