Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 18916 del 08/11/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Penale Sent. Sez. 3 Num. 18916 Anno 2018
Presidente: FIALE ALDO
Relatore: ACETO ALDO

SENTENZA

sui ricorsi proposti da:
1. Bassi Raffaella, nata a Marano di Napoli il 25/11/1943,
2. De Rosa Domenico, nato a Marano di Napoli il 01/12/1946,

avverso l’ordinanza del 05/05/2015 della Corte di appello di Napoli;

visti gli atti, il provvedimento impugnato e i ricorsi;
udita la relazione svolta dal consigliere Aldo Aceto;
lette le richieste scritte del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto
Procuratore generale Roberto Aniello, che ha concluso per l’inammissibilità dei
ricorsi.

RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO

1.1 sigg.ri Raffaella Bassi e Domenico De Rosa ricorrono per l’annullamento
dell’ordinanza del 05/05/2015 della Corte di appello di Napoli che ha dichiarato
inammissibile, per mancanza di specificità dei motivi, l’impugnazione proposta
avverso la sentenza del 01/07/2008 del Tribunale di Napoli che li aveva
condannati alla pena di cinque mesi di arresto e 7.000,00 euro di ammenda per

Data Udienza: 08/11/2017

il reato di cui agli artt. 81, cpv., cod. pen., 44, lett. b), 71 e 95, d.P.R. n. 380 del
2001, accertato il 21/10/2006.
1.1.Con unico motivo, richiamando giurisprudenza di questa Corte secondo
la quale per la valutazione della ammissibilità dell’appello non possono applicarsi,
in punto di genericità dei motivi, gli stessi parametri che operano rispetto al
ricorso per cassazione, eccepiscono l’erronea applicazione degli artt. 581, lett. c)
e 591, comma 1, lett. c), cod. proc. pen. e deducono che l’atto di appello era

2.11 ricorso è inammissibile perché manifestamente infondato.

3.1 ricorrenti invocano l’applicazione dell’orientamento interpretativo di
questa Corte secondo il quale nel giudizio di appello, alla luce del principio del
“favor impugnationis”, la valutazione della specificità dei motivi di impugnazione
si pone in termini differenti e meno stringenti rispetto a quanto è necessario per
il ricorso per cassazione in ragione del carattere di mezzo di gravame di tipo
devolutivo del primo rimedio, atto a provocare un nuovo esame del merito (Sez.
3, n. 1445 del 14/10/2013, Spada, Rv. 258357; Sez. 2, n. 8345 del 23/11/2013,
dep. 2014, Pierannunzio, Rv. 258529; cfr., tra le più recenti, Sez. 6, n. 3721 del
24/11/2015, dep. 2016, Sanna, Rv. 265827). Per cui, si è sostenuto, è
ammissibile l’appello con il quale la parte indichi specificamente i punti della
sentenza di primo grado dei quali chiede il riesame, precisandone le ragioni (Sez.
3, n. 31939 del 16/04/2015, Falasca Zamponi, Rv. 264185), oppure l’appello con
il quale la difesa deduce il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche
indicando elementi a suo avviso decisivi per una diversa determinazione (Sez. 5,
n. 41802 del 19/09/2014, Sforzato, Rv. 260766).
3.1.Tale indirizzo è stato però superato dal principio, più recentemente ed
autorevolmente affermato, secondo il quale l’appello, al pari del ricorso per
cassazione, è inammissibile per difetto di specificità dei motivi quando non
risultano esplicitamente enunciati e argomentati i rilievi critici rispetto alle
ragioni di fatto o di diritto poste a fondamento della decisione impugnata, fermo
restando che tale onere di specificità, a carico dell’impugnante, è direttamente
proporzionale alla specificità con cui le predette ragioni sono state esposte nel
provvedimento impugnato (Sez. U, n. 8825 del 27/10/2016, dep. 2017, Galtelli,
Rv. 268822). Dunque, non è più sufficiente l’indicazione degli elementi di fatto e
di diritto ritenuti idonei a stimolare il giudice del gravame ad una modifica della
decisione impugnata; occorre il necessario confronto con le ragioni del
provvedimento impugnato.
3.2.Nel caso di specie, l’appello (allegato al ricorso) così articola i motivi: a)
assoluzione del De Rosa per non aver commesso il fatto come si evince dal

2

articolato secondo motivi specifici.

verbale di sequestro, dal quale risulta che la sola Bassi si era occupata della
realizzazione dell’opera abusiva; b) eccessività della pena attesi gli ottimi
precedenti penali degli imputati e la diminuzione del rito. Nella parte dedicata
alle conclusioni vengono invocate la revoca dell’ordine di demolizione e la
concessione dei doppi benefici.
3.3.1 ricorrenti sostengono che in tal modo sono stati forniti gli spunti
necessari e sufficienti a rivalutare la responsabilità della De Rosa e a mitigare il
trattamento sanzionatorio, ma, come correttamente osservato dai Giudici

della affermazione della penale responsabilità della prima e del trattamento
sanzionatorio riservato a entrambi (e ciò a tacere del fatto – nemmeno sfiorato
nel ricorso – che è del tutto carente l’indicazione delle ragioni di fatto e di diritto
che dovrebbero sostenere le lapidare richieste di revoca dell’ordine di
demolizione e di concessione dei doppi benefici).

4.Alla declaratoria di inammissibilità dei ricorsi consegue, ex art. 616 cod.
proc. pen., non potendosi escludere che essa sia ascrivibile a colpa dei ricorrenti
(C. Cost. sent. 7-13 giugno 2000, n. 186), l’onere delle spese del procedimento
nonché del versamento di una somma in favore della Cassa delle ammende, che
si fissa equitativamente, in ragione dei motivi dedotti, nella misura di C 2.000,00
ciascuno.

P.Q.M.

Dichiara inammissibili i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle
spese processuali e della somma di C 2.000,00 ciascuno in favore della Cassa
delle Ammende.
Così deciso in Roma, il 08/11/2017.

distrettuali, è evidente la mancanza di qualunque confronto critico con le ragioni

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA