Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 18936 del 10/01/2018


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 18936 Anno 2018
Presidente: PEZZULLO ROSA
Relatore: MICHELI PAOLO

ORDINANZA
sui ricorsi proposti da:
VLADISLAV VALODIA nato il 10/03/1979
ARABASHVILI DAVITI nato il 25/04/1984

avverso la sentenza del 05/10/2016 della CORTE APPELLO di BOLOGNA
dato avviso alle parti;
sentita la relazione svolta dal Consigliere PAOLO MICHELI;

Data Udienza: 10/01/2018

FATTO E DIRITTO
Il comune difensore di Daviti Arabashvili e Valodia Vladislav, con atto unico curato
hell’interesse di entrambi gli assistiti, ricorre avverso la pronuncia indicata in epigrafe,
emessa nei confronti (anche) dei suddetti dalla Corte di appello di Bologna; la
declaratoria di penale responsabilità degli imputati riguarda un addebito di concorso in
tentato furto aggravato.
La difesa deduce manifesta illogicità della motivazione quanto alla negazione delle

merito) risulterebbero decisivi il difetto di comportamenti di resipiscenza ed alcuni
precedenti di polizia: al contrario, però, i due imputati ammisero le loro colpe e la
presenza di mere pendenze, oltre a riguardare il solo Arabashvili, non può assumere
alcun rilievo. Le stesse argomentazioni vengono ribadite in ordine alla mancata
concessione del beneficio della sospensione condizionale, laddove la Corte territoriale
appare aver valorizzato l’insussistenza di “riferimenti socializzanti”, non meglio chiariti.
Il ricorso deve ritenersi inammissibile.
Va infatti ricordato che «la sussistenza di circostanze attenuanti rilevanti ai fini
dell’art. 62-bis cod. pen. è oggetto di un giudizio di fatto e può essere esclusa dal giudice
Con motivazione fondata sulle sole ragioni preponderanti della propria decisione, non
sindacabile in sede di legittimità, purché non contraddittoria e congruamente motivata,
neppure quando difetti di uno specifico apprezzamento per ciascuno dei pretesi fattori
attenuanti indicati nell’interesse dell’imputato» (Cass., Sez. VI, n. 42688 del 24/09/2008,
Caridi, Rv 242419). E’ stato altresì affermato che «ai fini della concessione o del diniego
delle circostanze attenuanti generiche il giudice può limitarsi a prendere in esame, tra gli
elementi indicati dall’art. 133 cod. pen., quello che ritiene prevalente ed atto a
determinare o meno il riconoscimento del beneficio, sicché anche un solo elemento
attinente alla personalità del colpevole o all’entità del reato ed alle modalità di esecuzione
di esso può essere sufficiente in tal senso» (Cass., Sez. II, n. 3609 del 18/01/2011,
Sermone, Rv 249163).
Nel caso di specie, appare in linea con i principi appena illustrati la decisione dei
giudici di merito di fondare le proprie determinazioni, in punto di trattamento
sanzionatorio, sul rilievo che la condotta era stata connotata da obiettiva professionalità
(avendo gli imputati dimostrato una peculiare capacità organizzativa nel pianificare e
realizzare il reato de quo, nonché – quanto all’Arabashvili – ulteriori delitti contro il
patrimonio, anche in epoca immediatamente precedente). Altrettanto corretta risulta la
valenza neutra, non già indicativa di ravvedimento, attribuita al comportamento
processuale degli odierni ricorrenti, la cui decisione di non contestare gli addebiti derivò
dall’essere stati colti in stato di flagranza. La ritenuta tendenza ad aggredire il
patrimonio altrui, desunta dalle caratteristiche obiettive della fattispecie concreta, risulta

circostanze attenuanti generiche in favore dei ricorrenti, atteso che (secondo i giudici di

infine ineccepibilmente valutata quale fattore prognostico negativo sulla futura condotta
degli imputati.
°

Ai sensi dell’art. 616 cod. proc. pen., segue la condanna di entrambi i ricorrenti al

pagamento delle spese del procedimento, nonché – ravvisandosi profili di colpa nella
determinazione della causa di inammissibilità, in quanto riconducibile alla loro volontà

(v.

Corte Cost., sent. n. 186 del 13/06/2000) – a versare in favore della Cassa delle
Ammende la somma di C 2.000,00 ciascuno, così equitativamente stabilita in ragione dei

P. Q. M.
Dichiara inammissibili i ricorsi, e condanna ciascun ricorrente al pagamento delle spese
processuali e della somma di €2.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.
Così deciso il 10/01/2018.

Il Consigliere estensore
lo Mich li

Il Presidente
Pezzull

motivi dedotti.

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