Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 18747 del 06/04/2018


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 18747 Anno 2018
Presidente: DIOTALLEVI GIOVANNI
Relatore: AIELLI LUCIA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
Molaro Francesco nato a Napoli il 24/12/1967
avverso la sentenza della Corte d’appello di Napoli del 20/6/2017
visti gli atti , la sentenza ed il ricorso;
udita in pubblica udienza la relazione del Consigliere dott. Lucia Aielli;
udite le conclusioni del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale dott.
Elisabetta Ceniccola che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso;
udito il difensore della parte civile Remo Annunziata : avv. Pasquale Ciro Napolitano che ha
concluso come da conclusioni scritte e nota spese;
udito il difensore avv. Giuseppe Guida che ha concluso chiedendo l’accoglimento del ricorso .

Data Udienza: 06/04/2018

Premesso in fatto

1. Con sentenza del 20/6/2017 la Corte d’Appello di Napoli in parziale riforma della sentenza
del GIP del Tribunale di Noia del 15/7/2014, assolveva Molaro Francesco dai reati di falso in
assegno di cui ai capi 6), 12), 14), 20), 24), 40), perchè il fatto non è più previsto dalla legge

ricettazione in anni tre e mesi quattro di reclusione ed euro 3.800,00 di multa, confermando
anche le relative statuizioni civili .
2. Avverso tale sentenza ricorre per cassazione Molaro Francesco, per mezzo del suo difensore,
il quale deduce il vizio di violazione di legge e omessa motivazione in relazione alla ritenuta
sussistenza del delitto di truffa (di cui ai capi 4, 10, 21, 25, 29, 32, 35, 38, 44, 47, 50, 57),
avendo la Corte d’appello proceduto in assenza della condizione di procedibilità dell’azione
penale ovvero della querela da parte dell’istituto di credito che aveva messo all’incasso i titoli e
che doveva ritenersi soggetto passivo del reato ; con il secondo motivo lamenta il vizio di
violazione di legge in relazione all’art. 648 c.p., avendo erroenamente la Corte d’appello
ritenuto integrato il delitto di ricettazione pur avendo il Molaro tentato di fornire una
spiegazione plausibile circa il possesso dei titoli ; con il terzo motivo il ricorrente si duole del
trattamento sanzionatorio ed eccepisce il vizio di violazione di legge e di omessa motivazione
in relazione al diniego delle circostanze attenuanti generiche e dell’attenuante di cui all’art. 62
n. 6 c.p., nonché con riferimento alla dosimetria della pena .
In data 21/3/2018 il ricorrente ha depositato note difensive con le quali insiste nel
prospettazione del vizio di violazione di legge ed omessa motivazione in relazione al diniego
delle attenuanti generiche e dell’attenuante comune di cui all’art. 62 n. 6 c.p.

Considerato in diritto

1. Il ricorso è inammissibile perchè generico e manifestamente infondato .
2. Va preliminarmente affrontata la questione relativa alla dedotta improcedibilità dell’azione
penale per mancanza di querela da parte dell’istituto bancario che pose all’incasso i titoli
oggetto della truffa. La Corte d’appello ha ritenuto infondata la questione evidenziando, in
conformità con l’orientamento della giurisprudenza di legittimità, che legittimato a proporre la
querela è senz’altro il terzo danneggiato dal delitto di truffa, sotto il profilo del mancata
acquisizione di un profitto dovendosi nella specie individuare tale posizione in capo agli
originari beneficiari dei titoli anche in relazione al ritardato introito delle somme loro destinate,
da intendersi sufficiente alla richiesta di punizione.
2.1. Infatti va ribadito che il delitto di truffa è configurabile anche quando il soggetto passivo
del raggiro è diverso dal soggetto passivo del danno ed in difetto di contatti diretti tra il
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come reato ( ex lege n. 7/ 2016 ) e rideterminava la pena inflitta per i restanti reati di truffa e

truffatore e il truffato, sempre che sussista un nesso di causalità tra i raggiri o artifizi posti in
essere per indurre in errore il terzo, il profitto tratto dal truffatore ed il danno patrimoniale
patito dal truffato (Cass. sez. 2, 17 luglio 2013 n. 43143, Saracino).
2.2. In conclusione, poiché ciò che rileva ai fini della configurabilità del reato di truffa,
dell’individuazione dell’interesse tutelato e conseguentemente del titolare di detto interesse, è
la diminuzione patrimoniale, cui corrisponde il conseguimento dell’ingiusto profitto da parte
dell’agente, e cioè l’aspetto finalistico e non quello strumentale (induzione in errore) della

fra indotto in errore e danneggiato, non rende l’azione improcedibile (Sez. 2, n. 10259/1993,
Rv. 195869).
3.

