Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 18770 del 23/03/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza



Penale Sent. Sez. 2 Num. 18770 Anno 2017
Presidente: FUMU GIACOMO
Relatore: PAZZI ALBERTO

SENTENZA
sul ricorso proposto da
Bonvicini Wally, nata a Cadelbosco di Sopra (RE) il 30.3.1952, parte offesa nel
procedimento a carico di
Bellanova Lorenzo, nato a Roma il 10.6.1964;
Abete Luigi, nato a Roma il 17.2.1947;
Gallia Fabio, nato ad Alessandria il 20.8.1963,
avverso il decreto di archiviazione n. 1979/2010 in data 6.6.2016 del G.I.P. del
Tribunale di Parma;
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
sentita la relazione svolta dal consigliere Alberto Pazzi,
lette le richieste del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore
generale Franca Zacco, che ha concluso per l’ inammissibilità del ricorso;

RITENUTO IN FATTO

1. Il G.I.P. del Tribunale di Parma, con decreto in data 6 giugno 2016, ha
dichiarato inammissibile l opposizione presentata dalla persona offesa e ha
disposto l’ archiviazione del procedimento iscritto nei confronti di Lorenzo
Bellanova, Luigi Abete e Fabio Gallia in relazione al reato di cui all’ art. 644 c.p..
In particolare il G.I.P. ha rilevato che l’ opponente aveva richiesto indagini
suppletive del tutto generiche e palesemente irrilevanti e ha ritenuto l’
infondatezza della notizia di reato sulla base di accertamenti tecnico contabili

Data Udienza: 23/03/2017

h

della Guardia di Finanza che avevano verificato il mancato superamento del
tasso soglia sia per l’ apertura di credito, sia per il mutuo; peraltro l’ utilizzo delle
formule previste dalle istruzioni di Banca d’Italia impediva di ritenere sussistente
I’ elemento soggettivo in capo ai vertici amministrativi degli istituti di credito
coinvolti.
Ricorre per cassazione avverso il predetto decreto la persona offesa tramite il
suo difensore, lamentando, ai sensi dell’ art. 606, comma 1, lett. b), c) e d),
c.p.p. con riferimento agli artt. 408 e ss. c.p.p., l’ omessa valutazione degli

giudice aveva reso una motivazione del tutto apparente.
Più precisamente il ricorrente ha denunciato: i) la completa inaffidabilità delle
indagini svolte dalla Guardia di Finanza in assenza di alcuna esperienza in
materia degli incaricati e della necessaria documentazione contabile; li) l’
omesso svolgimento di un corretto ed incontrovertibile accertamento tecnico
contabile da parte di un esperto a cui potesse partecipare anche la persona
offesa; iii) la mancata considerazione della sussistenza non solo del superamento
del tasso soglia, ma anche della sproporzione del saggio praticato ai sensi dell’
art. 644, comma 3, c.p.; iv) l’ ingiustificata sconfessione dell’ elaborato tecnico
prodotto dalla parte lesa; v) il tralasciato puntuale esame delle richieste
istruttorie avanzate nell’ opposizione proposta, che erano state respinte con una
motivazione apparente e del tutto inesistente, la quale peraltro aveva
erroneamente ritenuto che le istruzioni della Banca d’ Italia potessero essere
applicate per l’ accertamento degli interessi usurari; vi) l’ erronea esclusione dell’
elemento soggettivo, non potendosi escludere che dallo sviluppo del
dibattimento potessero emergere elementi in grado di consentire di qualificare
diversamente lo stesso in relazione alla condotta dell’ imputato.
Il ricorrente ha depositato in data 14 marzo 2017 una memoria difensiva in
replica alle conclusioni rassegnate dal Procuratore Generale ribadendo che il
G.I.P., a ben vedere, aveva reso una motivazione del tutto apparente, che,
senza esaminare le ragioni esposte, si era limitata ad affermare l’ infondatezza
della notizia di reato dinnanzi alla richiesta di eseguire precise ed adeguate
indagini e aveva così impedito la formazione di un corretto contraddittorio.
Il difensore dell’ indagato Fabio Gallia ha depositato una memoria difensiva con
cui ha rilevato l’ inammissibilità del ricorso proposto, sia perché il difensore della
persona offesa non era investito del necessario potere di impugnazione ex art.
122 c.p.p., sia perché le censure riguardavano in via esclusiva la motivazione del
provvedimento impugnato in ordine alla ritenuta infondatezza della notizia di
reato; d’altra parte gli elementi indicati dall’ opponente erano assolutamente
generici e privi della necessaria concretezza e specificità.

elementi di indagine indicati nell’ atto di opposizione, in relazione ai quali il

