Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 188 del 30/09/2013





Penale Ord. Sez. 7 Num. 188 Anno 2014
Presidente: SIOTTO MARIA CRISTINA
Relatore: CAPRIOGLIO PIERA MARIA SEVERINA

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
MERIANI NICOLA N. IL 05/09/1962
avverso l’ordinanza n. 299/2012 CORTE APPELLO di SALERNO, del
01;12/2012
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. PIERA MARIA
SEVERINA CAPRIOGLIO;

Data Udienza: 30/09/2013

Ritenuto in fatto e in diritto.

Con ordinanza emessa il 6.12.2012 la corte d’appello di Salerno, in funzione di
giudice dell’esecuzione, rigettava l’istanza formulata da MERIANI Nicola, di applicazione
del regime del reato continuato, relativamente ai reati di rapina, giudicati con due
sentenze del Tribunale di Salerno nelle date del 24.1.1995 e del 6.2.2004. I giudici a
quibus ritenevano che il vincolo non sussisteva poiché non era stato provato l’unitario

considerato che i reati erano stati commessi, l’uno nel 1990 e l’altro nel 2001.

Avverso tale ordinanza, ha proposto ricorso per cassazione il prevenuto
personalmente, per lamentare erronea applicazione di legge e mancanza/illogicità della
motivazione: in particolare viene lamentato che il secondo reato sia stato ritenuto
commesso nel 2001, laddove invece risulta stato commesso nel 1987; la difesa avrebbe
evidenziato una serie di fattori indicativi dell’unità del progetto che non sarebbero stati
considerati dai giudici a quibus, quali le modalità della condotta, la sistematicità e le
abitudini di vita, la tipologia dei reati, il bene protetto, l’omogeneità delle violazioni, la
causale dei reati.

Il ricorso è basato su motivi in parte in fatto e quindi non consentiti, ed in parte
manifestamente infondati,

quanto al vizio di violazione di legge e di difetto di

motivazione. I giudici dell’esecuzione hanno esaminato le due

sentenze e rilevato

l’assoluta mancanza di ancoraggio per poter desumere la sussistenza di un’unica
ideazione, laddove i singoli reati devono essere valutati come frutto di stimolazioni a
delinquere, non riconducibili ad una progettazione di massima, atteso il carattere del
tutto occasionale, come dimostra la distanza temporale tra di essi, considerevole anche
se solo di tre anni. La valutazione operata dalla corte territoriale non si espone a
critiche in termini di contraddittorietà o di insufficienza del discorso giustificativo, poiché
correttamente non è stata valorizzata l’omogeneità delle azioni che di per sé è
caratteristica troppo generica per accreditare l’unitarietà, mentre è stato considerato il
fattore distanza temporale che è indice particolarmente significativo di dilatazione nel
tempo e quindi di difficile compatibilità con una progettazione unitaria.
Alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso consegue di diritto la condanna
del ricorrente al pagamento delle spese processuali ed in mancanza di elementi atti ad
escludere la colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, al versamento a
favore della cassa delle ammende di sanzione pecuniaria che pare congruo determinare
in euro mille, ai sensi dell’ art. 616 c.p.p.

Z

progetto, non essendo sufficiente il richiamo ad una identità di modus operandi,

p.q.m.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro mille in favore della cassa della ammende.

Così deciso in Roma, 30 Settembre 2013.

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