Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 19000 del 25/01/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 19000 Anno 2018
Presidente: DI STEFANO PIERLUIGI
Relatore: GIORDANO EMILIA ANNA

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
PAGNIELLO LUIGI nato il 21/03/1965 a SAN SEVERO

avverso la sentenza del 17/10/2016 della CORTE APPELLO di BARI
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere EMILIA ANNA GIORDANO;

Data Udienza: 25/01/2018

FATTO E DIRITTO
1.Con la sentenza indicata in epigrafe la Corte di Appello di Bari ha confermato la condanna di Luigi Pagniello,
con le concesse circostanze attenuanti generiche, alla pena di anni uno e mesi quattro di reclusione per il reato di cui
all’art. 368 cod. pen.. Erano confermate le statuzioni in favore della parte civile, Comune di san Severo.

2.Propone ricorso, per il tramite del difensore di fiducia, l’imputato che denunzia vizio di violazione di legge per la
irregolare notifica dell’avviso di fissazione dell’udienza preliminare e del decreto che dispone il giudizio nel domicilio
eletto, in carenza di elezione di domicilio e vizio di motivazione, in punto di ritenuta sussistenza di un’accusa
penalmente rilevante e del dolo che deve sorreggere la falsa incolpazione.

dichiarazione di inammissibilità del ricorso e produce nota spese.

4. Il ricorso è inammissibile. Il primo motivo di ricorso, del tutto generico, non risulta mai essere stato proposto
nella sede di merito e, trattandosi di vizio di violazione di legge, non è proponibile nell’odierna fase processuale.
Non deducibile con la proposta impugnazione è il secondo motivo di ricorso che, al di là dell’allegato vizio di
motivazione, sollecita alla Corte di legittimità, in presenza di un’analitica disamina del contenuto delle dichiarazioni
accusatorie e della chiara consapevolezza, enunciata dallo stesso imputato, della falsità delle accuse ascritte
all’amministrazione cittadina e, quindi, alle persone offese dal reato.

5. Alla inammissibilità del ricorso consegue ex art. 616 cod. proc. pen. la condanna della ricorrente al pagamento
delle spese processuali e di una somma in favore della cassa delle ammende che si stima equo determinare in euro
3.000,00 (tremila).

6. Non può trovare accoglimento la richiesta di condanna al pagamento delle spese processuali in favore della
parte civile, statuizione che può applicarsi solo nel caso in cui questa abbia esplicato effettivamente, nei modi e limiti
consentiti, un’attività diretta a contrastare la avversa pretesa a tutela dei propri interessi di natura civile risarcitoria
(Sez. 7, n. 7425 del 28/01/2016, Botta, Rv. 265974), attività che, nel caso, non ricorre.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente o pagamento delle spese processuali e al versamento
della somma di tremila euro in favore della cassa delle ammende.
Così deciso il 25 gennaio 2018

3. In vista della trattazione dell’odierno ricorso la parte civile ha depositato memoria con la quale chiedela

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