Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 18495 del 30/01/2018


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Penale Sent. Sez. 1 Num. 18495 Anno 2018
Presidente: SARNO GIULIO
Relatore: DI GIURO GAETANO

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
FRANCAVILLA PASQUALE nato il 07/06/1975 a COSENZA

avverso l’ordinanza del 15/05/2017 del TRIB. LIBERTA di REGGIO CALABRIA
sentita la relazione svolta dal Consigliere GAETANO DI GIURO;
lette/sentite le conclusioni del PG FRANCESCO MAURO IACOVIELLO
Il PG conclude chiedendo l’inammissibilità del ricorso.
Udito il difensore
Il difensore, come da nomina, con contestuale revoca dei precedenti difensori
depositata in udienza, conclude chiedendo l’accoglimento del ricorso.

Data Udienza: 30/01/2018

RITENUTO IN FATTO
1. Con l’ ordinanza indicata in epigrafe il Tribunale del riesame di
Reggio Calabria ha confermato l’ordinanza in data 24/04/17 del G.i.p. del
Tribunale di Reggio Calabria, che applicava a Francavilla Pasquale la
misura cautelare della custodia in carcere in quanto gravemente indiziato
del delitto di partecipazione ad associazione finalizzata al traffico di

a questi ultimi, per avere ceduto 38 chilogrammi di marijuana a Coppola
Consolato, Adriano Alfio Pietro e Giordano Orazio, con la mediazione di
Elia Giosafatte Giuseppe e Scordino Pasquale (capo q), e per avere
ceduto 67 chilogrammi di marijuana a Coppola Consolato e Ciatto Alfio,
con la mediazione di Elia Giosafatte Giuseppe e Cimato Antonio, che
coadiuvava l’Elia nella gestione degli incontri tra il fornitore cosentino
(l’indagato) e gli acquirenti catanesi e si recava a Cosenza come
“garanzia” della buona riuscita dell’affare (capo r).
Secondo il costrutto accusatorio, fatto proprio dal G.i.p. e condiviso
dal Tribunale del riesame, il materiale indiziario in atti, rappresentato in
larga misura dalle risultanze di intercettazioni di comunicazioni
telefoniche e soprattutto di sms scambiati in un linguaggio criptico (per lo
più con riferimenti di natura sessuale), ma anche dagli esiti di costanti
operazioni di monitoraggio effettuate dagli inquirenti in relazione agli
autoveicoli utilizzati, ai loro spostamenti e alla stessa identificazione delle
persone coinvolte, culminate col sequestro dello stupefacente oggetto
della seconda cessione, ha consentito di dimostrare il coinvolgimento del
Francavilla non solo nelle due illecite transazioni poste in essere dal
gruppo summenzionato di sostanza destinata ad essere commercializzata
sul mercato siciliano con l’intermediazione dei rosarnesi, ma anche nel
delitto associativo, quale fornitore costante del gruppo nella piena
consapevolezza di tale ruolo. Come, invero, evidenziato dall’ordinanza
impugnata, le indagini in ordine ai due singoli episodi di cessione hanno
fatto emergere una filiera ben collaudata volta al trasferimento e alla
commercializzazione della sostanza stupefacente, ove ciascuna delle
persone coinvolte risulta svolgere un ruolo ben determinato ed avere
sicura contezza di partecipare ad un’attività ben organizzata in concorso
con altri soggetti anche senza avervi immediato contatto.
Passando alla valutazione delle esigenze cautelari, il Tribunale a quo
condivide il giudizio del G.i.p. sulla sussistenza di un concreto pericolo di
reiterazione, in considerazione dell’obiettiva gravità e delle stesse
1

sostanze stupefacenti (capo o) e di due reati fine. E precisamente, quanto

modalità delle condotte criminose poste in essere, espressive di attuale e
concreta pervicacia criminale, nonché della persistenza del vincolo
associativo. Circostanze, che non solo non consentono una prognosi
positiva circa la non reiterazione delle condotte contestate, ma
impongono la custodia cautelare in carcere come unica misura cautelare
“in grado di recidere quell’inestricabile reticolo di rapporti e
cointeressenze illecite che soggetti interessati dalle indagini hanno

2. Avverso la summenzionata ordinanza propone ricorso per
cassazione, tramite il proprio difensore, Francavilla Pasquale.
2.1 Col primo motivo di impugnazione si eccepisce vizio di
motivazione e violazione di legge per mancanza di gravi indizi di
colpevolezza ed erronea valutazione della prova. Ci si duole che il
Tribunale del riesame abbia dato vita a delle argomentazioni apodittiche
sulla partecipazione dell’indagato ai due episodi di cessione e sul ruolo
associativo del medesimo, fondandole su una mera elencazione
descrittiva di elementi desunti da alcune captazioni telefoniche in assenza
di un vaglio critico, mentre una parte cospicua della motivazione
riguarderebbe gli altri indagati.
2.2. Col secondo motivo di ricorso la difesa deduce vizio di
motivazione e violazione di legge in ordine alla sussistenza delle esigenze
cautelari. Lamenta, invero, che anche su tale versante le argomentazioni
dei Giudici a quibus siano apodittiche. Sottolinea come, in considerazione
del ruolo marginale ed ininfluente imputabile al Francavilla nella vicenda
in esame, allo stesso non potesse essere applicata la custodia cautelare
in carcere. E come, invece, il Tribunale del riesame si sia limitato ad
aderire alla motivazione apparente del G.i.p., affermando l’esistenza di
esigenze di difesa sociale fondate essenzialmente sulla gravità dell’ipotesi
accusatoria ed ignorando completamente che al momento del fermo il
Francavilla già si trovava agli arresti domiciliari per altro procedimento
pendente preso il Tribunale di Cosenza e che già detta misura cautelare
era sufficiente a recidere i collegamenti con il sodalizio criminoso.
La difesa chiede, pertanto, l’annullamento dell’ordinanza impugnata
e l’adozione delle conseguenti statuizioni.
CONSIDEFtATO IN DIRITTO

