Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 190 del 30/09/2013


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 190 Anno 2014
Presidente: SIOTTO MARIA CRISTINA
Relatore: CAPRIOGLIO PIERA MARIA SEVERINA

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
COLLESANO VINCENZO N. IL 30/01/1953
avverso l’ordinanza n. 548/2012 TRIB. SORVEGLIANZA di
POTENZA, del 21/11/2012
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. PIERA MARIA
SEVERINA CAPRIOGLIO;

Data Udienza: 30/09/2013

Ritenuto in fatto e in diritto.

Con ordinanza del 21.11.2012, il Tribunale di Sorveglianza di Potenza,
rigettava il reclamo avanzato da COLLESANO Vincenzo, avverso il provvedimento del
Magistrato di Sorveglianza con cui gli era stata negata la liberazione anticipata in
relazione al semestre maturato dal 25.7.2008 al 24.1.2009; in particolare il tribunale
rilevava che il 5.1.2009 il prevenuto aveva posto in essere grave violazione

attività comuni. Tale condotta veniva ritenuta significativa di non adesione all’opera
rieducativa, quanto meno nel semestre di interesse e quindi giustificava del diniego.

Avverso tale pronuncia, ha proposto ricorso per Cassazione l’interessato
personalmente, deducendo violazione dell’art. 54 OP, nonché vizio di motivazione.
Viene lamentato che la sanzione disciplinare abbia avuto un doppio significato
repressivo, laddove il suo comportamento nel corso della sua lunga carcerazione era
stato informato a correttezza.

Il ricorso è basato su motivi in buona parte non consentiti dalla legge con il
ricorso di legittimità, poiché per quanto presentati sotto la prospettiva del vizio di
motivazione, si sviluppano nell’orbita delle censure di merito, cosicchè consistendo
in motivi diversi da quelli consentiti dalla legge con il ricorso per cassazione, sono
inammissibili a termini dell’art. 606 c. 3 cod.proc.pen. Per quanto riguarda il profilo
di diritto, il motivo dedotto è manifestamente infondato poiché corretta è stata
l’applicazione dell’art. 54 OP, che impone di valorizzare il comportamento in istituto
onde poter apprezzare la revisione critica della condotta del condannato, revisione
critica che non può essere ravvisata in caso di violazioni quale quella in cui incorse
l’istante.

disciplinare, per cui era stato sanzionato con quindici giorni di esclusione dalle

Alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso consegue di diritto la
condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali ed in mancanza di
elementi atti ad escludere la colpa nella determinazione della causa di
inammissibilità, al versamento a favore della cassa delle ammende di sanzione
pecuniaria che pare congruo determinare in euro mille, ai sensi dell’ art. 616 c.p.p.

p.q.m.
Dìchìara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro mille in favore della cassa della ammende.
Così deciso in Roma, 30 Settembre 2013.

DEPOSITATA

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