Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 18754 del 06/04/2018


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 18754 Anno 2018
Presidente: DIOTALLEVI GIOVANNI
Relatore: AIELLI LUCIA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
Carfagno Carmine nato a Montella (AV) , il 2/10/1949 ;
avverso la sentenza della Corte d’appello di Trieste del 15/6/2016
visti gli atti , la sentenza ed il ricorso;
udita in pubblica udienza la relazione del Consigliere dott. Lucia Aielli;
udite le conclusioni del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale dott.
che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso;
udito il difensore avv. che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

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Data Udienza: 06/04/2018

Premesso in fatto

1. Con sentenza del 15/6/2016 la Corte d’Appello di Trieste riformava parzialmente la sentenza
del Tribunale di Udine del 29/1/2015 , che aveva assolto l’imputato dai reati di usura e tentata
estorsione di cui ai capi f), g), i), perchè il fatto non sussiste e, dichiarato non doversi
procedere in ordine al reato di appropriazione indebita per mancanza di querela, dichiarava
non doversi procedere nei confronti del ricorrente in ordine al delitto di cui all’art. 56/629 c.p.

rideterminando la pena inflitta per i capi di imputazione : b) e I).
2. Avverso tale sentenza ricorre per cassazione Carfagno Carmine per mezzo del suo difensore
il quale deduce il vizio di motivazione in relazione alla valutazione degli elementi probatori
posti a sostegno della responsabilità penale dell’imputato in ordine ai reati di usura in danno di
Matteoni Monica ( capo b) e in danno di Masera Mattia ( capo I), la Corte d’appello per
motivare la condanna, avrebbe valorizzato le dichiarazioni delle persone offese in particolare
quella di Matteoni Monica Susanna e le testimonianze dei figli i quali , avevano riferito di avere
sottoscritto un accordo con il Carfagno successivamente alla erogazione del prestito mentre la
dichiarazione della Matteoni non risultava affatto supportata da riscontri documentali ; con
riferimento al capo I) : prestito usurario a Maserà Mattia , il ricorrente ravvisa il vizio di
motivazione in relazione alla inattendibile perché imprecisa e contraddittoria , dichiarazione
della p.o. circa l’entità del prestito erogato ; con il secondo motivo il ricorrente deduce la
violazione di legge ( art. 606 lett. b) c.p.p.) ed eccepisce l’intervenuta estinzione del reato per
prescrizione dovendosi applicare, nel caso di specie, quale disciplina più favorevole, quella
anteriore alla L. 251/2005 che prevede un termine di prescrizione di anni 7 e mesi sei , per cui
il reato sarebbe estinto in data 10/3/2014 ; con il terzo motivo lamenta la violazione di legge
penale e processuale ( art. 606 lett. b) e c) c.p.p.), in relazione alla eccepita nullità dell’avviso
di udienza preliminare del 21/9/2010, notificato al difensore ex art. 161 c. IV c.p.p. a causa di
una generica irreperibilità attestata dall’ufficiale giudiziario e del decreto che dispone il
giudizio, per irregolarità delle notifica , eccezioni che sollevate anche in grado di appello erano
state risolte con “un mero, banale richiamo alla sentenza di primo grado” , circostanza che a
parere della difesa, rendeva la motivazione, sul punto, assolutamente insussistente; con il
quarto motivo deduce il vizio di violazione di legge processuale ( art. 606 lett. c) c.p.p. ) in
relazione agli artt. 78 e 100 c.p.p., con rigurado alla costituzione di parte civile, avvenuta ( ed
ammessa), per mezzo di un sostituto processuale del procuratore speciale senza che tale
potestà di delega fosse contenuta nella procura speciale conferita dalla p.o.; con il quinto
motivo si duole dell’entità della pena irrogata in ordine al capo b) avuto riguardo alla pena
edittale prevista nel periodo in contestazione, per il reato di usura ; con il sesto motivo deduce
infine il vizio di violazione di legge ( art. 606 lett. b) c.p.p.), in relazione al diniego delle
circostanze attenuati generiche, tenuto conto del risalente precedente penale richiamato in
sentenza e della complessiva personalità del reo , soggetto non dedito alla commissione di
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(capo d) perché estinto per prescrizione confermando, nel resto, l’impugnata sentenza

reati nonché della entità del fatto , in particolare del delitto di usura di cui al capo b) , – di scarso
rilievo economico.