1. Il ricorso è inammissibile.

2

dimostrato di poter agevolmente intessere”

Va, invero, premesso, in riferimento ai limiti del sindacato di
legittimità in materia di misure cautelari personali, che questa Corte è
priva di potere di revisione degli elementi materiali e fattuali delle
vicende indagate e di rivalutazione degli apprezzamenti di merito,
rientranti nel compito esclusivo del giudice che ha applicato la misura e
del Tribunale del riesame. Il controllo di legittimità, quindi, è limitato
all’esame del contenuto dell’atto impugnato e alla verifica delle ragioni

d’illogicità evidente, ossia dell’adeguatezza e della congruenza del tessuto
argomentativo riguardante la valutazione degli elementi indizianti rispetto
ai canoni della logica e ai principi di diritto che governano
l’apprezzamento delle risultanze probatorie ( tra le altre, Sez. 4, n. 26992

del 29/05/2013, Tiana, Rv. 255460; Sez. 4, n. 22500 del 03/05/2007,
Terranova, Rv. 237012; Sez. 2, n. 9532 del 22/01/2002, Borragine, Rv.
221001; Sez. Un., n. 11 del 22/03/2000 , Audino, Rv. 215828 ), senza
che possa integrare vizio di legittimità la mera prospettazione di una
diversa e, per il ricorrente più adeguata, valutazione delle risultanze delle
indagini (cfr. Sez. 1, n. 6972 del 07/12/1999, Alberti, Rv. 215331; Sez.
1, n. 1496 dell’11/03/1998, Marrazzo, Rv. 211027; Sez. Un., n. 19 del
25/10/1994, De Lorenzo, Rv. 199391 ).
Orbene, nel caso di specie, a fronte di argomentazioni senza dubbio
non manifestamente illogiche e coerenti con le emergenze investigative,
come quelle riportate in punto di fatto, il difensore invita ad una
rivalutazione, non consentita in questa sede, degli elementi fattuali.
Del tutto generico ed aspecifico, peraltro, risulta il primo motivo di
ricorso, nel quale ci si duole di una ricostruzione del fatto fondata su
un’elencazione meramente descrittiva delle risultanze dell’ attività di
intercettazione telefonica, a fronte, invece, di una motivazione che
evidenzia come le stesse siano riscontrate da una serie di operazioni di
polizia giudiziaria, culminate col sequestro dello stupefacente della
seconda cessione ricondotta all’indagato. E che sottolinea come l’entità
delle cessioni ed il loro svolgimento secondo modalità che esprimono
un’abitualità di relazioni illecite tra le persone che ne sono coinvolte siano
significative della partecipazione associativa dell’indagato.
Non solo manifestamente infondato e non consentito per quanto
sopra detto, ma, altresì, aspecifico risulta il secondo motivo di
impugnazione, nel quale a fronte di argomentazioni, scevre da vizi logici
e giuridici, come quelle sopra riportate, sulla sussistenza di un pericolo di

3

giuridicamente significative che lo determinavano e dell’assenza

Trasmessa copia ex art. 23
n. 1 ter L. 8-8-952. 332

amai

_

APR. Lula

recidiva di tale intensità da poter essere salvaguardato solo con la misura
della custodia cautelare in carcere, la difesa insiste su un ruolo marginale
del Francavilla e sulla sufficienza degli arresti domiciliari, quando, in
effetti, detta misura cautelare, proprio per essere già in atto al momento
del fermo per i reati per cui si procede, ha dimostrato la sua assoluta
inidoneità. Inidoneità ricalcata dall’ordinanza impugnata, ove afferma che
gli arresti domiciliari consentirebbero all’indagato di “riprendere contatti

perpetrare quindi condotte analoghe a quelle qui contestate”.
2. All’inammissibilità del ricorso consegue, ai sensi dell’art. 616 cod.
proc. pen., la condanna di D’Agostino Sebastiano Giovanni al pagamento
delle spese processuali e al pagamento di una somma che si ritiene equo
determinare in euro duemila a favore della Cassa delle ammende, non
ricorrendo le condizioni previste dalla sentenza della Corte Costituzionale
n. 186 del 13 giugno 2000.
Non conseguendo dalla presente decisione la rimessione in libertà del
ricorrente deve disporsi – ai sensi dell’art. 94, comma 1

ter,

delle

disposizioni di attuazione del codice di procedura penale – che copia della
stessa sia trasmessa al direttore dell’istituto penitenziario in cui l’indagato
si trova ristretti, perché provveda a quanto stabilito dal comma 1

bis

del

citato articolo 94.

P. Q. M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al
pagamento delle spese processuali e della somma di euro duemila in
favore della Cassa delle ammende.
Dispone trasmettersi, a cura della cancelleria, copia del
provvedimento al direttore dell’istituto penitenziario, ai sensi dell’art. 94,
comma

1-ter,

disp.att. c.p.p..

Così deciso in Roma, il 30 gennaio 2018.

con tali soggetti attivi nel campo del traffico degli stupefacenti e

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA