Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 18861 del 22/03/2018


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Penale Sent. Sez. 6 Num. 18861 Anno 2018
Presidente: DI STEFANO PIERLUIGI
Relatore: CAPOZZI ANGELO

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
MAUGERI ALFIO nato il 16/07/1959 a CATANIA

avverso l’ordinanza del 30/11/2017 del TRIB. LIBERTA’ di CATANIA
sentita la relazione svolta dal Consigliere ANGELO CAPOZZI;
sentite le conclusioni del PG ROBERTO ANIELLO che ha concluso per
l’inammissibilita’ del ricorso.
Udito il difensore avv. DI MAURO VINCENZO in difesa di MAUGERI ALFIO che ha
chiesto l’annullamento del provvedimento impugnato.

Data Udienza: 22/03/2018

RITENUTO IN FATTO

1. Con l’ordinanza in epigrafe il Tribunale di Catania, a seguito di
istanza di riesame nell’interesse dell’indagato Alfio MAUGERI avverso la
ordinanza cautelare emessa il 9.11.2017 dal GIP distrettuale con la
quale è stata applicata al predetto la misura della custodia in carcere, ha

partecipazione con ruolo apicale all’associazione mafiosa denominata
clan Mazzei c.d. “Carcagnusi” dal mese di maggio 2017 ad oggi.
2. Avverso la ordinanza hanno proposto ricorso per cassazione i
difensori dell’indagato deducendo con unico motivo inosservanza dell’art.
416 bis cod. pen. e degli artt. 273,274 cod. proc. pen. e vizio della
motivazione in relazione alla ritenuta gravità indiziaria sulla base di soli
due episodi evinti dalle captazioni: il primo – relativo alle vicende del 12
e 13 maggio 2017 – non solo è ricostruito attraverso frasi estrapolate da
un non chiaro contesto, ma non esprime alcuna condotta ascrivibile al
ricorrente; il secondo – relativo all’agosto 2017 – facendo riferimento a
vicende per stesso dire dei Giudici estranee all’associazione – neanche
esprime alcun apporto causale del ricorrente. In ogni caso nessuno dei
collaboratori di giustizia cita mai il ricorrente e non risulta congrua per
neutralizzare il rilievo la giustificazione data al riguardo dalla ordinanza
che fa leva sulla compatibilità della emergenza con l’assenza di rapporti
diretti, specie se si considera la posizione apicale ascritta. In ordine alla
quale ultima, nessuna emergenza sussiste ed anzi risultandone una
rispetto ad essa dissonante (quella relativa alla mancata partecipazione
ad un importante incontro per mere ragioni lavorative).

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso è inammissibile.
2. Invero, il provvedimento impugnato senza vizi logici e giuridici ha individuato la partecipazione associativa del ricorrente (unitamente a
quella del fratello Mario) al clan Mazzei – alleato con il clan SantapaolaErcolano – dimostrando l’attuale operatività del clan, attraverso le
emergenze captative relative alle vicende occorse tra il 12 e 13 maggio
2017 nell’ambito delle quali si verificava un pesante dissidio tra il clan
Santapaola-Ercolano ed il clan Mazzei a seguito della aggressione da
1

confermato la gravità indiziaria a carico del MAUGERI in ordine alla sua

T

parte di Mario PAPPALARDO, del clan Mazzei e legato a Santo DI
BENEDETTO, a Davide COCO, reggente del “gruppo della stazione” del
clan Santapaola-Ercolano, alla quale aveva fatto seguito l’esplosione di
colpi di arma da fuoco, da parte di quest’ultimo con Angelo ARENA,
all’indirizzo del PAPPALARDO, avvenimenti ricondotti ad una contesa
economica tra i due relativa alla ripartizione dei proventi illeciti tra Santo
DI BENEDETTO, mandante della rappresaglia, ed il COCO. A seguito di

