Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 18822 del 15/02/2018


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 18822 Anno 2018
Presidente: FUMO MAURIZIO
Relatore: SCARLINI ENRICO VITTORIO STANISLAO

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
PROCURATORE DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE TRIBUNALE DI
COSENZA
nei confronti di:
ARLIA CIOMMO FRANCESCO nato il 30/06/1976 a AMANTEA

avverso l’ordinanza del 23/10/2017 del TRIB. LIBERTA’ di COSENZA
sentita la relazione svolta dal Consigliere ENRICO VITTORIO SCARLINI;
sentite le conclusioni del PG, GIOVANNI DI LEO, che insiste per l’annullamento
con rinvio del provvedimento impugnato
Udito il difensore, avv. Bove del foro di Cosenza, che si riporta alla memoria
chiedendo l’inammissibilità o il rigetto del ricorso

Data Udienza: 15/02/2018

RITENUTO IN FATTO

1 – Con ordinanza del 23 ottobre 2017, il Tribunale di Cosenza, decidendo
sull’istanza di riesame presentata da Arlia Ciommo Francesco avverso il decreto
di applicazione della misura cautelare reale del sequestro preventivo, finalizzato
alla confisca prevista dall’art. 603 bis.2 cod. pen., dell’azienda agricola di cui lo
stesso era titolare, provvedimento emesso dal Giudice per le indagini preliminari
del Tribunale di Paola il 20 settembre 2017, ne disponeva l’annullamento,

Al prevenuto erano stati sequestrati l’azienda (ed il conto corrente, non
oggetto di richiesta di riesame) poiché si era ritenuto che i medesimi fossero il
mezzo ed il provento del delitto al medesimo contestato ai sensi dell’art. 603 bis
cod. pen..
Le indagini esperite avevano, infatti, consentito di appurare, che il
prevenuto aveva impiegato presso la propria ditta individuale, di conduzione di
un fondo agricolo, sei lavoratori extracomunitari, senza sottoscrivere con essi
alcun contratto, facendoli operare in condizioni di assoluto degrado.
I predetti erano stati allontanati dal prevenuto e dal fratello ancor prima
dell’intervento dell’autorità e sul posto erano rimasti dei lavoratori rumeni
anch’essi irregolarmente impiegati.
Il Tribunale del riesame aveva condiviso la conclusione del Gip circa la
sussistenza del fumus dell’ipotizzato delitto, deducendolo dalle deposizioni dei
lavoratori extracomunitari in ordine alle condizioni di impiego, connotate da
chiare condotte intimidatorie (la continua sorveglianza e l’evocazione di un
possibile intervento del fratello poliziotto).
Quanto, invece al

periculum in mora,

il Tribunale di Cosenza aveva

osservato che il Gip, nell’ordinanza impugnata, non avesse adeguatamente
motivato sulla derivazione dell’intera azienda agricola (comprensiva anche di
immobili e beni mobili registrati, oltre che di un’attività di agriturismo) dalla
contestata condotta illecita piuttosto che, invece, dall’esistente ed accertata
attività agricola e turistica.
Disponeva pertanto la restituzione dell’azienda al suo titolare.
2 – Propone ricorso il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di
Paola, articolando le proprie censure in cinque motivi.
2 – 1 – Con il primo ed il secondo motivo deduce la violazione di legge, ed in
particolare degli artt. 321, 322, 324 cod. proc. pen. e 603 bis.2 cod. pen., e
l’omessa motivazione, posto che il sequestro preventivo dell’azienda era stato
disposto ai fini di pervenire alla confisca della medesima, obbligatoria ai sensi
dell’art. 603 bis 2 cod. pen. che la prevede per tutte le “cose che servirono o
1

ordinando la restituzione dell’azienda all’Arlia.

furono destinate a commettere il reato (previsto dall’art. 603 bis cod. pen.) e
delle cose che ne sono il prezzo, il profitto o il prodotto”.
Visto che l’unica attività condotta dal prevenuto era quella per la quale
aveva consumato gli ipotizzati delitti ne discendeva che era l’intera azienda, che
ne era stata lo strumento, a dover essere sequestrata prima e confiscata poi.
2 – 2 – Con il terzo e quarto motivo lamenta la violazione di legge, per non
avere, il Tribunale, valutato le esigenze di cautela, il periculum in mora, verifica
che avrebbe dovuto compiere anche qualora, come aveva affermato, non fosse

