Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 18768 del 22/03/2018


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 18768 Anno 2018
Presidente: IASILLO ADRIANO
Relatore: DI PISA FABIO

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
PROCURATORE DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI ROMA
nel procedimento a carico di:
FORGIA FRANCESCO nato il 08/07/1974 a MARINO
CASAMONICA ANTONIO (ALIAS) nato il 10/04/1992 a ROMA
avverso l’ordinanza del 20/12/2017 del TRIB. LIBERTA’ di ROMA
sentita la relazione svolta dal Consigliere FABIO DI PISA;
sentite le conclusioni del PG FULVIO BALDI il quale ha concluso per l’annullamento con rinvio;
Udito il difensore di Casamonica Antonio il quale ha concluso chiedendo dichiararsi
l’inammissibilità del ricorso del P.M.
RITENUTO IN FATTO

1. Con ordinanza del 20/12/2017, il Tribunale di Roma, in accoglimento delle istanze di
riesame avanzate, annullava l’ordinanza con la quale in data 27/11/2017, il Giudice per le
indagini preliminari del Tribunale di Velletri aveva applicato a FORGIA Francesco e
CASAMONICA Antonio la misura della custodia cautelare in carcere per il reato di tentata
estorsione ai danni di CONTI Luca.
1.1. Riteneva il Tribunale che le dichiarazioni della persona offesa erano inattendibili
anche in ragione della circostanza che lo stesso non aveva chiarito la tipologia dei rapporti
intercorrenti con il FORGIA – relativi ai beni a lui consegnati dal predetto per costituirli in pegno
presso il Monte dei Pegni di Piazza Re di Roma – e che non erano emersi elementi di riscontro
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Data Udienza: 22/03/2018

alle dichiarazioni dello stesso anche perché l’ operazione di polizia pianificata non aveva
consentito l’ acquisizione di elementi a sostegno dell’ ipotesi estorsiva e della sua origine nella
vicenda del pegno degli orologi di provenienza furtiva consegnati a CONTI Luca dal suindicato
indagato.

2. Avverso la suddetta ordinanza, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di
Velletri ha proposto ricorso per cassazione deducendo:

l’ordinanza del G.I.P., senza vagliare adeguatamente l’ attendibilità delle dichiarazioni della
persona offesa e finendo per ritenere, in modo illogico, che la genesi del credito vantato dal
FORGIA potesse ostacolare la configurabilità di una condotta in termini di tentata estorsione.
Rileva che il Tribunale del riesame insinuando il dubbio sulla attendibilità del
denunciante CONTI Luca sull’ origine lecita del rapporto di pegno intercorrente fra le parti
aveva finito per escludere l’ esistenza stessa della pretesa creditoria intimidatoria, precisando
che la sussistenza di una pretesa creditoria era attestata dalli intervento di un terzo nella
esazione del credito, CASAMONICA Antonio la cui interferenza era stata comprovata sulla
scorta delle indagini compiute dalla P.G.;
b.

violazione di legge per non avere il Tribunale considerato che l’ intervento del terzo

(il CASAMONICA) era in ogni caso tale da trasformare la natura lecita del rapporto creditorio,
introducendo una turbativa tale da determinare la configurabilità del reato di estorsione, e ciò
alla luce dei principi fissati dalla Suprema Corte;
c. vizio di motivazione sotto il profilo del travisamento del fatto in quanto il Tribunale
aveva ritenuto l’ intervento preventivo della P.G. come una causa di mancato riscontro sulla
esistenza della intimidazione in atto senza considerare che, come evidenziato nell’ ordinanza
genetica, l’ attività di controllo della P.G. aveva confermato che sui luoghi individuati per l’
incontro al fine di consegnare le somme pretese era stata riscontrata la presenza di tale Ciaglia
Angelo, pluripregiudicato vicino al FORGIA che, secondo quanto riscontrato sulla scorta delle
celle agganciate alle utenze in uso agli indagati, era in contatto con il predetto Ciaglia.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Va, in primo luogo, rilevato che gli indagati risultano ritualmente avvisati giusta
comunicazione di udienza inviata ai loro legali di fiducia intervenuti nella fase di merito.

