Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 18856 del 26/01/2017


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 18856 Anno 2017
Presidente: CAVALLO ALDO
Relatore: MENGONI ENRICO

SENTENZA

sul ricorso proposto da
Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Rieti nel procedimento nei
confronti di
Rosati Gianni, nato a Roma il 28/2/1967

avverso l’ordinanza del 14/4/2016 del Tribunale di Rieti;
visti gli atti, il provvedimento impugnato ed il ricorso;
sentita la relazione svolta dal consigliere Enrico Mengoni;
lette le conclusioni del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto
Procuratore generale, che ha concluso chiedendo l’annullamento con rinvio del
provvedimento

RITENUTO IN FATTO

1. Con ordinanza del 14/4/2016, il Tribunale di Rieti, quale Giudice
dell’esecuzione, rigettava la richiesta formulata dal Procuratore della Repubblica
presso lo stesso Ufficio, con la quale si chiedeva di revocare – perché il fatto non
è previsto dalla legge come reato – la sentenza emessa il 19/10/2015 a carico di
Gianni Rosati con riguardo al delitto di cui agli artt. artt. 81 cpv. cod. pen., 2,

Data Udienza: 26/01/2017

comma 1-bis, d.l. 12 settembre 1983, n. 463, convertito, con modificazioni, dalla
I. 11 novembre 1983, n. 638; a parere del Tribunale, infatti, risultava superata la
soglia di 10.000,00 euro, con la quale il d. Igs. 15 gennaio 2016, n. 8 ha
mantenuto rilevanza penale alla condotta.
2. Propone ricorso per cassazione il citato Procuratore della Repubblica,
deducendo la violazione dell’art. 8, comma 6, stesso decreto; il Giudice non
avrebbe considerato che la somma di 10.000,00 euro, di cui alla norma in
esame, concerne ogni singolo anno e che l’omissione contestata al Rosati per gli

soglia per ciascuno di essi.
3. Con requisitoria scritta del 21/7/2016, il Procuratore generale presso
questa Corte ha chiesto annullarsi con rinvio la citata ordinanza, condividendo
l’assunto del ricorrente.
CONSIDERATO IN DIRITTO
Preliminarmente si osserva che la presente motivazione è redatta in forma
semplificata, ai sensi del decreto n. 68 del 28/4/2016 del Primo Presidente di
questa Corte.
4. Il ricorso è fondato.
L’art. 3, comma 6, d. Igs. 15 gennaio 2016, n. 8 ha sostituito l’art. 2,
comma 1-bis di cui alla rubrica nei seguenti termini: “L’omesso versamento delle
ritenute di cui al comma 1, per un importo superiore a euro 10.000 annui, è
punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a euro 1.032. Se
l’importo omesso non è superiore a euro 10.000 annui, si applica la sanzione
amministrativa pecuniaria da euro 10.000 a euro 50.000. Il datore di lavoro non
è punibile, né assoggettabile alla sanzione amministrativa, quando provvede al
versamento delle ritenute entro tre mesi dalla contestazione o dalla notifica
dell’avvenuto accertamento della violazione”; a mente del successivo art. 8,
comma 1, d. Igs. n. 8 del 2016, inoltre, “le disposizioni del presente decreto che
sostituiscono sanzioni penali con sanzioni amministrative si applicano anche alle
violazioni commesse anteriormente alla data di entrata in vigore del decreto
stesso, sempre che il procedimento penale non sia stato definito con sentenza o
con decreto divenuti irrevocabili”.
Orbene, poiché l’oggetto della contestazione mossa al Rosati risulta inferiore
alla soglia citata con riguardo a ciascuna delle annualità interessate (complessivi
8.740 euro per il 2011 e 3.938 euro per il 2012), si impone l’annullamento senza
rinvio dell’ordinanza impugnata, con contestuale revoca della sentenza di merito,
perché il fatto non è previsto dalla legge come reato.

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anni 2011 e 2012 – seppure complessivamente superiore – non raggiunge detta

P.Q.M.

Annulla senza rinvio il provvedimento impugnato e dispone la revoca della
sentenza del Tribunale di Rieti del 19 ottobre 2015.

Così deciso in Roma, il 26 gennaio 2017

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