Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 18899 del 24/10/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Penale Sent. Sez. 3 Num. 18899 Anno 2018
Presidente: FIALE ALDO
Relatore: ANDRONIO ALESSANDRO MARIA

SENTENZA
sul ricorso proposto da
Murgia Costantino nato a Alghero il 12 luglio 1982,
avverso l’ordinanza del Tribunale di Sassari del 19 dicembre 2016,
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Alessandro M. Andronio;
letta la requisitoria del pubblico ministero, in persona del sostituto procuratore
generale Luigi Cuomo, che ha concluso per il rigetto del ricorso.
RITENUTO IN FATTO
1. – Con ordinanza del 19 dicembre 2016, il Tribunale di Sassari ha confermato, quale
giudice di appello, l’ordinanza depositata il 25 ottobre 2016 dal medesimo tribunale, con cui
era stata rigettata l’istanza di dissequestro presentata dal difensore del ricorrente, avente
ad oggetto un’immobile di proprietà dell’imputato, nei cui confronti si procedeva per il reato
di cui all’art. 44, comma 1, lettera c), del d.P.R. n. 380 del 2001, in qualità di proprietario
dell’area lottizzata e degli edifici soprastanti, sottoposti a sequestro preventivo giusto
decreto emesso il 18 marzo 2009.
2. – Avverso l’ordinanza l’indagato ha presentato, tramite il difensore, ricorso per
cassazione.
2.1. – Con un primo motivo di doglianza, si lamenta il vizio di violazione di legge in
relazione all’art. 128 cod. proc. pen., dal momento che l’udienza si sarebbe svolta in data
21 novembre 2016 e il provvedimento impugnato sarebbe stato emesso nella stessa data,
ma sarebbe stato depositato in cancelleria soltanto il 19 dicembre 2016, quindi ben oltre il
termine di cinque giorni, previsto dall’articolo citato.

Data Udienza: 24/10/2017

2.2. – In secondo luogo, si deduce la violazione di legge in riferimento all’art. 125,
cod. proc. pen., per omessa motivazione in relazione alla richiesta di accertamento
dell’esistenza dei requisiti per la permanenza del sequestro preventivo, previsti dall’art. 321,
cod. proc. pen. Secondo l’argomentazione difensiva, sia in prima che in seconda istanza,
non si sarebbero ravvisate né la persistenza del fumus commissi delicti, né la presenza del
periculum in mora, necessari per la permanenza della misura cautelare reale. Il Tribunale si
sarebbe sottratto a questo accertamento, limitandosi ad affermare che «tale interpretazione

costituzionalmente orientata dell’art. 44, lett. c), d.p.r. 380/01»; una motivazione, secondo
il ricorrente, meramente apparente, dal momento che sarebbe stato necessario accertare
quali conseguenze negative sul regolare assetto del territorio sarebbero derivate dalla libera
disponibilità del bene.
2.3. – Con un terzo motivo di ricorso, si contesta la violazione di legge in relazione
all’art. 321, commi 1 e 3, cod. proc. pen., dal momento che nel caso di specie non si
riscontrerebbe, secondo il ricorrente, né l’esistenza del

fumus commissi delicti né del

periculum in mora. L’imputato, infatti, non sarebbe responsabile del reato contestato,
perché il suo operato sarebbe conforme alla certificazione del Servizio Edilizia Privata del
Comune di Alghero, che avrebbe concesso l’autorizzazione per l’esecuzione di opere edili
aventi ad oggetto la costruzione di un fabbricato rurale. Inoltre, sempre secondo
l’argomentazione difensiva, la disponibilità dell’immobile nelle mani del ricorrente,
costituirebbe un elemento neutro sotto il profilo dell’offensività, dal momento che l’opera
sarebbe stata già ultimata. Non sussisterebbe, dunque, un pericolo concreto e attuale per
la disposizione e la permanenza del sequestro preventivo di cose pertinenti al reato.
2.4. – Con un quarto motivo di doglianza, si lamenta, ancora, la violazione di legge
in riferimento all’art. 321, comma 2, cod. proc. pen., secondo cui «il giudice può altresì
disporre il sequestro delle cose di cui è consentita la confisca». Nel caso di specie, le opere
contestate sarebbero state ultimate, come risulterebbe dall’imputazione, in data 16 giugno
2009. Tuttavia, al momento, non sarebbero stati accertati né l’esistenza del reato presupposto necessario per legittimare la permanenza del sequestro oltre i termini legali a
disposizione del giudice – né elementi sufficienti ai fini dell’attribuzione del fatto all’imputato.
Secondo la prospettazione difensiva, inoltre, sarebbe venuta meno la funzionalità della
permanenza della misura reale alla confisca, in quanto non sarebbe emersa alcuna
valutazione in ordine alla responsabilità del ricorrente. Si lamenta, inoltre, che il giudice di
merito non abbia mai preso posizione in ordine alla prescrizione del reato contestato,
intervenuta dal 2014. Secondo la difesa, anche nel procedimento incidentale cautelare, era
ed è dovere del giudice prendere atto del decorso del termine e dell’intervenuta prescrizione
del reato, valutando la mancata pronuncia del giudice di merito, il quale, ex art. 129 cod.

non è condivisibile poiché sostanzialmente confliggente con l’interpretazione

proc. pen., era tenuto, in ogni caso, a pronunciare la prescrizione del reato con conseguente
dissequestro dell’immobile.
2.5. – In ultima istanza, si deduce la violazione dell’art. 129 cod. proc. pen., secondo
cui, in ogni stato e grado del processo, il giudice, che riscontra l’estinzione del reato, lo
dichiara d’ufficio con sentenza. Il reato contestato si sarebbe consumato, secondo la
prospettazione difensiva, il 16 settembre 2009 – data di ultimazione delle opere edilizie – e
sarebbe dunque, da tempo, ampiamente prescritto.