pretendeva un immediato incontro con i vertici del clan MAZZEI
individuati in Angelo PRIVITERA e nei due fratelli MAUGERI. In
particolare, risulta – da un lato – che Mario MAUGERI era stato investito
da Orazio COPPOLA, componente del clan Mazzei, della questione
avendo assicurato di contattare personalmente il PRIVITERA e dall’altro – che lo stesso COPPOLA, all’esito di un incontro con il
TOMASELLI, nell’ambito della quale ribadiva la necessità di un incontro
con i vertici del clan MAZZEI, si recasse proprio da Alfio MAUGERI per
discutere della questione, ottenendo la assicurazione della disponibilità
dei MAZZEI all’incontro presso l’abitazione del FALLICA (v. pg. 14).
Ciononostante né il PRIVITERA né i MAUGERI si presentavano
all’incontro con la reazione dei SANTAPOLIANI che sollecitavano
PANTALENA a cercare i MAUGERI, fino alla decisione del COPPOLA che
informava i presenti di aver parlato con Alfio MAUGERI e deciso di
rappresentare egli stesso i Mazzei senza che l’assenza degli altri
esponenti fosse da intendere come una mancanza di rispetto nei
confronti dei Santapaola.
L’altra vicenda, pure emersa dalle intercettazioni, riguarda la
richiesta di Mario MAUGERI che, in presenza del fratello Alfio, chiedeva a
Carmelo Destefano di incontrare Antonio Tomaselli per informarlo di una
vicenda che rischiava di creare nuovamente frizioni tra le due famiglie
(v. pg. 16). Nell’ambito di questa vicenda Mario MAUGERI esternava al
FALLICA tutto il suo risentimento per aver subito, unitamente al fratello,
un affronto da parte dei due giovani santapaoliani, i quali aveva /àvuto
l’ardire di presentarsi armati a casa sua, nonostante il suo ruolo di
spicco nel clan Mazzei, guadagnato “su strada” e si riscontrava la
realizzazione di un incontro intorno alla mezzanotte presso il chiosco del
ricorrente tra il fratello di quest’ultimo e Carmelo Destefano, al quale
risulta presente lo stesso Alfio MAUGERI che non solo ascolta il colloquio

tali avvenimenti l’esponente del clan Santapaola Antonio TOMASELLI

tra i due ma assicura un successivo incontro presso il proprio chiosco
con il TOMASELLI.
Infine, la ordinanza impugnata considera gli stessi trascorsi del
ricorrente, già definitivamente condannato per il reato di cui all’art. 416
bis cod. pen., dopo essere stato arrestato il 10.6.2009 quale affiliato al
clan Mazzei.

censura in ordine alla ricostruzione di quanto è avvenuto tra il 12 e 13
maggio 2017 e la dedotta assenza di condotte ascrivibili al ricorrente,
invece, reso partecipe dei fatti proprio perché individuato esponente
associativo del clan MAZZEI e come tale idoneo ad esprimerne la
volontà; del pari generica è la censura relativa alla conducenza del
secondo episodio considerato ugualmente e non illogicamente
espressione – in ragione della causa scatenante, del conflitto da evitare
e della compartecipazione al momento risolutivo con l’esponente apicale
del clan Santapaola-Ercolano – della intraneità del ricorrente alla
medesima consorteria, in ordine alla quale deve – quindi – registrarsi la
prosecuzione della partecipazione associativa per il periodo contestato.
4. All’inammissibilità del ricorso consegue la condanna del ricorrente
al pagamento delle spese processuali e della somma che si stima equo
determinare in euro duemila in favore della cassa delle ammende.
5. Devono essere disposti gli adempimenti di cui all’art. 94 comma 1
ter disp. att. cod. proc. pen..

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al
pagamento delle spese processuali e della somma di euro duemila in
favore della cassa delle ammende. Manda alla cancelleria per gli
adempimenti di cui all’art. 94 comma iter disp. att. cod. proc. pen..
Così deciso il 22.3.2018.
Il Componente estensore
Angelo Capozz .

,,

3. Rispetto alla richiamata ricostruzione, pertanto, generica è la

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