Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 18713 del 05/04/2018


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 18713 Anno 2018
Presidente: FUMU GIACOMO
Relatore: RANALDI ALESSANDRO

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
STRAZZERI CRISTIAN nato il 10/07/1991 a CATANIA

avverso l’ordinanza del 22/12/2017 del TRIB. LIBERTA’ di CATANIA
sentita la relazione svolta dal Consigliere ALESSANDRO RANALDI;
letta/sentite le conclusioni del PG ANTONIETTA PICARDI conclude per il rigetto
del ricorso.

Data Udienza: 05/04/2018

RITENUTO IN FATTO

1. Con ordinanza del 22.12.2017 (depositata il 24.1.2018) il Tribunale di
Catania, in sede di riesame ex art. 309 cod. proc. pen., ha confermato il
provvedimento del GIP che ha disposto la misura della custodia cautelare in
carcere nei confronti di Cristian Strazzeri per il reato di cui all’art. 73 d.P.R.
309/90.

articolando tre motivi, di seguito sinteticamente illustrati.
I) Violazione di legge e vizio di motivazione in relazione al rigetto della
sollevata eccezione di perdita di efficacia della ordinanza cautelare genetica, per
mancata trasmissione del supporto CD-rom sul quale sono state riversate le
videoriprese in cui è stata immortalata la presunta attività di spaccio del
ricorrente.
II) Violazione di legge e vizio di motivazione per omessa considerazione
degli elementi probatori favorevoli all’indagato, meglio specificati in ricorso.
III)

Violazione di legge e vizio dì motivazione in punto di ritenuta

sussistenza di esigenze cautelari.
Deduce che il Tribunale ha immotivatamente fondato il giudizio di
pericolosità dell’indagato e di attualità delle esigenze cautelari, errando nel
valutare come recenti le condotte contestate, risalenti all’aprile/maggio dell’anno
2016 (e non 2017).

3. Con memoria depositata il 29.3.2018 il ricorrente allega ordinanza del
Tribunale di Sorveglianza di Catania e relativa relazione dell’Ufficio di
Sorveglianza in merito al suo affidamento in prova al servizio sociale, insistendo
per la inattualità delle esigenze cautelari. Rileva, inoltre, che il denaro attribuito
all’indagato non è stato sottoposto a sequestro.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il primo motivo è infondato.
In proposito va evidenziato che in tema di riesame di misure cautelari
personali, l’inefficacia della ordinanza cautelare per mancato invio al tribunale
degli atti trasmessi al G.I.P. al momento della richiesta non si verifica se non
risulta che l’atto, asserìtamente non inviato, fosse stato trasmesso unitamente
alla richiesta della misura al G.I.P. (Sez. 4, n. 18807 del 23/03/2017, Cusmano,
Rv. 26988501; Sez. 1, n. 4567 del 22/01/2009, Rv. 24281801). In altri termini,

2. Ha proposto ricorso per cassazione l’interessato, a mezzo del difensore,

la giurisprudenza consolidata di questa Corte, anche a sezioni unite (v. per tutte
Sez. U, n. 21 del 20/11/1996 – dep. 1997, Glicora ed altri, Rv. 20695501), è nel
senso che la perdita di efficacia della misura custodiate consegue solo al caso di
mancato invio al tribunale di tutti gli atti a suo tempo trasmessi al G.I.P. in sede
di richiesta della misura, mentre una siffatta sanzione non opera allorché
quest’ultimo giudice aveva ricevuto gli atti in maniera parziale, sia perché dal
combinato disposto dell’art. 309 cod. proc. pen., commi 4 e 10, risulta che egli è
tenuto ad esaminare gli atti ricevuti (e non altri eventualmente in possesso del

da lui. Né il P.M. ha l’obbligo di trasmettere i supporti informatici contenenti le
video-riprese utilizzate ai fini dell’applicazione della misura, quando gli esiti delle
stesse siano contenuti nei brogliacci di polizia giudiziaria, come nella specie
risulta avvenuto (Sez. 1, n. 34651 del 27/05/2013, Rv. 25744001; Sez. 1, n.
33819 del 20/06/2014, Rv. 26109201). Nel caso, infatti, è lo stesso Tribunale ad
affermare che i supporti video in questione non costituissero parte degli atti
trasmessi al GIP, avendo quest’ultimo utilizzato, ai fini della propria
deliberazione, i “brogliacci” che descrivevano le attività oggetto di videoripresa.