2 – 3 – Con il quinto motivo deduce la violazione di legge per avere, il
Tribunale, disposto la revoca di un sequestro preventivo in un caso in cui i beni
avrebbero dovuto essere sottoposti a confisca obbligatoria.
3 – Il difensore dell’indagato ha presentato una memoria con la quale chiede
che il ricorso promosso dal pubblico ministero sia dichiarato inammissibile o,
comunque, sia rigettato.
Il ricorso è inammissibile perchè non era stato presentato dal Procuratore
della Repubblica presso il Tribunale di Genova, l’unico pubblico ministero che
aveva preso parte al giudizio di riesame.
Il ricorso comunque andava rigettato in quanto la consumazione del reato
era stata ipotizzata in relazione ad un solo giorno e, così, il profitto che ne era
derivato doveva considerarsi minimo. Il vincolo era stato confermato sulla
somma di euro 50.000 che doveva considerarsi idonea allo scopo tanto più che il
valore dell’intera azienda era stimato in euro 1.500.000.

CONSIDERATO IN DIRITTO

Il ricorso promosso dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di
Paola è inammissibile per difetto di legittimazione del pubblico ministero che l’ha
proposto.
1 – L’art. 325 cod. proc. pen., in tema di ricorso per cassazione avverso i
provvedimenti di sequestro preventivo di beni dei quali la confisca è facoltativa o
obbligatoria, dispone che, contro le ordinanze emesse in sede di riesame o di
appello, possa proporre ricorso (oltre all’imputato, al suo difensore ed all’avente
diritto alla restituzione) il “pubblico ministero”, senza alcuna ulteriore
specificazione. Senza così riprodurre il dettato del primo comma dell’art. 311
codice di rito, in tema di ricorso per cassazione avverso i provvedimenti, di
riesame e di appello, sulle misure cautelari personali, che legittima a proporlo sia
il pubblico ministero presso il Tribunale che ha pronunciato l’ordinanza
impugnata, sia il pubblico ministero che ha chiesto l’applicazione della misura di
2

——,—

stata fatta dal primo giudice.

cautela (consentendo, peraltro, a quest’ultimo, seppure solo nel caso di riesame,
ai sensi del comma 8 bis dell’art. 309, di partecipare all’udienza in camera di
consiglio in luogo del rappresentante della pubblica accusa presso il tribunale
distrettuale).
Come si è detto, analoga norma non è stata dettata nel caso delle misure
cautelari reali così che la costante giurisprudenza di questa Corte ha affermato
che è inammissibile il ricorso per cassazione avverso l’ordinanza del tribunale per
il riesame proposto dal pubblico ministero che ha disposto il sequestro

l’organo la cui decisione viene impugnata (da ultimo, Sez. 3, n. 47142 del
07/11/2012, Cuffaro, Rv. 253869; prima ancora, Sez. 3, n. 25882 del
26/05/2010, Giacobi, Rv. 248055, Sez. 4, n. 36882 del 23/05/2007, Palena, Rv.
237232, Sez. 3, n. 2245 del 15/06/1999 Sculco, Rv. 214797), dovendosi
applicare la regola generale della legittimazione ad impugnare dell’organo della
pubblica accusa presso l’organo giudiziario che ha pronunciato il provvedimento.
Anche considerando il fatto che lo stesso art. 325, nel richiamare le regole di
procedure dettate nell’art. 311, fa riferimento ai soli commi 3, 4 e 5
(quest’ultimo a seguito della recente modifica apportata dall’art. 1, comma 60,

L.

23 giugno 2017, n. 103), e non al comma 1 che, come si è detto, consente il
ricorso in cassazione al pubblico ministero che ha chiesto la misura.
2 – Ne deriva che il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Paola
non era legittimato a ricorrere per cassazione avverso l’indicata ordinanza del
Tribunale di Cosenza.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso.
Così deciso in Roma il 15 febbraio 2018.
Il Consigliere estensore
Enrico Vittorio Stanislao Sc

Depositato in Cancelleria
Roma, lì ……….

Il Presidente
Maurizio Fumo

probatorio, in quanto la legittimazione spetta al solo ufficio requirente presso

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