Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 18760 del 03/02/2017


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 18760 Anno 2017
Presidente: FUMU GIACOMO
Relatore: VERGA GIOVANNA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
LA ROSA ANTONINO N. IL 27/10/1994
avverso l’ordinanza n. 1494/2016 TRIB. LIBERTA’ di PALERMO, del
25/10/2016
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. GIOVANNA VERGA;
irtte/sentite le conclusioni del PG Dott.
,e IrvL

Uditi difensor Avv.;

ir>i i

Data Udienza: 03/02/2017

MOTIVI DELLA DECISIONE
Con ordinanza in data25.10.2016 il Tribunale del Riesame di Palermo rigettava
l’appello proposto da LA ROSA Antonino avverso l’ordinanza emessa dalla Corte
d’appello di Palermo in data 3 ottobre 2016 con la quale era stato disposto in
aggravamento la misura della custodia cautelare in carcere a seguito
dell’accertamento del fatto che l’imputato era stato sorpreso fuori dalla sua abitazione
in conversazione con alcuni soggetti.

in vizio della motivazione in relazione alla ritenuta sussistenza dei presupposti fondanti
l’intervenuta modifica del trattamento cautelare. Sostiene che l’ordinanze impugnata
manca di motivazione in ordine all’aggravamento delle esigenze cautelari e della
conseguente necessità di aggravamento delle misure.
Il ricorso è manifestamente infondato.
Con riguardo alla valutazione sull’aggravamento della misura cautelare, non vi sono
dubbi sul fatto che, accertata la trasgressione alla prescrizione principale di non
allontanarsi dalla propria abitazione, ciò comporti un sostanziale automatismo alla
sostituzione nei confronti dell’interessato della misura degli arresti domiciliari con
quella più grave della misura della custodia cautelare in carcere. A tale risultato
esegetico si perviene sulla base della interpretazione letterale e sistematica della
norma prevista dall’art. 276 c.p.p., comma 1 ter, atteso che il legislatore ha usato la
formula indicativa “dispone la revoca e la sua sostituzione”, senza lasciare alcun
margine di discrezionalità al giudice della cautela, come si evince anche dall’inciso
iniziale del comma 1 ter (“In deroga a quanto previsto dal comma 1”) che vale ad
escludere la necessità che quel giudice, ai fini del decidere, operi una verifica
“dell’entità, dei motivi e delle circostanze della violazione”.
L’interpretazione indicata è conforme all’indirizzo nettamente prevalente nella
giurisprudenza di questa Corte, secondo il quale la trasgressione alle prescrizioni
concernenti il divieto di allontanarsi dal luogo di esecuzione degli arresti domiciliari
determina, ex art. 276 c.p.p., comma 1 ter, la revoca obbligatoria degli arresti
domiciliari, seguita dal ripristino della custodia cautelare in carcere, senza che al
giudice, una volta accertata la trasgressione, sia riconosciuto un potere di
rivalutazione delle esigenze cautelari (così, tra le molte, Sez. 5, n. 15053 del
22/02/2012, Nesta, Rv. 252478; Sez. 5, Sentenza n. 1821/12 del 29/09/2011, Algieri,
Rv. 251715; Sez. 6, n. 3882 del 14/01/2010, P.G. in proc. Dierna, Rv. 245811; Sez.
5, n. 42017 del 22/09/2009, Della Rocca, Rv. 245381; Sez. 6, Sentenza n. 5690/08
del 19/12/2007, Mastrovito, Rv. 238734; Sez. 6, n. 12313/08 del 27/11/2007,
Cucinella, Rv. 239327 Sez. 6, n. 44977 del 18/11/2005, Ruggero, Rv. 233507; Sez. 6,
1

Ricorre per cassazione l’indagato deducendo che il provvedimento impugnato è incorso

n. 21975 del 12/05/2006, P.M. in proc. Sculli, Rv. 234510; Sez. 5, n. 47643 del
17/11/2004, P.M. in proc. Gregorat, Rv. 230242).
Deve aggiungersi che questa Corte, pronunciandosi in tema di evasione dagli arresti
domiciliari, ha avuto modo di affermare che per abitazione deve intendersi il luogo in
cui la persona conduce la propria vita domestica e privata con esclusione di ogni altra
appartenenza (aree condominiali, dipendenze, giardini, cortili e spazi simili) che non
sia di stretta pertinenza dell’abitazione e non ne costituisca parte integrante, ciò al fine

carattere della prontezza e della non aleatorietà perché fine primario e sostanziale
della misura è quello di impedire i contatti con l’esterno ed il libero movimento della
persona, quale mezzo di tutela delle esigenze cautelari, che può essere vanificato
anche dal trattenersi negli spazi condominiali comuni (in tal senso Sez. VI 21 ottobre
2014, n. 4830/2015, P.M. in proc. Capkevica, rv. 262155,; Sez. VI, 18 dicembre 2007,
n. 3212/2008, P.M. in proc. Perrone, rv. 238413; Sez. VI, 7 gennaio 2003, n. 15741,
Favero, rv. 226808 principi che, da ultimo, sono stati ribaditi da Sez. III, 8 gennaio
2015, n. 11662, Hoxha)
Nel caso in esame il LA ROSA agli arresti domiciliari presso la sua abitazione è stato
trovato conversare con quattro soggetti nel cortile del palazzo. Correttamente
pertanto è stata ritenuta la sussistenza dei presupposti fondanti l’intervenuta modifica
del trattamento cautelare.
Il ricorso è pertanto inammissibile e il ricorrente deve essere condannato al
pagamento delle spese processuali e della somma di C 1500,00 da versare alla Cassa
delle Ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali e al versamento della somma di euro millecinquecento alla Cassa delle
Ammende. Si provveda ai sensi dell’art. 94 .1 Ter Disp Att. C.p.p.
Così deliberato in Roma il 3.2.2017
Il Consigliere estensore

Il Presidente
FUMU

Giovanna VERGA

/,

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7

di agevolare i controlli di polizia sulla reperibilità dell’imputato, che devono avere il

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