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. L’ eccezione preliminare sollevata dalla difesa dell’ indagato Gallia non
è fondata; infatti il ricorso per cassazione proposto avverso il provvedimento di
archiviazione nell’ interesse della persona offesa dal reato deve essere
sottoscritto, a pena di inammissibilità, da difensore iscritto nell’ albo dei
patrocinanti dinanzi alle giurisdizioni superiori che sia stato nominato mediante
dichiarazione resa o consegnata dallo stesso all’ autorità procedente, mentre non

art. 122 c.p.p. (si veda in questo senso Sez. U, sentenza n. 47473 del 27/9/2007
– dep. 20/12/2007 rv. 237854).
2. Il ricorso presentato dalla persona offesa è infondato.
La disciplina contenuta nell’ art. 410, 10 c., c.p.p. considera come condizione di
ammissibilità dell’ opposizione l’ indicazione dell’ oggetto dell’ investigazione
suppletiva e dei relativi mezzi di prova; l’ opposizione deve quindi contenere l’
indicazione di un preciso tipo di investigazione, suppletiva rispetto a quella
espletata dal Pubblico Ministero (cfr. Cass. Sez. 1, Sentenza n. 3870
del 30/06/1998 Cc. – dep. 06/08/1998 Rv. 211293).
L’ opposizione perciò può essere introdotta solamente quando contenga quegli
elementi di concretezza e di specificità previsti tassativamente dall’ art. 410, 1°
c., c.p.p., consistenti nell’ indicazione dell’ oggetto delle indagini suppletive e dei
relativi elementi di prova che debbono caratterizzarsi per la pertinenza, vale a
dire l’ inerenza rispetto alla notizia di reato, e la rilevanza, cioè l’ incidenza
concreta sulle risultanze dell’ attività compiuta nel corso delle indagini preliminari
(si veda in questo senso ex plurimis Cass. Sez. U, n. 2 del 14/02/1996 – dep.
15/03/1996, p.c. in proc. Testa ed altri, Rv. 20413301).
Il G.I.P. di Parma ha quindi correttamente rilevato che l’ istante, all’ interno dell’
atto d’opposizione, ha sollecitato attività indicate in maniera del tutto generica,
avendo fatto riferimento a indeterminate “indagini tese alla verifica del
superamento del tasso soglia” e a un “contraddittorio con il personale della
Guardia di Finanza” da parte di un soggetto imprecisato.
Un simile contenuto dell’ atto, non coerente con i principi sopra richiamati, ha
irrimediabilmente compromesso l’ ammissibilità dell’ opposizione.
La motivazione fornita dal G.I.P. in ordine all’ irrilevanza delle indagini sollecitate
e alli infondatezza della notizia di reato risulta peraltro tutt’ altro che apparente,
poiché il provvedimento impugnato spiega che le indagini espletate dalla Guardia
di Finanza avevano consentito da un lato di accertare il mancato superamento
del tasso soglia rispetto alli apertura di credito, sulla base dei tassi
effettivamente applicati ricavati dai relativi riassunti a scalare, e al contratto di

3

occorre il conferimento al medesimo di una procura speciale ad hoc ai sensi dell’

mutuo, dall’ altro di escludere l’ esistenza dell’ elemento soggettivo, in ragione
dell’ utilizzo delle formule previste dalle istruzioni della Banca d’Italia (a cui il
G.I.P. ha fatto cenno non per il ricalcolo degli interessi usurari ma per l’
esclusione del dolo).
Una volta acclarata l’ inammissibilità dell’ opposizione, sarà sufficiente poi
rilevare come la persona offesa la cui opposizione sia riconosciuta inammissibile
per l’ insussistenza dei requisiti di specificità e rilevanza delle ulteriori indagini
richieste non è legittimata a censurare in sede di legittimità la ritenuta

impugnabile soltanto nei rigorosi limiti fissati dall’art. 409, comma 6, c.p.p. e tali
limiti sussistono quale che sia il procedimento a conclusione del quale essa sia
stata pronunciata; la citata norma, nel fare espresso e tassativo richiamo ai casi
di nullità previsti dall’ art. 127, comma 5, c.p.p., legittima il ricorso per
cassazione soltanto nel caso in cui le parti non siano state poste in grado di
esercitare le facoltà ad esse attribuite dalla legge, e cioè l’ intervento in camera
di consiglio (Sez. U, n. 24 del 09/06/1995 – dep. 03/07/1995, Bianchi, Rv.
20138101; “In tema di opposizione alla richiesta di archiviazione, qualora il
G.I.P. abbia dichiarato “de plano” l’ inammissibilità dell’ opposizione della
persona offesa motivandola sotto entrambi i profili richiesti dall’ art. 410 c.p.p., il
giudice di legittimità non può sindacare la valutazione di merito già effettuata dal
G.I.P. sulla infondatezza della notizia di reato” Cass. Sez. 6, n. 13458 del
12/03/2008 – dep. 31/03/2008, P.O. in proc. Del Monaco, Rv. 23931801; nello
stesso senso Cass. 8426 del 06/11/2006 Cc. – dep. 28/02/2007 – Rv. 236252).
Per le considerazioni sopra esposte, dunque, il ricorso deve essere dichiarato
inammissibile; ne consegue, a norma dell’ art. 616 cod. proc. pen., la condanna
del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento ed al versamento a
favore della Cassa delle Ammende, non emergendo ragioni di esonero, della
somma ritenuta equa di € 1.500 a titolo di sanzione pecuniaria.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento
delle spese processuali e al versamento della somma di millecinquecento euro
alla Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma il 23 marzo 2017.

infondatezza della notizia di reato, poichè l’ ordinanza di archiviazione è

Scarica il pdf originale della sentenza:

DOWNLOAD

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA