Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 18750 del 06/04/2018


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 18750 Anno 2018
Presidente: DIOTALLEVI GIOVANNI
Relatore: MONACO MARCO MARIA

SENTENZA
sui ricorsi proposti da:
ARENA ERNESTO nato il 15/05/1982 a NAPOLI
VITONE SALVATORE nato il 15/11/1973 a NAPOLI

avverso la sentenza del 10/03/2017 della CORTE APPELLO di NAPOLI
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere MARCO MARIA MONACO
Udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore ELISABETTA
CENICCOLA che ha concluso per l’inammissibilità.
Udito il difensore presente, avv. Carlo Pecoraro in sostituzione dell’avv. Carlo
Ercolino, che si riporta ai motivi di ricorso insistendo per l’accoglimento.

RITENUTO IN FATTO E IN DIRITTO

La CORTE APPELLO di NAPOLI, con sentenza in data 10/03/2017, riformava
parzialmente la sentenza pronunciata in data 23/02/2016 e confermava la
condanna alla pena ritenuta di giustizia nei confronti di ARENA ERNESTO e VITONE
SALVATORE, in relazione al reato di cui all’ art. 416 CP (più grave) ed altro

1. Propongono ricorso per cassazione gli imputati che, a mezzo del comune
difensore, deducono il seguente motivo: violazione di legge per

“l’omessa

Data Udienza: 06/04/2018

concessione delle circostanze attenuanti generiche”. La Corte d’Appello ad avviso
dei ricorrenti avrebbe negato le circostanze attenuanti operando un indebito ed
esclusivo riferimento alla gravità del reato e, quindi, di fatto omettendo di valutare
gli elementi favorevoli agli imputati, quali la confessione resa dagli stessi.

2. Il ricorso è inammissibile.
La sussistenza di circostanze attenuanti rilevanti ai sensi dell’art. 62-bis
cod. pen. è oggetto di un giudizio di fatto e può essere esclusa dal giudice con

talché la stessa motivazione, purché congrua e non contraddittoria, non può essere
sindacata in cassazione, neppure quando difetti di uno specifico apprezzamento
per ciascuno dei pretesi fattori attenuanti indicati nell’interesse dell’imputato (Sez.
3, n. 28535 del 19/03/2014, Rv 259899; Sez. 6, n. 34364 del 16/06/2010, Rv
248244).
Il giudice, nell’esercizio del suo potere discrezionale deve quindi motivare
nei soli limiti atti a far emergere in misura sufficiente la sua valutazione circa
l’adeguamento della pena concreta alla gravità effettiva del reato ed alla
personalità del reo. Pertanto il diniego delle circostanze attenuanti generiche può
essere legittimamente fondato anche sull’apprezzamento di un solo dato negativo,
oggettivo o soggettivo, che sia ritenuto prevalente rispetto ad altri, disattesi o
superati da tale valutazione. E’ pertanto sufficiente il diniego anche soltanto in
base ai precedenti penali dell’imputato, perché in tal modo viene formulato
comunque, sia pure implicitamente, un giudizio di disvalore sulla sua personalità
(Sez. 2, n.3896 del 20/01/2016, Rv 265826; n.3609 del 18/01/2011, Rv 249163;
Sez. 6, n.41365 del 28/10/2010, Rv 248737).
Tanto premesso deve evidenziarsi che nel caso di specie, diversamente da
quanto genericamente indicato nell’atto di ricorso, la motivazione del
provvedimento impugnato è articolata, specifica e puntuale.
La Corte, infatti, prende in considerazione tutti gli aspetti tenendo in
considerazione la gravità del reato, l’arco temporale nel quale le condotte si sono
estrinsecate, l’intraneità degli imputati al sodalizio criminale, la professionalità
degli stessi, il danno economico provocato.
La Corte spiega anche il motivo per il quale non ritiene di attribuire rilievo
alla confessione resa dagli imputati (“…è tardiva in quanto intervenuta quando gli
imputati erano già sottoposti a misure cautelare ed il quadro probatorio a loro
carico era cristallizzato”),

evidenzia le ragioni per le quali l’incensuratezza

dell’Arena non possa essere valorizzata (ritenuta irrilevante anche in
considerazione del contributo e della professionalità criminale evidenziata),
considera la particolare posizione di Vitone che ha commesso alcuni dei reati fine

2

motivazione fondata sulle sole ragioni preponderanti della propria decisione, di

mentre lo stesso era sottoposto a misura cautelare per altro procedimento.
Argomenti questi con i quali il ricorso non si confronta risultando pertanto
generico e manifestamente infondato.
Alla inammissibilità dei ricorsi consegue la condanna dei ricorrenti al
pagamento delle spese processuali, nonché, ai sensi dell’art. 616 c.p.p., valutati i
profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità emergenti dai
ricorsi (Corte Cost. 13 giugno 2000, n. 186), ciascuno al versamento della somma,
che si ritiene equa, di euro duemila a favore della cassa delle ammende.

Dichiara inammissibili i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro duemila ciascuno a favore della cassa
delle ammende.
Così deciso il 06/04/2018
Il Consigli

ensore

MA

ONACO
I Presidente

P.Q.M.

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