Considerato in diritto

1. Il ricorso è inammissibile perchè generico e manifestamente infondato .
2.

Vanno preliminarmente affrontate le doglianze proposte dal ricorrente in materia

Ebbene la Corte territoriale, con riferimento alle eccezioni di nullità dell’avviso di udienza
preliminare e del decreto che dispone il giudizio, nonché in ordine alla questione della carenza
di legittimazione della parte civile, ha richiamato specificamente l’ordinanza del Tribunale di
Udine del 18/11/2010, dando così conto, con tecnica redazionale per relationem
pacificamente consentita, delle ragioni della ritenuta infondatezza delle censure, tenuto conto
della precisa delimitazione del tema decisorio. Al riguardo il Tribunale aveva evidenziato la
regolarità della notifica, effettuata ai sensi dell’art. 161 c. 4 c.p.p., tenuto conto
dell’attestazione dell’ufficiale giudiziario circa l’irreperibilità del prevenuto a nulla rilevando che
l’irreperibilità fosse o meno temporanea (S. U. Sez. U, n. 58120/2017; Rv. 271772 ), aveva
altresì riscontrato la regolarità della costituzione di parte civile, a fronte di una potestà di
delega conferita dalla p.o., al difensore nominato procuratore speciale e la tardività della
eccezione proposta, mentre con riferimento al decreto di citazione, in primo grado non era
stata sollevata alcuna eccezione circa la regolarità della notifica quanto piuttosto censure in
ordine all’indeterminatezza del capo di imputazione con la conseguenza che i vizi eccepiti in
grado di appello ed attualmente riproposti, proprio perché riguardanti un profilo di irregolarità
della notifica, devono intendersi sanati ( Sez. 5, n. 52078/2014 Rv. 26134).
3 Quanto poi alle questioni afferenti il contenuto probatorio a fini di condanna, delle
dichiarazioni delle persone offese, delle testimonianze e dei documenti acquisiti , sia con
riferimento al capo b) che con riferimento al capo I), la Corte d’appello ha, innanzi tutto,
correttamente , richiamato il principio giurisprudenziale consolidato, che il Collegio condivide,
secondo cui le dichiarazioni della persona offesa – cui non si applicano le regole dettate
dall’art. 192, comma terzo, C.P.P. – possono essere legittimamente poste da sole a
fondamento dell’affermazione di penale responsabilità dell’imputato, previa verifica, più
penetrante e rigorosa rispetto a quella cui vengono sottoposte le dichiarazioni di qualsiasi
testimone e corredata da idonea motivazione, della credibilità soggettiva del dichiarante e
dell’attendibilità intrinseca del suo racconto quando la persona offesa vanti pretese risarcitorie
( Sez. U. 19/7/2012 n. 4146; rv. 253214) ed ha giudicato le dette dichiarazioni puntuali e
logiche avuto riguardo agli elementi essenziali della vicenda usuraria di cui al capo b), avendo
la Matteoni ricostruito in maniera particolareggiata il rapporto usurario intercorso con il
Carfagno , le difficoltà economiche nella gestione delle due imprese, i tempi e le modalità di
restituzione del prestito usurario e l’importo degli interessi (accertato in sede di perizia nella

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processuale ovvero quelle riportate nel terzo e quarto motivo di ricorso.

misura del 72,7′ %), tali dichiarazioni’ sono state poi correlate e riscontrate claire dichiarazioni
testimoniali dei figli della p.o., che il ricorrente vorrebbe in contrasto con il narrato della
donna, i quali hanno sostanzialmente confermato i termini della vicenda, posto che le rilevate
discrasìe, in particolare con le dichiarazioni del figlio circa il luogo e la data di restituzione di
euro 3.000 in contanti, sono state ritenute irrilevanti, mentre risultava incontroversa l’entità
del prestito; inoltre le dette dichiarazioni apparivano oggettivamente corroborate dal
rinvenimento di documenti e cambiali (sequestrati presso la società riferibile al Carfagno), da

