Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 19108 del 20/02/2018


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Penale Sent. Sez. 6 Num. 19108 Anno 2018
Presidente: PAOLONI GIACOMO
Relatore: RICCIARELLI MASSIMO

SENTENZA

sul ricorso proposto da
Marangoni Vincenzo, nato il 17/03/1972 a Rieti

avverso la sentenza del 17/11/2016 della Corte di appello di Cagliari

visti gli atti, la sentenza impugnata e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Massimo Ricciarelli;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Luca
Tampieri, che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso;
udito il difensore, Avv. Riccardo Floris, che ha insistito nel ricorso chiedendone
l’accoglimento.

RITENUTO IN FATTO

1. Con sentenza del 17/11/2016 la Corte di appello di Cagliari ha
confermato quella del Tribunale di Cagliari dell’11/7/2014, che ha riconosciuto la
penale responsabilità di Marangoni Vincenzo per i reati di cui all’art. 314 cod.
pen. in relazione all’appropriazione di una pistola consegnatagli da Cattani Livia,

Data Udienza: 20/02/2018

e di cui all’art. 483 cod. pen. in relazione alla falsa denuncia di rinvenimento
della predetta pistola e di acquisizione della sua disponibilità.

2. Ha proposto ricorso il Marangoni.
2.1. Con il primo motivo denuncia vizio di motivazione, in quanto la Corte
aveva erroneamente ritenuto attendibile la persona offesa Cattani Livia,
omettendo di considerare che era stato provato che la stessa era stata udita
promettere la donazione dell’arma al ricorrente, che il Marangoni era stato a

Cattani in caserma, elementi idonei a dimostrare in realtà l’inattendibilità della
Cattani: su tali basi avrebbe dovuto ritenersi che l’arma era stata donata al
Marangoni, il quale dunque non avrebbe potuto appropriarsi di cosa altrui.
2.2. Con il secondo motivo denuncia violazione di legge in relazione all’art.
314 cod. pen., in quanto era stato ritenuto configurabile il delitto di peculato
benché l’arma fosse priva di valore.
2.3. Con il terzo motivo deduce omessa motivazione in merito al
riconoscimento dell’attenuante di cui all’art. 323-bis cod. pen.
2.4. Con il quarto motivo denuncia vizio di motivazione in ordine al diniego
dell’attenuante di cui all’art. 62 comma primo, n. 4 cod. pen., in quanto il teste
Montisci aveva confermato che l’arma era priva di valore, fermo restando che la
stessa era stata permutata con altra arma che nuova costa euro 300,00.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso è nel suo complesso inammissibile.

2. Il primo motivo deduce un vizio di motivazione, ma in realtà mira a
sollecitare una diversa lettura del compendio probatorio, così da sfuggire al
corretto scrutinio di legittimità.
2.1. Va peraltro rimarcato che i Giudici di merito hanno attentamente e
rigorosamente vagliato l’attendibilità della persona offesa, rilevando come la
stessa non avesse palesato alcun intento calunnioso e non si fosse neppure
costituita parte civile, disvelando l’assenza di un interesse di tipo economico, e
come il suo comportamento e le sue dichiarazioni si fossero sviluppati in modo
logico e coerente, senza che nel suo narrato fossero ravvisabili contraddizioni.
D’altro canto hanno rilevato i Giudici di merito che la versione della persona
offesa aveva ricevuto plurimi riscontri in ragione di quanto riferito dai testi
Montisci, Marcia e D’Alonzo.

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casa della Cattani e che erano state smentite le asserite plurime telefonate della

La Corte ha in particolare rilevato come lo stesso Marangoni avesse
confermato l’assunto che il revolver era stato portato dalla Cattani presso la
caserma e che d’altro canto la versione difensiva si era basata su pretesi accordi
con la denunciante rimasti indimostrati.
Fra l’altro è stato sottolineato come, alla luce di quanto dichiarato dal
maresciallo Zarzana, dovesse reputarsi incongruo il fatto che, ove fosse
effettivamente avvenuta la donazione dell’arma in favore dell’esperto Marangoni,
quest’ultimo non si fosse procurato un documento scritto, per prassi previsto in

Ed inoltre è stato segnalato che l’intera versione difensiva era stata
contrassegnata dal tentativo di una giustificazione ex post degli avvenimenti,
cioè da quel tentativo che, per quanto riferito dalla Cattani, il ricorrente aveva
fatto anche con costei, chiedendole di dichiarare di avergli consegnato l’arma in
casa propria.
2.2. Ed invero la posizione difensiva del ricorrente, anche in questa sede, si
fonda sulla deduzione della consegna dell’arma da parte della Cattani presso
l’abitazione di lei, circostanza che dovrebbe valere ad escludere la configurabilità
del delitto di peculato.
Ma, come correttamente rilevato dai Giudici di merito, tale versione risulta
indimostrata ed è stata fermamente negata dalla Cattani, peraltro priva di
qualsivoglia interesse a mentire sul punto.
D’altro canto nello stesso primo motivo di ricorso il Marangoni finisce per
ammettere il più recente incontro al supermercato con la Cattani, salvo
affermare che nella circostanza egli si era lamentato con la donna, che non
aveva dichiarato la verità.
Sta di fatto che le convergenti sentenze di merito hanno posto in luce
l’intrinseca inverosimiglianza e contraddittorietà della versione difensiva, che da
un lato ha cercato di accreditare l’ipotesi della donazione e dall’altro ha puntato
sulla diversa qualificazione del fatto, in termini di appropriazione indebita.
2.3. Proprio tale intrinseca inverosimiglianza e contraddittorietà fa risaltare
l’inammissibilità del motivo di ricorso, incentrato sull’inattendibilità della persona
offesa, a fronte di doglianze che finiscono per risultare tra loro intimamente
confliggenti.
E’ sufficiente osservare che, se da un lato attraverso la dichiarazioni resa dal
maresciallo Zarzana, che avrebbe captato un frammento della conversazione
intercorsa in caserma tra il Marangoni e la Cattani, si cerca di accreditare la
versione incentrata sulla donazione, peraltro radicalmente smentita dall’intero
comportamento del Marangoni, che, secondo la ricostruzione dei Giudici di
merito, aveva recuperato l’arma presso il Montisci cui l’aveva ceduta, per