2. Il secondo motivo è inammissibile, perché sollecita alla Corte di
cassazione una valutazione di merito non consentita, e comunque è
manifestamente infondato.
La motivazione del Tribunale è congrua e logica sui gravi indizi di
colpevolezza, tratti dall’esito delle indagini di polizia giudiziaria, ed in particolare:
dal rinvenimento di denaro contante (in proposito è irrilevante che il denaro sia
stato o meno sequestrato) e di fogli manoscritti nell’abitazione del prevenuto,
evocativi dell’attività di commercializzazione della droga eseguita nella piazza di
spaccio sita nell’indirizzo di residenza del ricorrente; dalla busta di plastica con
all’interno diversi involucri di marijuana e cocaina, trovata nel vano motore
dell’ascensore della scala B del civico del Viale Biagio Pecorino, dove abita
l’indagato, il quale operava quale addetto alla riscossione dei corrispettivi delle
cessioni di droga durante l’attività di spaccio; dal fatto che lo Strazzeri veniva
visto cedere al fratello Gabriele Agatino, ritenuto essere l’organizzatore
dell’attività di spaccio in loco, una busta di colore bianco di grosse dimensioni,
ragionevolmente ritenuta condotta particolarmente indiziante, posto che la
stessa si coniugava in stretta prossimità temporale con altre condotte del
medesimo, allorquando questi riceveva denaro provento di spaccio da Maggiore
Daniele.

P.M.), sia perché non gli si può fare carico di un adempimento che non dipende

Si tratta di ponderate valutazioni di merito sul piano dei gravi indizi di
colpevolezza, immuni da arbitrarietà o da aporie logiche evidenti, come tali
insindacabili in sede di legittimità.

3. Il terzo motivo è parimenti infondato.
La concretezza e attualità delle esigenze cautelari – a prescindere dalla
erronea collocazione temporale, in motivazione, degli episodi criminosi oggetto di
indagine nell’anno 2017, frutto evidentemente di un refuso dell’estensore

tratta dal Tribunale sulla base di una condotta del prevenuto reputata non
occasionale ed in stretta correlazione con i partecipi al sodalizio criminoso
delineato al capo a) della rubrica provvisoria, in uno con la biografia penale dello
Strazzeri, che annovera diversi e gravi precedenti penali, e che sono valsi a
fondare un esauriente e adeguato giudizio di concreta ed attuale pericolosità
sociale del prevenuto, meritevole di custodia carceraria, anche in considerazione
delle evidenziate modalità di commissione dei reati in oggetto, avvalendosi il
prevenuto della sede domestica per l’occultamento di beni e di altre cose
strumentali alla attività del sodalizio del quale lo Strazzeri risultava contiguo.
Si tratta di coerenti e logiche argomentazioni, rispetto alle quali non assume
alcuna incidenza la diversa valutazione operata dal Tribunale di Sorveglianza nel
provvedimento allegato in memoria dal ricorrente, che opera sul diverso piano
della delibazione in ordine alla compatibilità dell’affidamento in prova al servizio
sociale rispetto alla misura cautelare in atto (cfr. Sez. 1, n. 14827 del
21/03/2012, Tortora, Rv. 25227301).

4.

In conclusione, il ricorso deve essere rigettato, con condanna del

ricorrente al pagamento delle spese processuali. Seguono a tale pronuncia gli
adempimenti di cui all’art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali. Manda alla cancelleria per gli adempimenti di cui all’art. 94.1-ter
disp. att. cod. proc. pen.
Così deciso il 5 aprile 2018

Il Consigl . e estensore
Ale sa dro Ranaldi

Il Pregi,derne
Giaco4fno Iumu

dell’ordinanza, essendo pacifico che si tratta di fatti risalenti al 2016 – è stata

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