pattuizione di interessi ad un tasso sproporzionato rispetto a quello medio praticato dagli
istituti bancari, costituisce condotta integrativa del reato contestato.
Detto ciò, la motivazione della Corte in punto di verifica di credibilità soggettiva del dichiarante
e di attendibilità estrinseca del suo racconto, appare congrua ed esaustiva, avuto riguardo alla
riscontrata sussistenza di tutti gli elementi costitutivi del reato.
Analogamente deve concludersi per l’usura di cui al capo I) rispetto alla quale, rileva la Corte
d’appello, non vi era stata costituzione di parte civile con la conseguenza che il dichiarante
nemmeno poteva dirsi animato da intenti risarcitori e che, tra l’altro, le sue dichiarazioni erano
confortate da plurimi riscontri documentali ( cfr. pag. 5 della sentenza impugnata).
Deve quindi concludersi che le censure mosse dal ricorrente nel primo motivo di ricorso sono
da reputarsi generiche, dovendosi ribadire che nel ricorso per cassazione contro la sentenza di
appello non possono essere riproposte questioni che avevano formato oggetto dei motivi di
appello sui quali la Corte si è già pronunciata in maniera esaustiva, senza errori logico giuridici. Ne deriva, in ipotesi di riproposizione di una delle dette questioni con ricorso per
cassazione, che la impugnazione deve essere dichiarata inammissibile a norma dell’art. 606,
terzo comma, ultima parte, c.p.p. (Sez. 6,n. 20377/2009, Rv. 243838; Sez. 3, 28011/2013,
rv.255568; Sez. 2, 11951/2014, rv. 259425; Sez. 44882/2014, rv. 260608).
4. Quanto poi alla questione della intervenuta prescrizione del reato di usura di cui al capo b),
deve rilevarsi che l’usura in questione risulta consumata nell’aprile 2006, giorno nel quale
avveniva il pagamento dell’ultima tranche di interessi da parte della Matteoni e il delitto di
usura si atteggia a reato a condotta frazionata o a consumazione prolungata perché i
pagamenti effettuati dalla persona offesa in esecuzione del patto usurario compongono il fatto
lesivo penalmente rilevante, di cui segnano il momento consumativo sostanziale, e non sono
qualificabili come “post factum” non punibile dell’illecita pattuizione ( Sez. 2, 3387/2010, Rv.
248132; Sez. 2, 37693/2014, Rv. 260782), per cui non si comprende come il ricorrente abbia
potuto considerare il termine di prescrizione del reato scadente alla data del 10 marzo 2014,
posto che, anche non tenendo conto dei periodi di sospensione, per il delitto in parola è
prevista una pena edittale massima di anni dieci e la scadenza del termine di prescrizione, alla
luce della disciplina più favorevole al reo, che è quella introdotta con la L. 251/2005, matura
alla data del 15/10/2018 ( anni dieci cui si aggiunge un quarto pari ad anni due e mesi sei).
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cui emergeva la sussistenza di un rapporto economico di natura usuraria atteso che la

5.

Quanto« infine al trattamento sanzionatorio ed al diniego elle circostanze attenuanti

generiche, la Corte d’appello ha correttamente motivato la decisione di escluderle in ossequio
al consolidato orientamento giurisprudenziale secondo cui la sussistenza di circostanze
attenuanti rilevanti ai sensi dell’art. 62 bis c.p., è oggetto di un giudizio di fatto, e può essere
esclusa dal giudice con motivazione fondata sulle sole ragioni preponderanti della propria
decisione, di tal che la stessa motivazione, purchè congrua e non contraddittoria, non può
essere sindacata in cassazione neppure quando difetti di uno specifico apprezzamento per

4/12/2003, rv. 229768; Sez. 2, n. 3609 del 18/1/2011, rv. 249163) e nella specie la Corte
d’appello ha significativamente sottolineato, la sussistenza di un precedente penale a carico
dell’imputato per il delitto di ricettazione e la gravità dei fatti, sintomatici di persistente
dedizione al reato, così giustificando il denunciato diniego.
6.

Da tutto quanto premesso discende l’inammissibilità del ricorso cui consegue a norma

dell’art. 616 c.p.p., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della
somma di euro duemila in favore della Cassa delle ammende .

p.q.m.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali
e della somma di euro duemila in favore della Cassa delle ammende .
Roma, 6/4/2018

Il Consigliere estensore
Lucia Aielli

esidente
ni Diotal

ciascuno dei pretesi fattori attenuanti indicati nell’interesse dell’imputato (Sez. 6, n. 7707 del

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