Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 18840 del 23/02/2018


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Penale Sent. Sez. 6 Num. 18840 Anno 2018
Presidente: FIDELBO GIORGIO
Relatore: BASSI ALESSANDRA

SENTENZA
sul ricorso proposto da
Tedesi Claudio, nato il 13/01/1960 a Piacenza

avverso l’ordinanza del 02/11/2017 del Tribunale di Milano

visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Alessandra Bassi;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Aniello
Roberto, che ha concluso chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile;
udito il difensore, avv. Giuseppina Ferro, quale sostituto processuale dell’avv.
Armando Simbari, il quale che ha concluso chiedendo l’accoglimento del ricorso.

RITENUTO IN FATTO
1. Con il provvedimento in epigrafe, il Tribunale di Milano, sezione
specializzata per il riesame, ha rigettato l’appello e, per l’effetto, ha confermato
l’ordinanza del 6 ottobre 2017, con la quale il Gip del Tribunale di Pavia ha
rigettato la richiesta di dichiarazione di inefficacia per nullità dell’interrogatorio
della misura cautelare della custodia in carcere, applicata nei confronti di Claudio
Tedesi (con l’ordinanza del 26 settembre 2017, eseguita il 29 settembre 2017),
in relazione ai reati di cui ai capi A), B), C), D), E), ed F) della rubrica
(rispettivamente di peculato e peculato tentato, due episodi di truffa e due

Data Udienza: 23/02/2018

episodi di turbativa d’asta), commessi – in concorso con altri – dal ricorrente,
quale Direttore Generale della società ASM S.p.A. di Pavia.
1.1 A sostegno della decisione, il Tribunale ha evidenziato, per un verso, che
– vista la contestualità dell’interrogatorio e dell’avviso telefonico in ordine al
mancato deposito degli atti relativi alle dichiarazioni di Alessandra Croce e degli
allegati, avviso fatto dalla cancelleria al difensore titolare nella stessa mattina del
3 ottobre -, non v’è materia per ritenere che il Gip avrebbe dovuto rilevare
d’ufficio la nullità dell’interrogatorio per omesso deposito di alcuni degli atti posti

“immediatamente dopo” contenuta nell’art. 182 del codice di rito deve essere
intesa nel senso che la difesa deve proporre l’eccezione non appena sia posta
nella condizione di comprendere la sussistenza della nullità e di esercitare quelle
prerogative difensive che non le siano state garantite in conseguenza del vizio
procedurale. Il Collegio ha dunque rilevato che il difensore, pur reso edotto del
mancato deposito in cancelleria di taluni degli atti citati nell’ordinanza cautelare
contestualmente all’interrogatorio, ha tempestivamente esercitato le proprie
facoltà delegando un sostituto a presentare richiesta di copia di tutti gli atti non
depositati, ma non ha eccepito la nullità dell’interrogatorio per l’omesso
tempestivo deposito di tutti gli atti. D’altra parte, l’indagato si è avvalso della
facoltà di non rispondere dinanzi al Gip, pur avendo conoscenza del contenuto
delle dichiarazioni della Croce, la cui trascrizione era comunque riportata
nell’ordinanza coercitiva (circostanza che avrebbe consentito alla difesa di
rendersi facilmente conto della fisica assenza di tali atti fra quelli depositati nella
cancelleria del Gip). All’esito del rilascio delle copie degli atti, l’indagato non ha
modificato la propria scelta difensiva, né la difesa ha presentato istanza di
procedere nuovamente all’espletamento dell’interrogatorio, ma – adoperando in
modo formalistico lo strumento processuale – ha proposto richiesta di
declaratoria di inefficacia della misura una volta decorso il termine utile per la
(nuova) celebrazione dell’interrogatorio.