2. Deve, quindi, osservarsi che il ricorso è fondato.
Occorre, invero, evidenziare che, come lamentato dalla Procura impugnante con il primo
motivo di censura, il Tribunale del riesame, a fronte di una motivazione logica e congrua
contenuta nell’ ordinanza genetica in data 27/11/2017 – ove era stato ricostruito un grave
quadro indiziario a carico di FORGIA Francesco e CASAMONICA Antonio sulla scorta delle
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a. violazione di legge e vizio di motivazione in quanto il Tribunale aveva annullato

dichiarazioni rese dalla parte offesa CONTI Luca, riscontrate sulla base della richiamate
indagini di P.G. (v. ordinanza in data 27/11/2017, ff. 3-5) – con un motivazione assai lacunosa
e per molti versi illogica e contraddittoria ha finito per sminuire totalmente la credibilità della
persona offesa – la quale, per contro, risulta avere fornito indicazioni assai dettagliate e
circostanziate in ordine alle minacce estorsive ricevute – muovendo, fondamentalmente, da un
dato, in sé irrilevante, vale a dire l’ assenza di chiarezza delle affermazioni del medesimo
quanto alla natura e liceità del rapporto di pegno in precedenza costituito dal medesimo CONTI
su incarico del FORGIA.

offesa laddove lo stesso ha affermato di essere stato vittima di reiterate pressioni e minacce
per ottenere il versamento di somme di denaro non dovute, dovendo il Tribunale riscontrare la
sua credibilità soggettiva e l’attendibilità intrinseca del racconto sulla scorta delle complessive
emergenze della relazione di P.G. e senza attribuire valore dirimente ai pregressi rapporti
economici, sia pure illeciti, intercosi fra le parti atteso che nel reato di estorsione l’oggetto
della tutela giuridica è costituito dal duplice interesse pubblico della inviolabilità del patrimonio
e della libertà personale: pertanto, è del tutto irrilevante che il patrimonio della vittima sia
composto anche da proventi di attività vietate (Sez. 3, n. 27257 del 11/05/2007 – dep.
12/07/2007, Prifti e altri, Rv. 23721101).

2. Ad avviso di questo collegio il Tribunale avrebbe dovuto chiarire per quale ragioni le
circostanziate dichiarazioni della persona offesa dovevano ritenersi, in sostanza, calunniose
sebbene:
a) la P.G. avesse accertato la veridicità del narrato da parte del CONTI in ordine alli
incontro con gli odierni indagati nel corso del quale era stato vittima di richieste estorsive
presso una stazione di servizio il giorno 28/09/2017, incontro riscontrato attraverso l’
estrapolazione delle immagini del circuito di videosorveglianza della stazione di servizio in

q uestione
b) la P.G. avesse avuto modo di percepire direttamente, durante la verbalizzazione della
denunzia da parte della persona offesa, una telefonata minatoria ricevuta dal CONTI ad opera
di soggetto, da lui identificato nel CASAMONICA, che gli intimava di portare cinquemila euro
presso il distributore ove era avvenuto il precedente incontro;
c) nel corso del servizio di appostamento predisposto dalla P.G. presso l’ area di servizio
ove secondo quanto dichiarato dal CONTI lo stesso doveva incontrarsi con un emissario del
FORGIA per la consegna di denaro, veniva riscontrata la presenza di un pregiudicato, tale
Ciaglia Angelo, soggetto risultato assai vicino al suindicato ricorrente, alla guida di una
autovettura Toyota Yaris di colore nero TG DM785YR a bordo della quale in precedenza era
stato visto il medesimo FORGIA ed il quale aveva fatto uso di un cellulare che risultava essere
stato chiamato da una utenza in uso a CASAMONICA Antonio, risultando, altresì, che detti
cellulari erano agganciati a celle in uso agli indagati.
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1.2. Tale elemento, tuttavia, non vale, da solo, a minare la attendibilità della persona

3. È, quindi, appena il caso di rammentare che, se il giudice di merito è libero di
valutare il compendio indiziario, la suddetta libertà non significa certo arbitrio dovendo sempre
illustrare, in modo motivato e razionale, le ragioni della sua decisione tenendo ben presente
che la valutazione dei gravi indizi – ai fini cautelari – non è uguale a quella richiesta per la
condanna per la quale, invece, la legge stabilisce l’assenza di ogni ragionevole dubbio.
3.1. Nel caso di specie, pervero, risulta incomprensibile ed arbitraria l’apodittica conclusione
alla quale il tribunale è pervenuto in quanto, a fronte dei menzionati elementi, non poteva,

circostanza che il CONTI era stata poco circostanziato sulla pregressa vicenda del pegno degli
orologi, situazione questa che appare comprensibile sia in ragione del tempo trascorso
(risalendo i fatti a circa tre anni prima) sia in considerazione della scarsa limpidezza dei
rapporti intercorsi fra le parti ma che non può inficiare

tout court il narrato, minandone del

tutto la credibilità, circa le gravi minacce ricevute dal CONTI ad opera degli odierni indagati per
estorcergli delle somme di denaro.

4. Di conseguenza, l’ordinanza va annullata con rinvio al Tribunale di Roma per una
nuova e motivata valutazione del compendio indiziario.

P.Q.M.

annulla l’ordinanza impugnata e rinvia per nuovo esame al Tribunale di Roma (Sezione
Riesame).
Così deciso in Roma, il 22 Marzo 2018

II consigliere estensore

II presidente

come detto, essere ritenuta in sé decisiva, al fine di escludere la attendibilità del dichiarante, la

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