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casi del genere, ai fini dell’inserimento agli atti.

restituirla alla Cattani, dall’altro si tenta di suffragare l’assunto dell’avvenuta
consegna presso l’abitazione della Cattani, consegna che tuttavia avrebbe potuto
avere un significato solo nella prospettiva della donazione, la quale nondimeno,
come rilevato dai Giudici di merito, deve ritenersi validamente smentita dalle
risultanze processuali.
D’altro canto, quanto al frammento di conversazione captato dal Zarzana, i
Giudici di merito hanno rilevato come il teste non avesse inteso il complessivo
significato del colloquio e come comunque, al di là del cennato frammento,

recisamente negato.
Quanto poi alle molteplici telefonate fatte dalla Cattani, il Tribunale e la
Corte territoriale hanno tutt’altro che illogicamente osservato come le
dichiarazioni dei Carabinieri che non avevano saputo confermarle, non valessero
a smentire le dichiarazioni della persona offesa, in ragione dell’alternarsi del
personale e del fatto che le telefonate non venivano registrate o annotate, se
non raramente.
Con riguardo infine al rilievo che il ricorrente avrebbe dimostrato di
conoscere l’abitazione della Cattani e che costei ne avrebbe confermato la
descrizione, si tratta di deduzione aspecifica, non essendosi puntualmente
indicato nel ricorso quali dichiarazioni sarebbero state rese sul punto dal
ricorrente e dalla persona offesa, non essendo a tal fine sufficiente il generico
rinvio alle trascrizioni, ferma restando la frammentarietà dell’elemento, a fronte
del complessivo giudizio di attendibilità della Cattani.
2.4. Da tutto ciò discende che il motivo di ricorso si risolve nell’inammissibile
tentativo di sovvertire il giudizio di merito, a fronte di una motivazione
imperniata sul riscontro di una condotta di appropriazione, tenuta dal ricorrente
nella veste di pubblico ufficiale, motivazione che non si espone a censure di
illogicità o contraddittorietà né con riguardo alla complessiva ricostruzione della
vicenda né con riguardo alla riconosciuta attendibilità della persona offesa.

3. Il secondo motivo è manifestamente infondato, in quanto il bene tutelato
non è costituito solo dal patrimonio ma anche dalla legalità, imparzialità e buon
andamento dell’operato della P.A. (Cass. Sez. U. n. 38691 del 25/6/2009,
Caruso, rv. 244190), fermo restando che, come esattamente rilevato dai Giudici
di merito, è ravvisabile il delitto contestato anche nel caso di condotta
appropriativa del pubblico ufficiale, avente ad oggetto armi versate da privati ai
fini della distruzione (Cass. Sez. 6, n. 24373 del 28/5/2014, Fronti, rv. 260619).

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l’intento della donazione non si fosse più manifestato, avendolo la Cattani

Va peraltro aggiunto che nel caso di specie la Corte ha dato conto del fatto
che l’arma non era priva di valore, tanto che il Marangoni l’aveva permutata con
altra arma.

4. Il terzo motivo è inammissibile, perché l’invocata attenuante di cui all’art.
323-bis cod. pen. risulta essere stata già concessa dal primo Giudice.

5. Il quarto motivo, imperniato sulla configurabilità dell’attenuante di cui

prospettare una diversa valutazione di merito, peraltro con censure aspecifiche,
che invocano frammentariamente dichiarazioni del teste Montisci, a fronte di
quanto sul punto rilevato dalla Corte, anche alla luce delle dichiarazioni del
medesimo teste, cioè il fatto che si trattava di arma d’epoca, con qualche punto
di ruggine, ma lucida al 90% e in grado di sparare: la Corte ha comunque
rilevato come l’arma fosse stata in concreto permutata dal Marangoni con pistola
da tiro a segno, Arminus cal. 38 e ha dunque non arbitrariamente affermato che
su tali basi all’arma non avrebbe potuto attribuirsi un valore minimo, tale da
poter essere qualificato di speciale tenuità.
Risulta peraltro meramente assertivo, in assenza di riscontri validamente
acquisiti al processo e valorizzati dalle parti, l’assunto che l’arma, con cui il
Marangoni aveva permutato il revolver, di cui si era appropriato, valga da nuova
non più di euro 300,00.

6. All’inammissibilità segue la condanna del ricorrente al pagamento delle
spese processuali e, in ragione dei profili di colpa sottesi alla causa
dell’inammissibilità, a quello della somma di euro 2.000,00 in favore della cassa
delle ammende.

P. Q. M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro 2.000,00 in favore della cassa delle
ammende.
Così deciso il 20/2/2018

Il Consigliere estensore

Il Presidente

Massimo Ricciaelli

Giacor4 Paolni

all’art. 62, comma primo, n. 4, cod. pen., è volto inammissibilmente a

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