2. Nel ricorso proposto con atto a firma dell’Avv. Armando Simbari, Claudio
Tedesi chiede l’annullamento del provvedimento per violazione di legge
processuale in relazione all’art. 182 cod. proc. pen., per avere il Tribunale
erroneamente confermato l’ordinanza di rigetto della richiesta di declaratoria di
inefficacia della misura ai sensi del combinato disposto degli artt. 293, comma 3,
e 302 cod. proc. pen. A sostegno del ricorso, si evidenzia che, contrariamente a
quanto ritenuto dal Collegio della cautela, il concetto di “immediatezza” di cui
all’art. 182, comma 2, cod. proc. pen. deve intendersi in termini non rigidamente
temporali, ma procedimentali. D’altra parte, contrariamente a quanto ritenuto
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a base del provvedimento coercitivo; per altro verso, che la locuzione

dal Tribunale, la difesa ha dedotto l’eccezione, non in ritardo, ma nella tarda
mattinata del 3 ottobre, non appena ha avuto conoscenza dell’omesso deposito.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso va disatteso stante l’infondatezza delle deduzioni mosse a
fondamento.

di apertura del dibattimento, la persona sottoposta ad una misura cautelare (di
natura coercitiva o interdittiva) ha diritto ad essere interrogata dal giudice
(immediatamente e comunque non oltre cinque giorni dall’inizio dell’esecuzione
della custodia, qualora si tratti di misura carceraria, entro dieci giorni negli altri
casi), al fine di svolgere le proprie difese sul tema de libertate e, segnatamente,
di sottoporre al giudice della cautela la propria versione dei fatti e di offrire
elementi utili per la valutazione delle esigenze cautelari e la scelta della misura.
2.1. L’effettività di tale incornprimibile diritto è assicurata dal combinato
disposto degli artt. 294 e 302 cod. proc. pen., là dove sanziona con l’inefficacia
sopravvenuta della misura cautelare la mancata celebrazione di un “valido”
interrogatorio, dunque l’omissione, l’intempestività e la nullità dell’incombente
processuale.
2.2. Secondo una regula iuris introdotta per via giurisprudenziale dal più
ampio consesso di questa Corte, la celebrazione di un valido interrogatorio di
garanzia presuppone che alla difesa sia stata preventivamente assicurata la
possibilità di conoscere gli atti su cui poggia la misura cautelare, depositati in
cancelleria ai sensi dell’art. 293 cod. proc. pen. (Sez. U, n. 26798 del
28/06/2005, Vitale Rv. 231349). Come condivisibilmente argomentato dalle
Sezioni Unite, la comminatoria della nullità dell’interrogatorio in caso di denegato
accesso preventivo della difesa agli atti discende, da un lato, dal dato sistematico
e, segnatamente, dalla stretta concatenazione (processuale, logica e
cronologica) fra il deposito degli atti in cancelleria non appena sia data
esecuzione alla misura prescritto dall’art. 293, comma 3, e l’interrogatorio di
garanzia previsto dal successivo art. 294; dall’altro lato, dalla ratio dello stesso
interrogatorio che, nell’assicurare all’indagato la possibilità di fornire la propria
versione dei fatti e di svolgere le proprie difese nella immediatezza della
restrizione, postula un contraddittorio reale e dunque informato, così da dare
effettività alla sottesa funzione di garanzia.
2.3. Va rimarcato come il principio di diritto affermato dalle Sezioni Unite si
ponga nel solco dell’insegnamento del Giudice delle leggi, che – nel dichiarare

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2. Va premesso che, nel nostro sistema processuale, fino alla dichiarazione

l’illegittimità costituzionale dell’art. 293, comma 3, cod. proc. pen. nella parte in
cui non prevede la facoltà per il difensore di estrarre copia degli atti oggetto di
deposito – ha sancito che, dopo l’esecuzione della misura, deve essere assicurata
al difensore “la più ampia e agevole conoscenza degli elementi su cui è fondata
la richiesta del pubblico ministero, al fine di rendere attuabile una adeguata e
informata assistenza all’interrogatorio della persona sottoposta alla misura
cautelare ex art. 294 cod. proc. pen. nonché di valutare con piena cognizione di
causa quali siano gli strumenti più idonei per tutelare la libertà del proprio

alla proposizione dell’appello” (Corte cost. sentenza del 24/06/1997, n. 192).
2.4. Deve essere, peraltro, precisato che la ristrettezza del tempo concesso
alla difesa per la consultazione degli atti – previamente depositati presso la
cancelleria del giudice emittente – non determina la nullità dell’interrogatorio
della persona sottoposta a misura cautelare, atteso che, in tale fase processuale,
risulta preminente l’interesse a provocare un immediato contatto tra l’indagato
ed il giudice della cautela per la verifica dei presupposti per la privazione della
libertà (Sez. 1, n. 27833 del 01/03/2013, Tassone, Rv. 255818; (Sez. 2, n.
44902 del 30/09/2014, Cosentino, Rv. 260876). A tale limitatezza temporale la
difesa può comunque ovviare avanzando richiesta di rinvio dell’interrogatorio, sia
pure nel rispetto del termine inderogabile previsto dall’art. 294 cod. proc. pen.
(Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto legittima l’ordinanza cautelare impugnata
avendo i difensori eccepito solo la nullità dell’atto senza richiedere il differimento
dell’interrogatorio) (Sez. 2, n. 44902 del 30/09/2014, Cosentino, Rv. 260876).

3. Secondo il decisum del Giudice delle leggi nella sentenza n.192 del 1997
su citata, è pacifico che l’accesso difensivo agli atti ai sensi dell’art. 293, comma
3, cod. proc. pen. postuli anche l’estrazione di copia dei medesimi.
3.1. Questa Corte ha, nondimeno, affermato che il diritto inviolabile della
difesa a conoscere gli atti su cui poggia la misura cautelare prima della
celebrazione dell’interrogatorio di garanzia (garantito dalla comminatoria di
nullità) non comporti che il diritto ad ottenere copia dei medesimi atti
(riconosciuto con la rammentata pronuncia d’incostituzionalità n. 192 del 1997)
debba essere soddisfatto entro lo stesso termine – id est antecedentemente alla
celebrazione dell’interrogatorio ex art. 294 cod. proc. pen. – e, soprattutto, che
dall’intempestiva evasione della richiesta di copia degli atti consegua la nullità
dell’interrogatorio. In particolare, si è chiarito che l’interrogatorio di garanzia è
nullo, con conseguente perdita di efficacia della misura cautelare, nel solo caso
di omesso deposito degli atti ex art.293 cod. proc. pen., mentre il mancato
rilascio di copia degli stessi non determina alcuna invalidità, difettando

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assistito, dalla richiesta di riesame ovvero di revoca o sostituzione della misura

un’espressa previsione di nullità (In motivazione, la Corte ha precisato che il
diritto di difesa è garantito dalla consultazione degli atti, non potendosi
assicurare anche il rilascio di copia, atteso che tale operazione potrebbe risultare
materialmente impossibile in considerazione della mole degli atti da riprodurre)
(Sez. 6, n. 55848 del 04/10/2017, Ferrante, Rv. 271844).

4. Con specifico riguardo al regime della rilevabilità dell’eccezione di
inefficacia sopravvenuta della misura ai sensi del combinato disposto degli artt.

rilevare che – come chiarito in termini espliciti ed inequivocabili dalle Sezioni
Unite di questa Corte nella già sopra ricordata sentenza Vitale – l’omesso
deposito degli atti in cancelleria prima della celebrazione dell’interrogatorio di
garanzia “determina la nullità dell’interrogatorio dell’indagato (o dell’imputato) ai
sensi degli artt. 178, comma 1, 180, 182 cod. proc. pen., nullità a regime
intermedio che deve essere eccepita al compimento dell’atto, ossia
dell’interrogatorio”.
4.1. E’ ovvio che, perché possa scattare la decadenza dall’eccezione, la
parte deve essere stata posta in grado di dedurre il vizio. In questo senso è
invero l’insegnamento delle Sezioni Unite di questa Corte, là dove hanno chiarito
– proprio con riferimento alla previsione dell’art. 182, comma 2, primo periodo,
cod. proc. pen. – che “per potere eccepire una nullità occorre evidentemente
avere contezza del vizio” (Sez. U, n. 5396 del 29/01/2015, P.G. in proc. Bianchi,
Rv. 263026 pronunciandosi in relazione al regime di rilevabilità della nullità a
regime intermedio scaturente dalla violazione dell’art. 114 disp. att. cod. proc.
pen.).
Ciò nondimeno, trattandosi di difesa tecnica, la conoscenza del vizio deve
essere valutata alla luce delle ordinarie regole della deontologia professionale e,
dunque, alla possibilità che il legale abbia di avvedersene esercitando la dovuta
ed esigibile diligenza defensionale.

