Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 18445 del 27/03/2018


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Penale Ord. Sez. 4 Num. 18445 Anno 2018
Presidente: IZZO FAUSTO
Relatore: DOVERE SALVATORE

ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
PAESANO MARIO nato il 17/09/1965 a NAPOLI

avverso la sentenza del 20/09/2017 della CORTE APPELLO di NAPOLI
sentita la relazione svolta dal Consigliere SALVATORE DOVERE;
– s – i iligIfaltiteleteillifigrownanime

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Data Udienza: 27/03/2018

RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso proposto avverso il provvedimento indicato in epigrafe, con il
quale é stata applicata al ricorrente, Paesano Mario, ai sensi dell’art. 599-bis
cod. proc. pen., la pena concordata tra le parti in sede di appello per il reato di
illecita detenzione di stupefacenti (art. 73, co. 1 T.U. Stup., aggravato dalla
recidiva specifica reiterata infraquinquennale), è inammissibile.
L’art. 599-bis, comma 1, cod. proc. pen., introdotto dalla legge 23 giugno
2017, n. 103, dispone che la Corte di appello provvede in camera di consiglio

dichiarando di concordare sull’accoglimento, in tutto o in parte, dei motivi di
appello, con rinuncia agli altri eventuali motivi. Se i motivi dei quali viene chiesto
l’accoglimento comportano una nuova determinazione della pena, il pubblico
ministero, l’imputato e la persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria
indicano al giudice anche la pena sulla quale sono d’accordo.
Nel caso che occupa il Paesano ed il P.G. hanno concordato in ordine
all’accoglimento del motivo concernente la determinazione della pena in
coincidenza con il minimo edittale, indicando la pena da applicarsi in ragione di
tale accordo.
Tanto ha determinato la rinuncia a qualsivoglia, differente motivo di
gravame. Con il che non si determina una situazione analoga a quella che si
presenta allorquando il giudice applica la pena concordata tra le parti ai sensi
dell’art. 444 cod. proc. pen. In tali casi, come è noto, il richiamo all’art. 129 cod.
proc. pen. è sufficiente a far ritenere che il giudice abbia verificato ed escluso la
presenza di cause di proscioglimento, non occorrendo ulteriori e più analitiche
disamine al riguardo (Sez. 6, n. 15927 del 01/04/2015 – dep. 16/04/2015,
Benedetti, Rv. 263082).
Nel diverso caso dell’art. 599-bis cod. proc. pen., la rinuncia ai motivi che
attengono all’affermazione di responsabilità determina una preclusione
processuale che impedisce al giudice di prendere cognizione di quanto deve
ormai ritenersi non gli sia devoluto.
Per tale ragione già è stato formulato il principio secondo il quale è
inammissibile il ricorso per cassazione relativo a questioni, anche rilevabili
d’ufficio, alle quali l’interessato abbia rinunciato in funzione dell’accordo sulla
pena in appello, in quanto il potere dispositivo riconosciuto alla parte dall’art.
599, comma 4 cod. proc. pen. non solo limita la cognizione del giudice di
secondo grado, ma ha effetti preclusivi sull’intero svolgimento processuale, ivi
compreso il giudizio di legittimità, analogamente a quanto avviene nella rinuncia
all’impugnazione (Sez. 4, n. 53565 del 27/09/2017 – dep. 27/11/2017, Ferro,
Rv. 271258).

anche quando le parti, nelle forme previste dall’articolo 589, ne fanno richiesta

2. Segue alla declaratoria di inammissibilità la condanna al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro 4000,00 a favore della cassa delle
ammende.
P.Q.M.
dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro quattromila a favore della cassa delle
ammende.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 27/3/ 18

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