Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 18678 del 05/04/2018


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 18678 Anno 2018
Presidente: FUMU GIACOMO
Relatore: PICARDI FRANCESCA

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
DE TOMMASO GIUSEPPE nato il 10/05/1980 a REGGIO EMILIA

avverso la sentenza del 16/05/2017 della CORTE APPELLO di BOLOGNA
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere FRANCESCA PICARDI
Udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore ANTONIETTA
PICARDI che ha concluso per l’annullamento senza rinvio del ricorso perché il
fatto non è più previsto dalla legge come reato.

Data Udienza: 05/04/2018

RITENUTO IN FATTO

1. La Corte di Appello di Bologna ha confermato la sentenza del Tribunale di Reggio
Emilia che ha dichiarato Giuseppe De Tommaso responsabile del reato di cui all’art. 116,
comma 13, del d.lgs. n. 285 del 1992 per avere circolato senza patente (6 settembre 2012),
condannandolo alla pena di 5 mesi di arresto, oltre al pagamento delle spese processuali. I
giudici di merito hanno escluso che la condotta ricadesse nella depenalizzazione di cui al d.lgs.
n. 8 del 2016, essendo stata consumata la fattispecie autonoma aggravata dalla reiterazione

2. Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione tempestivamente l’imputato,
a mezzo del proprio difensore, deducendo l’inosservanza ed erronea applicazione della legge
penale e la mancanza di motivazione in ordine alla violazione dell’art. 521, secondo comma,
cod.proc.pen. ed alla nullità della sentenza per difetto di correlazione tra accusa e sentenza,
osservando che nel capo di imputazione formulato non è stata contestata la recidiva, che in
primo grado il p.m. aveva concluso per l’assoluzione e che i giudici di merito avrebbero dovuto
prosciogliere l’imputato o, al massimo, disporre la trasmissione degli atti al p.m.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1.11 ricorso è fondato e merita accoglimento, in quanto il ricorrente a cui è stato
contestato, come si evince dal capo di imputazione della sentenza di primo grado, trascritto
nella sentenza di appello, di aver circolato alla guida del veicolo sprovvisto di patante di guida
in quanto revocata, senza alcun riferimento alla reiterazione della condotta nel biennio, non
poteva essere condannato per l’autonoma fattispecie, che non è stata oggetto di
depenalizzazione, caratterizzata dalla recidiva nel biennio.
Secondo il consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità, difatti, la recidiva è
una circostanza aggravante e, come tale, per essere ritenuta in sentenza deve aver formato
oggetto di precisa contestazione con puntuale riferimento al singolo reato cui viene riferita dal
giudice (Sez. 3, n. 51070 del 07/06/2017 Ud., Rv. 271880). Alla medesima conclusione deve
pervenirsi con riferimento alla guida senza patente aggravata dalla recidiva nel biennio, che
non è stata depenalizzata dall’art. 1 d.lgs. 15 gennaio 2016, n. 8 e si configura come
fattispecie autonoma di reato di cui la recidiva integra un elemento costitutivo

(Sez. 4, n.

42285 del 10/05/2017 Ud., Rv. 270882).
Per completezza, deve ricordarsi che la violazione del principio di correlazione tra accusa e
sentenza integra una nullità a regime intermedio che, in quanto verificatasi in primo grado,
può essere dedotta fino alla deliberazione della sentenza nel grado successivo (Sez. 4, n.
19043 del 29/03/2017 Ud., Rv. 269886): nel caso di specie, tale nullità è stata
tempestivamente dedotta con i motivi di appello.
2. Dall’accoglimento del primo motivo deriva che la sentenza impugnata va annullata
perché il fatto per cui si procede non è più previsto dalla legge come reato. Deve, difatti,
osservarsi che la contravvenzione di cui all’art.116, comma 15, d.ígs. 30 aprile 1992, n. 285, è

dell’illecito.

stata trasformata in illecito amministrativo dall’art. 1, comma 1, d. lgs. 15 gennaio 2016, n.8,
in vigore dal 6 febbraio 2016. La sentenza impugnata va, pertanto, annullata senza rinvio, in
relazione alla contravvenzione anzidetta, perché il fatto non è più previsto dalla legge come
reato, secondo la previsione dell’art. 2, secondo comma, cod. pen. Va, tuttavia, disposta la
trasmissione degli atti al Prefetto competente, non essendo i termini di prescrizione del reato
decorsi prima dell’entrata in vigore del citato d.lgs. In proposito può evidenziarsi che, ai sensi
dell’art. 9 del d.lgs. n. 8 del 2016, “nei casi previsti dall’articolo 8, comma 1, l’autorità

dispone la trasmissione all’autorità amministrativa competente degli atti dei
procedimenti penali relativi ai reati trasformati in illeciti amministrativi, salvo che il reato risulti
prescritto o estinto per altra causa alla medesima data”.
E’ opportuno precisare che, in tema di depenalizzazione, nel caso di illecito commesso
anteriormente all’entrata in vigore del d.lgs. 15 gennaio 2016, n. 8, il verificarsi della
prescrizione – in base al principio del favor rei stabilito dall’art. 2 cod. pen. – preclude la
trasmissione degli atti all’autorità amministrativa competente soltanto ove la causa estintiva
sia intervenuta anteriormente alla data di entrata in vigore della norma di depenalizzazione (6
febbraio 2016), mentre, nel caso di specie, risale al settembre 2017. Al contrario, la causa
estintiva maturata successivamente a tale momento resta subvalente rispetto al
proscioglimento con la formula “perché il fatto non è previsto dalla legge come reato”, con
correlativo obbligo di trasmissione degli atti relativi ai reati trasformati in illeciti amministrativi
(Sez. 3, n. 20892 del 11/01/2017 Ud., Rv. 270513).
3. La sentenza impugnata va, dunque, annullata senza rinvio perché il fatto contestato
non è più previsto dalla legge come reato.

P.Q.M.
Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché il fatto non è previsto dalla legge
come reato. Dispone la trasmissione di copia della sentenza al Prefetto di Reggio Emilia.
Così deciso 5 aprile 2018.
Il Consigliere estensore
Francesca Picardi

Il Pre7i ente
Giaco e umu

a/6

giudiziaria, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto,

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