5. Definite le regole di diritto che devono guidare la soluzione del caso di
specie, stima il Collegio che ineccepibilmente i giudici del Tribunale di Milano
abbiano escluso la sussistenza dei presupposti dell’invocata inefficacia
sopravvenuta della misura per irrituale celebrazione dell’interrogatorio.
5.1. Ed invero, dalla scansione temporale degli atti processuali quale emerge
dal fascicolo del procedimento (certamente consultabile trattandosi di decidere in
ordine alla sussistenza di un error in procedendo ai sensi dell’art. 606, comma 1,
lett. c), cod. proc. pen.; v. Sez. U, n. 42792 del 31/10/2001, Policastro, Rv.
220092; Sez. 1, n. 8521 del 09/01/2013, Chahid, Rv.255304), si evince che gli
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293, comma 3, 294, comma 1, e 302 cod. proc. pen., mette ancora conto di

atti posti a corredo della richiesta di applicazione della misura cautelare venivano
depositati in cancelleria subito dopo l’atto dell’esecuzione della misura da parte
del Gip del Tribunale di Pavia, ad eccezione del faldone contenente le
dichiarazioni di Alessandra Croce ed i relativi allegati.
Nondimeno, le dichiarazioni della Croce erano menzionate nella richiesta del
P.M. e, soprattutto, nell’ordinanza coercitiva, di tal che la difesa – esercitando la
dovuta ed esigibile diligenza – avrebbe potuto riscontrare la mancanza del
faldone che le conteneva già all’atto del deposito degli atti in cancelleria e della

coercitivo (segnatamente il passaggio nel quale veniva menzionato il contributo
narrativo della Croce) con gli atti effettivamente presenti in cancelleria.
5.2. Tirando le fila delle considerazioni che precedono, la difesa tecnica, pur
posta in grado di avvedersi della mancanza fra gli atti depositati in cancelleria ai
sensi dell’art. 293, comma 3, cod. proc. pen. del faldone contenente le
dichiarazioni della Croce e pur versando – pertanto – in una situazione nella
quale il vizio processuale era già conosciuto o comunque conoscibile usando la
dovuta diligenza, non ha tempestivamente eccepito la nullità in oggetto al
momento del compimento dell’interrogatorio, come prescritto dall’art. 182,
comma 2, cod. proc. pen.
Il che rende tardiva l’eccezione dedotta successivamente alla celebrazione
dell’incombente processuale, a prescindere dall’orario in cui il difensore titolare
(Avv. Uslenghi) ricevette la telefonata con cui la cancelleria dava avviso della
mancata trasmissione da parte della Procura del faldone de quo e dell’imminente
deposito dello stesso.
5.3. Richiamato il principio di diritto sopra rammentato sub paragrafo 3.1,
nessuna nullità poteva, d’altronde, discendere dalla circostanza che, prima della
celebrazione dell’interrogatorio, la difesa non avesse potuto ottenere il rilascio di
copia degli atti posti a fondamento della misura e, segnatamente, delle
dichiarazioni rese da Alessandra Croce contenute nel faldone non
tempestivamente trasmesso alla cancelleria del Gip.

6. Dal rigetto del ricorso consegue, a norma dell’art. 616 cod. proc. pen., la
condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento.

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relativa consultazione, solo raffrontando il contenuto del provvedimento

P.Q.M.

rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Manda alla Cancelleria per gli adempimenti di cui all’art. 94, comma 1-ter, disp.
att. cod. proc. pen.

Così deciso il 23 febbraio 2018

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