riguardante la configurabilità del delitto di

Quanto al secondo motivo di ricorso,

ricettazione, la Corte d’appello ha recepito il costante insegnamento della giurisprudenza di
legittimità secondo cui la mancata giustificazione del possesso di una cosa proveniente da
delitto, costituisce prova della conoscenza della provenienza illecita e ciò a maggiore ragione
nel caso di assegni, trattandosi di documenti, per loro natura e destinazione, nel possesso
esclusivo del titolare del conto corrente o della persona da questi delegata. (Ne consegue che
colui il quale riceva o acquisti un assegno bancario al di fuori delle regole che ne disciplinano la
circolazione è necessariamente consapevole della sua provenienza illecita : Sez. 2, n.
22120/2013, Rv. 255929).
3.1. La Corte di merito ha poi sottolineato che il ricorrente non solo non fornì alcuna
giustificazione in ordine al possesso dei titoli , prima che emergessero elementi di reità a suo
carico, ma anche che vi erano false procure in suo favore , sganciate da qualsivoglia rapporto
con i beneficiari dei titoli ed una pluralità di assegni quasi tutti inerenti a liquidazioni di
compagnie assicuratrici, che rivelavano la serialità della condotta illecita e l’inserimento del
ricorrente in un più vasto ambito in cui egli, proprio perchè esercente la professione forense,
avrebbe dovuto ricevere assegni da persone note .
4.

Quanto infine al trattamento sanzionatorio ed al diniego delle circostanze attenuanti

generiche la Corte d’appello ha correttamente motivato la decisione di escluderle, in ossequio
al consolidato orientamento giurisprudenziale secondo cui la sussistenza di circostanze
attenuanti rilevanti ai sensi dell’art. 62 bis c.p., è oggetto di un giudizio di fatto, e può essere
esclusa dal giudice con motivazione fondata sulle sole ragioni preponderanti della propria
decisione, di tal che la stessa motivazione, purchè congrua e non contraddittoria, non può
essere sindacata in cassazione neppure quando difetti di uno specifico apprezzamento per
ciascuno dei pretesi fattori attenuanti indicati nell’interesse dell’imputato (Sez. 6, n. 7707 del
4/12/2003, rv. 229768; Sez. 2, n. 3609 del 18/1/2011, rv. 249163). Tanto più che dopo la
riforma dell’art. 62 bis c.p. disposta con il d.l. 23 maggio 2008, n. 92, convertito con modifiche
nella legge 24 luglio 2008, n. 125, ai fini della concessione della diminuente, non è più
sufficiente il solo stato di incensuratezza dell’imputato ( Sez. 1 , 39566/2017, Rv. 270988).
Quanto poi al vizio di omessa motivazione in relazione al mancato riconoscimento

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condotta, la mancanza di querela da parte del soggetto ingannato, in caso di non coincidenza

dell’attenuate di cul all’art. 62 n. 6 c.p., ‘deve rilevarsi che la questione non era stata devoluta
davanti al giudice di appello il quale , dunque , non è incorso in alcun vizio motivazionale
dovendosi ribadire che non possono essere dedotte con il ricorso per cassazione questioni
sulle quali il giudice di appello abbia correttamente omesso di pronunciare, perchè non
devolute alla sua cognizione ( sez. 2, 20907/2017, rv. 270316; Sez. 2, 13826/2017, Rv.
269745; Sez. 2, 26131/2016, Rv. 266202).
All’inammissibilità del ricorso consegue per il disposto dell’art. 616 c.p.p., la condanna del

Cassa delle ammende nonché alla rifusione delle spese processuali sostenute dalla parte civile
Remo Annunziata liquidate in euro 3.015,00, oltre spese forfettarie, CPA ed IVA .

p.q.m.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali
e della somma di euro duemila in favore della Cassa delle ammende nonché alla rifusione delle
spese processuali in favore della parte civile Remo Annunziata liquidate in euro 3.015,00 oltre
spese forfettarie CPA ed Iva .

Roma, 6/4/2018

sidente

Il Consigliere estensore
Lucia Aielli

Gi 11

• Diotallevi

ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro duemila in favore della

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