Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 18842 del 23/02/2018


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Penale Sent. Sez. 6 Num. 18842 Anno 2018
Presidente: FIDELBO GIORGIO
Relatore: CRISCUOLO ANNA

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
LAMA LUIGI/ nato il 18/03/1980 a CASERTA

avverso l’ordinanza del 27/11/2017 del TRIB. LIBERTA’ di L’AQUILA
sentita la relazione svolta dal Consigliere ANNA CRISCUOLO;
sentite le conclusioni del PG ROBERTO ANIELLO, che conclude per l’annullamento
senza rinvio limitatamente all’obbligo di presentazione.
Udito il difensore, avv. GUADAGNO GIUSEPPE, che conclude per raccoglimento
dei motivi di ricorso.

Data Udienza: 23/02/2018

RITENUTO IN FATTO

1. Decidendo in sede di rinvio, il Tribunale del riesame dell’Aquila, in parziale
riforma dell’ordinanza emessa 1’8 marzo 2017 con la quale il G.i.p. del medesimo
Tribunale aveva applicato a Lama Luigi la misura degli arresti domiciliari per i
reati di cui agli artt. 603 bis cod. pen., oggetto del capo d), 629 cod. pen.,
oggetto dei capi x), y) e z), e 55, comma 9, d. 1gs. 231/2007, oggetto del capo
aa), esclusa la sussistenza di gravità indiziaria per i reati di cui gli artt. 603 bis e

dell’obbligo di presentazione alla p.g. per il reato di cui al capo aa).
Il Tribunale ha ritenuto sussistente la gravità indiziaria, desunta dalle
conversazioni intercettate e dai riscontri documentali e bancari, attestanti la
disponibilità da parte del ricorrente delle carte di credito, attivate a nome dei
dipendenti Bifone, Fabozzi e Corvo, e dai documentati prelievi mensili di importi
pari alle retribuzioni accreditate a titolo di stipendio; ha ritenuto accertata la
finalità di profitto della condotta, diretta a conseguire la differenza tra quanto
accreditato e quanto effettivamente destinato agli operai per le giornate di lavoro
effettivo e ha ritenuto sussistente ed attuale il pericolo di reiterazione, stante la
non occasionalità della condotta protrattasi per mesi, ma adeguatamente
tutelabile con la misura prescrittiva applicata.

2. Avverso l’ordinanza ha proposto ricorso il difensore del Lama, che ne
chiede l’annullamento per tre motivi:
2.1 inosservanza ed erronea applicazione della legge penale, in quanto il
Tribunale ha applicato la misura cautelare per un reato non compreso
nell’ordinanza genetica, in violazione dell’art. 291 cod. proc. pen. Evidenzia che
l’ordinanza era stata emessa in accoglimento della richiesta cautelare, formulata
esclusivamente per i reati di cui ai capi d), x), y) e z), come si evince dalle
pagine della richiesta allegate al ricorso, il Tribunale del riesame aveva
confermato il titolo cautelare per tali reati e l’annullamento ha ad oggetto
esclusivamente tali reati;
2.2 vizio di motivazione e travisamento dei dati indiziari ed omessa
valutazione in ordine al reato di indebito utilizzo di carte di credito, in quanto il
Tribunale ha desunto la gravità indiziaria da una sola conversazione intercorsa
tra il ricorrente ed il Tessitore e dai prelievi mensili, effettuati nelle ore o nei
giorni immediatamente successivi all’accredito dello stipendio sul conto dei
lavoratori, trascurando gli elementi evidenziati dalla difesa, ricavabili anche dalle
intercettazioni segnalate nella memoria. In particolare, dal colloquio riportato a
pag. 89 dell’ordinanza genetica risulta la diversità di condotta del Lama rispetto

629 cod. pen., ha sostituito la misura degli arresti domiciliari con quella

al Tessitore e dal colloquio riportato a pag. 229 dell’ordinanza genetica risulta
che la carta di credito era in possesso del Bifone e che il Lama corrispondeva agli
operai una somma maggiore rispetto a quella indicata in busta paga. Il Tribunale
ha anche trascurato le risultanze delle schede dei prelievi, annesse al capo x), da
cui risulta che i prelievi furono effettuati dal Bifone in Teverola ed Aversa dopo il
licenziamento, mentre il Lama si trovava all’Aquila con il Corvo e il Fabozzi; ha
trascurato che i fotogrammi acquisiti riprendono soggetti, diversi dal Lama,
mentre effettuano prelievi con le carte di credito degli operai e non ha motivato

2.3 vizio di motivazione in relazione alla scelta della misura, in quanto il
Tribunale non ha tenuto conto del tempo decorso dalla commissione del reato né
ha motivato sull’attualità e concretezza del pericolo di reiterazione.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso è fondato.
Preliminare ed assorbente è il primo motivo, stante la palese violazione del
principio della domanda cautelare.
Dalla richiesta cautelare, allegata al ricorso, risulta che il P.m. chiese
l’applicazione della misura custodiale nei confronti del Lama, tra gli altri, per i
reati di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro e di estorsione
aggravata; l’ordinanza cautelare, emessa per tali titoli di reato, fu confermata in
sede di riesame ed annullata con sentenza n. 51433/17 di questa Corte, cosicché
l’ordinanza impugnata risulta emessa ultra petita.
Ne discende la nullità dell’ordinanza impugnata per violazione del principio
della domanda cautelare, presupposto essenziale dell’adozione di misure
cautelari, sia nella fase di indagini preliminari, sia nelle ulteriori fasi del giudizio,
la cui mancanza integra l’ipotesi di nullità di ordine generale ex art. 178, comma
primo, lett. b), cod. proc. pen., insanabile e rilevabile d’ufficio in ogni stato e
grado del processo ai sensi dell’art. 179 cod. proc. pen. ( tra le tante da ultimo
Sez. 4, n. 52540 del 17/10/2017, Teatro, Rv. 271251).
Conseguentemente, l’ordinanza impugnata va annullata senza rinvio.

P.Q.M.

Annulla senza rinvio l’ordinanza impugnata limitatamente alla misura
dell’obbligo di presentazione alla p.g. disposta per il capo aa) (art. 55, comma 9,
d.lgs. n. 231/07).

sulle censure difensive;

Manda alla cancelleria per gli adempimenti di cui all’art. 626 cod. proc. pen.

Così deciso, il 23/02/2018.

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