3. – Il ricorso è inammissibile, perché basato su censure che rappresentano, in larga
parte, la mera riproposizione di quelle già esaminate e dichiarate infondate da questa Corte
con la sentenza Sez. 3, 11 febbraio 2016, n. 20162, riferita al medesimo sequestro.
3.1. – Il primo motivo – secondo cui si sarebbe violato l’art. 128 cod. proc. pen.,
perché il provvedimento impugnato sarebbe stato depositato in cancelleria ben oltre i cinque
giorni dopo la sua emissione – è da ritenersi manifestamente infondato, dal momento che
la violazione del termine previsto dall’articolo citato non determina alcuna invalidità del
provvedimento, essendo considerato un termine ordinatorio, la cui inosservanza non
comporta sanzioni o effetti sfavorevoli (ex pluribus Sez. Unite, 31 marzo 2016, n. 18954).
3.2. – Anche il secondo e il terzo motivo di doglianza – riguardanti, rispettivamente,
la violazione dell’art. 125 cod. proc. pen., per omessa motivazione in relazione alla richiesta
di accertamento dell’esistenza dei requisiti per la permanenza del sequestro preventivo e la
violazione dell’art. 321, commi 1 e 3, cod. proc. pen., per la mancanza dei presupposti del
fumus commissi delicti e del periculum in mora – sono manifestamente infondati.
L’ordinanza impugnata, infatti, non ha rinvenuto ragioni ostative al mantenimento del
vincolo cautelare, dal momento che tutte le censure formulate dal ricorrente erano
esclusivamente relative all’intervenuta prescrizione del reato. Anche nel ricorso per
cassazione, del resto, i rilievi della difesa in ordine all’accertamento del reato sono del tutto
generici, perché sganciati da una puntuale confutazione del complesso del quadro
istruttorio. L’imputato si limita, infatti, ad asserire che il suo operato sarebbe conforme alla
certificazione del Servizio Edilizia Privata del Comune di Alghero, che avrebbe concesso
l’autorizzazione per l’esecuzione di opere edili aventi ad oggetto la costruzione di un
fabbricato rurale.
3.3. – Le censure sub 2.4. e 2.5. relative alla violazione dell’art. 129 cod. proc. pen.,
sono manifestamente infondate. È sufficienete ribadire, sul punto, quanto già affermato con
la richiamata sentenza Sez. 3, 11 febbraio 2016, n. 20162, nel senso che la lottizzazione
abusiva c.d. mista, è considerata da costante giurisprudenza, un reato progressivo, regolato
dalla disciplina prevista per il reato permanente, la cui prescrizione inizia a decorrere solo
in seguito all’ultimazione sia dell’attività negoziale, sia dell’attività di edificazione, ovvero,
3

CONSIDERATO IN DIRITTO

in questa ultima ipotesi, dopo il completamento dei manufatti realizzati sui singoli lotti
oggetto del frazionamento. Nel caso di specie, il numero dei soggetti interessati e la
complessità del procedimento impongono la necessità di verificare, al di là del dato
cronologico indicato nella contestazione, l’ultimazione delle attività illecite, sia di quella
negoziale che di quella edificatoria. Risultano, dunque, irrilevanti i rilievi difensivi riferiti alla
mancanza dei presupposti del sequestro per l’avvenuta ultimazione della costruzione.
Oltretutto, non è detto che la prescrizione del reato incida necessariamente sul sequestro

dell’art. 44, comma 1, lettera c), del d.P.R. n. 380 del 2001 (Corte Cost., sentenza n.
49/2015), secondo cui la confisca dei terreni abusivamente lottizzati e delle opere
illegittimamente costruite consegue non soltanto ad una sentenza di condanna, ma anche
laddove sia stata accertata la sussistenza della lottizzazione abusiva, nei suoi elementi
oggettivi e soggettivi, pur non pervenendosi alla condanna o all’irrogazione della pena per
causa diversa, quale, ad esempio, la prescrizione del reato. Dunque, a meno che la
prescrizione non sia intervenuta ben prima dell’esercizio dell’azione penale (Sez. 3, 19
maggio 2016, n. 35313), l’estinzione del reato potrebbe non implicare necessariamente e
automaticamente il dissequestro dei beni sottoposti alla misura cautelare.
4. – Il ricorso, conseguentemente, deve essere dichiarato inammissibile. Tenuto
conto della sentenza 13 giugno 2000, n. 186, della Corte costituzionale e rilevato che, nella
fattispecie, non sussistono elementi per ritenere che «la parte abbia proposto il ricorso senza
versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità», alla declaratoria
dell’inammissibilità medesima consegue, a norma dell’art. 616 cod. proc. pen., l’onere delle
spese del procedimento nonché quello del versamento della somma, in favore della Cassa
delle ammende, equitativamente fissata in C 2.000,00.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali e della somma di C 2.000,00 in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma, il 24 ottobre 2017.

preventivo e sulla successiva confisca, attesa l’interpretazione costituzionalmente orientata

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA